Apertura stagione venatoria il 20 settembre, nella provincia di Venezia sono state segnalate delle criticità nelle aree di Campagnalupia, Favaro Veneto, Marcon, in tutte le zone non si rispettavano le distanze da abitazioni ed aree interdette.
I cambiamenti climatici in atto impongono delle riflessioni, un calendario così rigido, con 5 giorni di apertura caccia su 7, può influire negativamente nelle specie migratorie anche se non oggetto di prelievo venatorio. Le aree del Nord Est dell’Italia sono inserite nella maggiore tratta migratoria dell’avifauna dal Nord Europa, Penisola Scandinava, Siberia Occidentale, più in generale dell’Eurasia. Ogni anno milioni di uccelli attraversano questi ambiti in direzione del Nord Africa, Africa Subsahariana, Sud Africa, verso i quartieri di svernamento. La penisola italica per la sua conformazione viene usata come area di sosta, di riposo di rifocillamento prima della traversata del Mar Mediterraneo e del deserto del Sahara, queste prerogative possono essere inficiate.
L’attività venatoria oltre al bracconaggio, alla frammentazione degli habitat, alla sottrazione dello spazio vitale, alla diminuzione del cibo a disposizione, all’agricoltura intensiva con ampio uso di fitofarmaci, disapplicazione di misure a sostegno della biodiversità inserite nei PSR previste dalla PAC, ecc, tali attività per un effetto cumulativo portano a delle conseguenze indirette non commisurabili al momento ma valutabili con dei censimenti mondiali dello stato degli uccelli.
In maniera esaustiva si allega il comunicato stampa della Lipu nazionale in merito allo stato degli Uccelli al Mondo, cui la Lipu come partner di BirdLife International, ha partecipato.
State of the world birds”: 1 specie su 2 in declino, ma ci sono speranze per il futuro
Pubblicato il 11/09/2026
Dal nuovo report presentato oggi a Nairobi, in Kenya, emerge come una specie su nove sia minacciata di estinzione. Ma anche buone notizie: banche di sviluppo e fondi per l’ambiente investono miliardi di dollari per proteggere le rotte di migrazione:
Il 45% delle specie di uccelli migratori è in declino, quasi una specie su due. Una su nove è minacciata di estinzione. Quelle che dipendono da habitat marini, foreste e zone umide costiere attraversano un periodo particolarmente difficile, mentre gli uccelli marini e costieri sono tra le specie più minacciate. E poi l’estinzione del Chiurlottello, divenuta ufficiale nel 2025, a 30 anni di distanza dall’ultima osservazione registrata in una laguna marocchina nel febbraio 1995, segna la prima estinzione globale di uccelli nell’Eurasia continentale e in Africa negli ultimi secoli, con altre sei specie migratorie confermate o sospettate di essere scomparse negli ultimi 150 anni.
BirdLife International – partnership globale per la conservazione degli uccelli e della biodiversità formata da 125 partner in 120 Paesi – ha presentato oggi a Nairobi, in Kenya, in occasione del Global Flyways Summit, il rapporto sullo stato degli uccelli nel mondo, lo State of the World’s Birds Pubblicato ogni quattro anni, è la prima edizione dedicata agli uccelli migratori e alle rotte migratorie da cui dipendono.
Nonostante le pessime notizie, il rapporto evidenzia anche speranze per il futuro della conservazione. Il declino degli uccelli selvatici deriva dalla presenza di specie invasive, dall’intensificazione dell’agricoltura, dai cambiamenti climatici e dalla caccia insostenibile. Ma quando si interviene sulle pratiche agricole, di pesca e di gestione del territorio lungo l’intera rotta migratoria, anziché in singoli siti, le popolazioni di uccelli rispondono positivamente. Ad esempio, l’azione congiunta di diversi Paesi per la salvaguardia del capovaccaio ha arrestato il declino della popolazione nidificante nei Balcani.
