Spett.le Sindaco del Comune di San Donà di Piave VE Spett. Dirigente l’Ufficio Tecnico – Verde Pubblico Indirizzo PEC protocollo.comune.sandonadipiave.ve@pec.veneto.it
Venezia, li 3 settembre 2026
Oggetto: Verde urbano, richiesta istituzione Consulta Ambiente e Forum sul Verde Pubblico
Spett.le Sindaco
stante le esigenze espresse da iscritti alle scriventi Associazioni nonché dalla cittadinanza, si richiede l’istituzione di Consulta Ambiente e Forum sul Verde in applicazione del Regolamento Comunale del Verde Pubblico e Privato del Comune di San Donà di Piave, approvato dal Consiglio Comunale con Delibera nr. 66 del 30.09.2024 che all’art. 14 recita: “1. Le cittadine e i cittadini, parte attiva dell’attuazione dei contenuti del presente regolamento per l’incremento del valore ambientale, sono chiamati non solo a difendere il verde da qualsiasi azione che vada contro i principi di tutela, e rispetto dell’ambiente, ma anche proporre azioni per il suo incremento per la tutela e il rispetto dell’ambiente. 2. il Comune di San Donà di Piave promuove forme di partecipazione delle cittadine e dei cittadini, in forma individuale o tramite Associazioni, alle attività di tutela, progettualità e valorizzazione del verde. 3. La collaborazione tra cittadini e Amministrazione comunale per la cura e la gestione condivisa delle aree a verde pubblico è disciplinata da apposito Regolamento comunale.”
Tale richiesta si inserisce in un dibattito cittadino tra i vari attori nell’interesse collettivo di mantenere e sviluppare il verde in Città. Le emergenze climatiche evidenziate quest’estate 2026 hanno evidenziato che urgono iniziative importanti e non più rinviabili circa la vivibilità nelle città europee. Tutti i modelli matematici sulle previsioni delle temperature sono saltati, al rialzo. Nei centri cittadini ove è presente il verde urbano in maniera consistente le temperature risultano mitigate ed anche il valore degli immobili sta aumentando a seguito di una migliore qualità della vita. Ad esempio, a Mestre Viale Garibaldi, quattro filari di Tiglio Tilia platyphyllos fanno la differenza climatica, a Milano Viale Lombardia 2 filari di Bagolaro Celtis australis di grandi dimensioni valorizzano completamente la zona, in Germania Monaco di Baviera, Leopoldstrasse, 4 filari di Pioppo cipressino Popolus nigra ‘italica’ contengono smog e rumori, e via via.
Se costituiti, in seno al Regolamento sul Verde Pubblico e Privato, una Consulta Ambiente ed un Forum sul Verde permetteranno alla popolazione, sempre più attenta al verde, di accedere a momenti di partecipazione e proposta che favoriranno un dialogo costruttivo con l’Amministrazione, senza sminuirne le prerogative, ma arricchendo il processo decisionale.
Cordiali saluti
Il delegato della LIPU di Venezia Dr. Gianpaolo Pamio
Il presidente del WWF Venezia e Territorio Dr. Roberto Sinibaldi
Comune di Mirano Piazza Martiri, 1 30035 Mirano (VE) PEC: protocollo.comune.mirano.ve@pecveneto.it
Al Sindaco del Comune di Mirano Tiziano Baggio
All’Assessore all’Ambiente Elena Spolaore
Oggetto: Segnalazione sito di nidificazione di balestruccio (Delichon urbicum) in frazione Vetrego
Spett.le Amministrazione Comunale,
Con la presente si desidera portare all’attenzione di codesta Amministrazione una notizia positiva riguardante la biodiversità urbana del nostro territorio.
Presso un’abitazione privata in prossimità del centro della frazione di Vetrego situata in Via Vetrego sono stati censiti numerosi nidi (almeno undici, visibili ad occhio nudo) di balestruccio (Delichon urbicum) , e altri nidi sono presenti in almeno tre abitazioni.
