La LIPU festeggia le 150 specie di uccelli censite a San Nicolò

Dai tempi in cui Lord Byron cavalcava sulle dune del Lido, gli spazi naturali al Lido di Venezia sono andati via via rarefacendosi. Non è certo una notizia. Fortunatamente però, alcuni di questi francobolli di natura relitti, stanno crescendo. L’ampliamento della spiaggia degli Alberoni e di Ca’Roman, favorita dall’esposizione alla bora e dall’effetto barriera svolto dalle dighe foranee rispetto alla corrente marina, è certamente vistoso e ben noto a tutti i frequentatori che abbiano almeno un capello bianco in testa. Questo ampliamento ha giocato un ruolo importante nel determinare la costituzione di ambienti e habitat di estremo valore e bellezza che hanno consentito di farne due Oasi gestite dal WWF (gli Alberoni) e dalla LIPU BirdLife Italia (Ca’Roman) in collaborazione con il Comune di Venezia.

 

Meno vistoso è il fenomeno a San Nicolò, all’estremità nordorientale del Lido, ove l’apporto di sabbia è molto più scarso, a causa della posizione rispetto alla diga foranea. Eppure anche San Nicolò è cresciuto. E per la precisione, tra il 1978 e il 2010, la linea di battigia si è spostata verso il mare di circa 85 m, con un allargamento medio di oltre due metri e mezzo all’anno. Lo ha misurato il gruppo di lavoro della LIPU di Venezia, associazione che dalla fine degli anni ’80 si batte a fianco del Comune per la valorizzazione e la tutela di quest’area. Il ripascimento ha consentito un ampliamento del litorale di San Nicolò pari a 6,58 ettari (quasi 66 mila metri quadri).

 

Habitat retrodunale dell'Oasi di San Nicolò

 

Grazie alla contemporanea chiusura della strada di accesso da parte del Comune nel 1997, e alla conseguente  cessazione delle devastazioni causate da motocross e rally, l’aumento della superficie emersa ha portato all’affermazione di habitat naturali di grandissimo valore naturalistico e “di interesse comunitario”, ossia individuati in sede europea come fondamentali per la conservazione della biodiversità in Europa. Tra questi, gli habitat del retroduna di San Nicolò stanno divenendo esempi di eccellenza assoluta. Si tratta infatti di habitat “di landa” naturalmente privi di alberi, oggi particolarmente rari perché eliminati in passato dall’impianto delle pinete artificiali. “Per l’effetto combinato del ripascimento e della protezione del litorale”, spiega il dr. Antonio Borgo, coordinatore del gruppo di lavoro, “dal 1994 ad oggi l’estensione degli habitat di interesse comunitario nell’area tra il Pachuka e la diga è aumentata del 195%, coprendo oggi quasi 11 ha”.

Parte di questo incremento degli habitat di interesse comunitario si deve anche ad azioni dirette del gruppo di lavoro LIPU, che già nella seconda metà degli anni ’90 avviò una serie di interventi sperimentali di riqualificazione ambientale, quali l’avvio del miglioramento forestale della boscaglia di rovo e robinia attigua alla recinzione dell’aeroporto e la creazione della prateria umida a giunchi e canna di ravenna che oggi rappresenta un habitat di proritario interesse comunitario, fiore all’occhiello ed emblema del successo degli sforzi intrapresi da LIPU e Comune in questi anni per il recupero di questa porzione di litorale.

Come da manuale di ecologia, all’aumento di disponibilità e ricchezza di habitat ha fatto seguito un aumento delle specie di uccelli osservate nell’area. Se nella prima metà degli anni ‘90 erano state censite 86 specie, oggi la lista delle specie avvistate dagli attivisti della LIPU è ormai arrivata a festeggiare le 150 diverse specie di uccelli! Una lista di specie che in alcuni casi, come per il Luì di Hume osservato nel 2010 da Stefano Castelli e Giovanna Mitri, o per la Moretta codona segnalata da Monica Scarpa e Roberto Gottipavero quest’estate, include vere rarità capaci di attirare nell’area appassionati birdwatchers da tutta Italia. Alla lunga lista si è da poco aggiunta la cicogna bianca, ed è di questi giorni l’osservazione di una nuova perla: un gufo di palude (Asio flammeus) fermatosi a cacciare (topi) a San Nicolò durante il suo viaggio dai quartieri riproduttivi del Nord Europa alle aree di svernamento.

Gufo di palude fotografato da Aldo Tonelli

 

Informazioni aggiuntive