Ed è proprio questo il significato della Dichiarazione di Nairobi sulle rotte migratorie, firmata oggi da governi, scienziati, Ong, ambientalisti e istituzioni finanziarie presenti al vertice di Nairobi, dichiarazione che riconosce come la sopravvivenza degli uccelli selvatici derivi dall’azione congiunta di molteplici soggetti lungo le intere rotte migratorie, non da sforzi nazionali isolati, traducendoli poi in piani nazionali. I Paesi firmatari si impegnano a intensificare gli sforzi forti anche degli oltre sei miliardi di dollari in finanziamenti per la conservazione mobilitati dalle banche di sviluppo dal
Oltre agli investimenti pari a sei miliardi di dollari delle banche di sviluppo dal 2001, la Banca Asiatica di Sviluppo sta mobilitando 3 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per proteggere almeno 50 zone umide prioritarie lungo la rotta migratoria dell’Asia orientale-Australasia, a sostegno di quasi 200 milioni di persone che dipendono da questi ecosistemi. Nelle Americhe, la Banca di Sviluppo dell’America Latina e dei Caraibi sta mobilitando 3-5 miliardi di dollari entro il 2050 per salvaguardare oltre 30 paesaggi terrestri e marini. La Banca Mondiale e BirdLife stanno mobilitando diversi miliardi di dollari in Africa, Europa e Asia lungo le rotte migratorie utilizzate da oltre due miliardi di uccelli migratori.
“Il rapporto sullo stato degli uccelli nel mondo è inequivocabile – dichiara Claudio Celada, direttore Area Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia, presente al vertice di Nairobi – stiamo perdendo uccelli migratori a un ritmo allarmante. Ma la Dichiarazione di Nairobi di oggi segna una svolta. Abbiamo bisogno che tutti, governi, imprese e società civile, si impegnino e facciano la loro parte. Anche le banche di sviluppo stanno raccogliendo la sfida, e la partnership di BirdLife è pronta ad agire. Ora abbiamo bisogno che altri si facciano avanti per invertire il declino e salvare la meraviglia della migrazione”.
BirdLife International ha a sua volta già sviluppato il Programma Globale per le Rotte Migratorie (Global Flyways Programme). Invece di concentrarsi su singoli siti, specie o confini nazionali, questo approccio mira a proteggere e ripristinare intere rotte migratorie, intendendole come ampie reti interconnesse di siti critici e habitat essenziali che supportano gli uccelli migratori attraverso i continenti e le stagioni. Quando un anello si spezza o si indebolisce, l’intera catena è a rischio.”
“Il rapporto sullo stato degli uccelli nel mondo è inequivocabile – dichiara Claudio Celada, direttore Area Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia, presente al vertice di Nairobi – stiamo perdendo uccelli migratori a un ritmo allarmante. Ma la Dichiarazione di Nairobi di oggi segna una svolta. Abbiamo bisogno che tutti, governi, imprese e società civile, si impegnino e facciano la loro parte. Anche le banche di sviluppo stanno raccogliendo la sfida, e la partnership di BirdLife è pronta ad agire. Ora abbiamo bisogno che altri si facciano avanti per invertire il declino e salvare la meraviglia della migrazione”.
BirdLife International ha a sua volta già sviluppato il Programma Globale per le Rotte Migratorie (Global Flyways Programme). Invece di concentrarsi su singoli siti, specie o confini nazionali, questo approccio mira a proteggere e ripristinare intere rotte migratorie, intendendole come ampie reti interconnesse di siti critici e habitat essenziali che supportano gli uccelli migratori attraverso i continenti e le stagioni. Quando un anello si spezza o si indebolisce, l’intera catena è a rischio.
In allegato una foto della Balia nera piccolo uccello, migratore di lunga distanza, ed un Fringuello, migratore di corto raggio, qui rinvenuto come uccello da richiamo, catturato illegalmente, e come buona parte di questi uccelli se non muoiono subito su gabbiette formato pagina A4, sono destinati ad un triste destino, in questo caso, il Fringuello, per infezione ha perso completamente le zampe.

I richiami vivi sono degli uccelli in gran parte catturati in natura, spesso immessi in mercati illegali di fauna selvatica, mantenuti su piccole gabbie con l’obiettivo di attirare altri uccelli allo stato libero al fine dell’abbattimento.
Il delegato Lipu Sezione di Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio
Venezia, li 3 ottobre 2026