Si tratta di una notizia di grande valore ecologico, poiché il balestruccio è una specie protetta dalla normativa nazionale e internazionale (in particolare dalla Legge 11 febbraio 1992, n. 157 sulla tutela della fauna selvatica), nonché richiamata a livello locale all’interno del “Regolamento per la tutela ed il benessere degli animali” dell’Unione dei Comuni del Miranese.
Trattandosi di una specie protetta, si ricorda l’importanza di preservare tali nidi garantendone la permanenza e la tranquilla convivenza con le attività umane, a salvaguardia di un patrimonio naturale che arricchisce l’intera comunità, oltre a svolgere un importante ruolo ecologico : i balestrucci , come anche le rondini si nutrono di grandi quantità di insetti , come zanzare e mosche, offrendo un prezioso servizio per l’ecosistema e per l’uomo.
A tal proposito, potrebbe essere utile rivolgere un occhio di riguardo a questo specifico immobile anche per le stagioni future, garantendo un’adeguata attenzione al sito, così da assicurare la conservazione e la continuità della colonia negli anni a venire.
Alleghiamo alcune foto dei nidi presso l’abitazione in oggetto.
Considerata l’importanza della tutela della specie in oggetto, si resta in attesa di un gentile riscontro in merito alle azioni che codesto Comune intende intraprendere per tutelare i nidi su questa abitazione.
Distinti saluti
Dott. Roberto Sinibaldi Presidente WWF Venezia e Territorio
Dott. Gianpaolo Pamio Delegato della Sezione Lipu di Venezia
Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto
Dipartimento Provinciale di Venezia dapve@pec.arpav.it protocollo@pec.arpav.it
Dipartimento Regionale Qualità dell’Ambiente U.O. Biologia Ambientale e Biodiversità drqa@pec.arpav.it
Oggetto: Segnalazione e osservazioni ornitologiche relative all’OASI LYCAENA “EX CAVE DI SALZANO” – Sito IT3250008 della rete Natura 2000, classificato come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) ai sensi della Direttiva 92/43/CEE e come Zona di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva 147/2009/CE –
Richiesta di massima tutela e vigilanza.
Con la presente comunicazione, gli scriventi intendono sottoporre alla cortese attenzione degli Enti in indirizzo la delicata vulnerabilità ecologica che interessa il sito inserito nella Rete Natura 2000 denominato Oasi Lycaena, avente classificazione di Zona Speciale di Conservazione.
L’area in oggetto rappresenta un tassello fondamentale per la biodiversità del nostro territorio, ospitando habitat prioritari e specie faunistiche di importante valore conservazionistico, tutelate dalle Direttive Europee “Habitat” (92/43/CEE) e “Uccelli” (2009/147/CE).
Al fine di salvaguardare l’integrità ecologica e la connettività della zona protetta all’interno della rete Natura 2000 — fondamentale per la sosta, il rifugio e la sopravvivenza delle specie migratrici e in fase di dispersione — si ritiene prioritario e doveroso condividere i più recenti dati scientifici raccolti. Tali evidenze testimoniano come l’area non sia un elemento isolato, ma un ecosistema vivo e altamente sensibile ai fattori di disturbo esterni (quali inquinamento acustico, luminoso, incremento del traffico e alterazione del reticolo idrografico).
I risultati dell’ultimo Censimento Garzaie, aggiornato al mese di maggio 2025 ed in corso di pubblicazione, confermano la vitalità e la centralità della garzaia presente nel sito, che si attesta come uno dei nuclei riproduttivi più importanti a livello locale per la conservazione e la nidificazione degli Ardeidi.
E’ stata evidenziata la presenza delle seguenti cinque specie, di cui si riporta il numero di nidi: Specie
Nidi rilevati
Airone cenerino (Ardea cinerea)
40
Airone guardabuoi (Bubulcus ibis)
200
Garzetta (Egretta garzetta)(*)
7
Nitticora (Nycticorax nycticorax)(*)
2
Marangone minore (Microcarbo pygmaeus)(*)
120
in esame. Tuttavia, in sostituzione della check-list fenologica allora allegata, si unisce la check-list aggiornata al 2025, che evidenzia in particolar modo la presenza delle seguenti specie:
Poiana (Buteo buteo)
Picchio nero (Dryocopus martius)(*)
Luì piccolo (Phylloscopus collybita)
Lucherino (Spinus spinus)
(*)specie elencate nell’Allegato I della Direttiva 79/409/CE “Uccelli”, così come modificata con Direttiva 2009/147/CE
La mancanza di una gestione attiva e continuativa nel corso del 2025 ha di fatto limitato la programmazione di ulteriori campagne di monitoraggio sistematico, accentuando la vulnerabilità intrinseca del sito.
Considerato l’elevato valore accertato della biodiversità presente e il regime di tutela formale a cui il sito è sottoposto, si invitano gli Enti in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze di pianificazione, controllo e vigilanza ambientale, a tenere in massima considerazione i dati sopra esposti, al fine di scongiurare effetti cumulativi negativi, o il deterioramento di un patrimonio naturalistico non riproducibile.
Si resta a completa disposizione per ogni eventuale approfondimento tecnico o tavolo di confronto.
Distinti saluti.
Il delegato della Sezione Lipu di Venezia Dr. Gianpaolo Pamio
Il presidente della OdV WWF Venezia e Territorio Dr. Roberto Sinibaldi
Il presidente del Circolo Legambiente del Miranese Dr. Pierluigi Paloscia
Il presidente dell’associazione Venezia Birdwatching Emanuele Stival
Allegati:
Osservazioni presso l’OASI LYCAENA “EX CAVE DI SALZANO” del 31.08.2024
Check list fenologica dell’oasi Lycaena – cave di Salzano (VE) aggiornata al 2025
Scorcio panoramico delle Grave di Ciano con lo sfondo della dorsale Prealpina. Grave di Ciano - Archivio LIPU
Al sig. commissario straordinario per le Grave di Ciano c/o la Prefettura di Treviso prefettura.treviso@interno.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Valdobbiadene Piazza Marconi, 1 31049 – Valdobbiadene TV Email: protocollo@comune.valdobbiadene.tv.it PEC: comune.valdobbiadene.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Segusino Corte Finadri, 1 31040 – Segusino TV Email: segreteria@comune.segusino.tv.it PEC: comune.segusino.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Pederobba Piazza Onorevoli Guarnieri, 1 31040 – Pederobba TV Email: protocollo@comune.pederobba.tv.it PEC: comune.pederobba.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Vidor Via Roma, 82 31020 – Vidor TV Email: protocollo.commercio@comune.vidor.tv.it PEC: comune.vidor.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Montebelluna Corso Muzzalovo, 2 31044 – Montebelluna TV Email: protocollo@comune.montebelluna.tv.it PEC: protocollo.comune.montebelluna.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Crocetta del Montello Via d’Annunzio, 2 31035 – Crocetta del Montello TV Email: segreteria@comune.crocetta.tv.it PEC: comune.crocettadelmontello.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Volpago del Montello Piazza Ercole Botto, 1 31040 – Volpago del Montello TV Email: protocollo@comunevolpago.it PEC: comune.volpagodelmontello.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Moriago della Battaglia Piazza della Vittoria, 14 31010 – Moriago della Battaglia TV Email: segreteria@comune.moriago.tv.it PEC: comune.moriago.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Sernaglia della Battaglia Piazza San Rocco, 1 31025 – Sernaglia della Battaglia TV Email: comune@comune.sernaglia.tv.it PEC: comune.sernagliadellabattaglia.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Susegana Piazza Martiri della Libertà, 11 31058 – Susegana TV Email: segreteria@comune.susegana.tv.it PEC: comune.susegana.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Giavera del Montello Via Valloni, 1 31040 – Giavera del Montello TV Email: segreteria@comune.giavera.tv.it PEC: segreteria@pec.comune.giavera.tv.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Nervesa della Battaglia Piazza la Piave, 1 31040 – Nervesa della Battaglia TV Email: protocollo@comune.nervesa.tv.it PEC: protocollo.comune.nervesa.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Spresiano Piazza Luciano Rigo, 10 31027 – Spresiano TV Email: protocollo@comune.spresiano.tv.it PEC: comune.spresiano.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Maserada sul Piave Viale Antonio Caccianiga, 77 31052 – Maserada sul Piave TV Email: segreteria@comune.maserada.tv.it PEC: segreteria.comune.maserada.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Breda di Piave Via Trento e Trieste, 26 31030 – Breda di Piave TV Email: protocollo@comunebreda.it PEC: protocollo.comune.bredadipiave.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Mareno di Piave Piazza Municipio, 13 31010 – Mareno di Piave TV Email: info@comune.marenodipiave.tv.it PEC: comune.marenodipiave.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Cimadolmo Via Roma, 24 31010 – Cimadolmo TV Email: segreteria@comune.cimadolmo.tv.it PEC: protocollo.comune.cimadolmo.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di San Polo di Piave Via Mura, 1 31020 – San Polo di Piave TV Email: protocollo@comune.sanpolodipiave.tv.it PEC: comune.sanpolodipiave@legalmail.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Vazzola Piazza Vittorio Emanuele, 103 31028 – Vazzola TV Email: protocollo@comune.vazzola.tv.it PEC: comune.vazzola.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di San Biagio di Callalta Via Postumia Centro, 71 31048 – San Biagio di Callalta TV Email: info@comune.sanbiagio.tv.it PEC: protocollo.comune.sanbiagio.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Ponte di Piave Piazza Garibaldi, 1 31057 – Ponte di Piave TV Email: protocollosegreteria@pontedipiave.com PEC: protocollo.comune.pontedipiave.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Zenson di Piave Via Roma, 24 31050 – Zenson di Piave TV Email: segreteria@comune.zensondipiave.tv.it PEC: comune.zensondipiave.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Salgareda Piazzale Cibin, 16 31050 – Salgareda TV Email: protocollo@comune.salgareda.tv.it PEC: comune.salgareda.tv@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di San Donà di Piave Piazza Indipendenza, 14 30027 – San Donà di Piave VE Email: urp@comune.sandonadipiave.ve.it PEC: protocollo.comune.sandonadipiave.ve@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Musile di Piave Piazza XVIII Luglio, 1 30024 – Musile di Piave VE Email: protocollo@comune.musile.ve.it PEC: comune.musiledipiave.ve@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Noventa di Piave Via Roma, 18 30020 – Noventa di Piave VE Email: info@comune.noventadipiave.ve.it PEC: noventadipiave.ve@cert.ip-veneto.net
Al Sig. Sindaco del Comune di Fossalta di Piave Piazza XVII Novembre, 1 30020 – Fossalta di Piave VE Email: info@comune.fossaltadipiave.ve.it PEC: fossaltadipiave.ve@cert.ip-veneto.net
Al Sig. Sindaco del Comune di Eraclea Piazza Garibaldi, 54 30020 – Eraclea VE Email: protocollo@comune.eraclea.ve.it PEC: protocollo.comune.eraclea.ve@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Jesolo Via Sant’Antonio, 11 30016 – Jesolo VE Email: urp@comune.jesolo.ve.it PEC: comune.jesolo.ve@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Ceggia Piazza Tredici Martiri, 1 30022 – Ceggia VE Email: comuneceggia@comune.ceggia.ve.it PEC: protocollo.comune.ceggia.ve@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Meolo Piazza Martiri della Libertà, 1 30020 – Meolo VE Email: protocollo@comune.meolo.ve.it PEC: comune.meolo.ve@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Torre di Mosto Piazza Indipendenza, 1 30020 – Torre di Mosto VE Email: info@comune.torredimosto.ve.it PEC: torredimosto.ve@cert.ip-veneto.net
Al Sig. Sindaco del Comune di Cavallino-Treporti Piazza Papa Giovanni Paolo II, 1 30013 – Cavallino-Treporti VE Email: info@comune.cavallinotreporti.ve.it PEC: protocollo.comune.cavallinotreporti.ve@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco del Comune di Caorle Via Roma, 26 30021 – Caorle VE Email: info@comune.caorle.ve.it PEC: comune.caorle.ve@pecveneto.it
Al Sig. Presidente del Consorzio di Bonifica Alto Veneto Piazza Piloni, 11 32100 – Belluno BL Email: info@consorzioaltoveneto.it PEC: protocollo@pec.consorzioaltoveneto.it
Al Sig. Presidente del Consorzio di Bonifica Piave Via Generale Giuseppe Vaccari, 13 31044 – Montebelluna TV Email: info@consorziopiave.it PEC: protocollo@pec.consorziopiave.it
Al Sig. Presidente del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale Piazza Eraclea, 1 30027 – San Donà di Piave VE Email: info@venetoorientale.it PEC: comunicazioni@pec.venetoorientale.it
Al Sig. Presidente del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive Via Giovanni Verazzano, 8 30174 – Venezia Mestre VE Email: info@acquerisorgive.it PEC: encad@pec.acquerisorgive.it
Al Sig. Presidente di ANBI Veneto Via Longhin, 121 35129 – Padova PD Email: secretariat@anbiveneto.it PEC: anbiveneto@pec.it
Al Sig. Presidente della Provincia di Belluno Palazzo Piloni – Via Sant’Andrea, 5 32100 – Belluno BL Email: info@provincia.belluno.it PEC: provincia.belluno@pecveneto.it
Al Sig. Presidente della Provincia di Treviso Sant’Artemio – Via Cal di Breda, 116 31100 – Treviso TV Email: protocollo@provincia.treviso.it PEC: protocollo.provincia.treviso@pecveneto.it
Al Sig. Sindaco Metropolitano della Città Metropolitana di Venezia Ca’ Corner – San Marco, 2662 30124 – Venezia VE Email: info@cittametropolitana.ve.it PEC: protocollo.cittametropolitana.ve@pecveneto.it
Alla C.A. del Responsabile dell’U.O. Strategia Regionale della Biodiversità e Parchi Regione del Veneto Via delle Industrie, 27.2 (Palazzo Grandi Stazioni) 30175 – Venezia Marghera VE Email: biodiversita@regione.veneto.it PEC: ambiente@pec.regione.veneto.it
Al Sig. Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Treviso Via Cal di Breda, 116 31100 – Treviso TV Email: 043283.001@carabinieri.it PEC: ftv43283@pec.carabinieri.it
Al Sig. Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Venezia Via Sette Martiri, 31 30175 – Venezia Marghera VE Email: 043132.001@carabinieri.it PEC: fve43132@pec.carabinieri.it
Al Sig. Presidente dell’Associazione Jesolana Albergatori Piazza Brescia, 13 30016 – Jesolo VE Email: info@aja.it PEC: aja@pec.aja.it
Al Sig. Presidente dell’Associazione Federalberghi Caorle Via Strada Nuova, 60/A 30021 – Caorle VE Email: info@federalberghicaorle.it PEC: federalberghicaorle@legalmail.it
Al Sig. Presidente di Assocamping Cavallino-Treporti Via Fausta, 406/A 30013 – Cavallino-Treporti VE Email: info@assocamping.it PEC: assocamping@pec.it
Al Sig. Presidente del Consorzio Parco Turistico Cavallino-Treporti Via Equilia, 26 30013 – Cavallino-Treporti VE Email: info@cavallino.info PEC: parcoturistico@pec.it
Al Sig. Presidente dell’Associazione Veneziana Albergatori Cannaregio, 3829 30121 – Venezia VE Email: info@avanews.it PEC: ava@pec.avanews.it
Al Sig. Presidente di Federalberghi Veneto Via Brandolini, 12 31055 – Dosson di Casier TV Email: info@federalberghiveneto.it PEC: protocollo@pec.federalberghiveneto.it
Al Sig. Presidente di FAITA Nordest Via Fausta, 406/A 30013 – Cavallino-Treporti VE Email: nordest@faita.it PEC: faitanordest@pec.it
Al Sig. Presidente di Federalberghi San Donà – Eraclea Via Como, 530027 – San Donà di Piave VE Email: federalberghi@confcom.itPEC: confcommerciosandona@pec.it
Al Sig. Presidente di Coldiretti Venezia Via Sette Martiri, 33 30175 – Venezia Marghera VE Email: venezia@coldiretti.it PEC: venezia@pec.coldiretti.it
Al Sig. Presidente di Coldiretti Treviso Viale della Repubblica, 197 31100 – Treviso TV Email: treviso@coldiretti.it PEC: treviso@pec.coldiretti.it
Al Sig. Presidente di Confagricoltura Venezia Via Peppino Impastato, 12 30174 – Venezia Mestre VE Email: venezia@confagricoltura.it PEC: confagricolturavenezia@legalmail.it
Al Sig. Presidente di Confagricoltura Treviso Via Venti Settembre, 21 31100 – Treviso TV Email: treviso@confagricoltura.it PEC: confagricolturatreviso@legalmail.it
Al Sig. Presidente di CIA Venezia Via Castellana, 86/B 30174 – Venezia Mestre VE Email: cia.venezia@cia.it PEC: cia.venezia@pec.it
Al Sig. Presidente di CIA Treviso Via San Pelajo, 142 31100 – Treviso TV Email: cia.treviso@cia.it PEC: cia.treviso@pec.it
Al Sig. Presidente della Protezione Civile Regione del Veneto Via Paolucci, 34 30175 – Venezia Marghera VE Email: protezionecivile@regione.veneto.it PEC: protezionecivilelocalita@pec.regione.veneto.it
Al Sig. Coordinatore della Protezione Civile – Provincia di Treviso Sant’Artemio – Via Cal di Breda, 116 31100 – Treviso TV Email: protezionecivile@provincia.treviso.it PEC: protocollo.provincia.treviso@pecveneto.it
Al Sig. Coordinatore della Protezione Civile – Città Metropolitana di Venezia Via Forte Marghera, 191 30173 – Venezia Mestre VE Email: protezione.civile@cittametropolitana.ve.it PEC: protocollo.cittametropolitana.ve@pecveneto.it
Alla segreteria generale del Consiglio Veneto con preghiera di trasmissione a tutti i consiglieri San Marco 2323 Palazzo Ferro Fini 30124 – Venezia sg@consiglioveneto.it
Alla Sua Eccellenza il Prefetto di Treviso Prefettura di Treviso Piazza dei Signori 22 31100 – Treviso prefettura.treviso@interno.it
Alla Sua Eccellenza il Prefetto di Venezia Sestiere San Marco 2661 30124 – Venezia prefettura.venezia@interno.it
Venezia, lì 10 agosto 2026
Oggetto: progetto Casse di Laminazione Grave di Ciano situate nel Comune di Crocetta del Montello TV, lettera aperta, considerazioni valutazioni cumulative
Spett.li amministratori ed Enti,
per le proprie competenze e prerogative, si inoltra la seguente missiva. Di seguito alcune informazioni per inquadrare e definire la questione:
Al fine di fronteggiare il rischio di eventi alluvionali del fiume Piave, la Regione Veneto prima e, successivamente, l’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali hanno orientato l’azione progettuale verso soluzioni di elevato impatto, quali il restringimento degli alvei fluviali e la realizzazione di un estesosistema di casse di espansione. Tali interventi risultano localizzati prevalentemente nell’area delle Grave di Ciano (provincia di Treviso), un ambito di rilevante interesse storico-ambientale, caratterizzato da elevati livelli di biodiversità e sottoposto a tutela nell’ambito della Rete Natura 2000, ricadendo nella Zona di Protezione Speciale (ZPS IT3240023 “Grave del Piave”) e nel Sito di Importanza Comunitaria/Zona Speciale di Conservazione (SIC/ZSC IT3240030 “Grave del Piave – Fiume Soligo – Fosso di Negrisia”).
Con il Decreto n. 8 del 23 dicembre 2025 il Commissario straordinario approva il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica con opzione per i servizi di progettazione definitiva e relative attività accessorie, del progetto denominato “Casse di espansione per le piene del fiume Piave in corrispondenza delle Grave di Ciano”.
Nel decreto legge n. 153 del 17 ottobre 2024 (convertito con modificazioni dalla L. 13 dicembre 2024, n. 191), all’articolo 9, comma 4, è previsto quanto segue:
«Al fine di accelerare la realizzazione delle opere di difesa idraulica delle Grave di Ciano, il Segretariogenerale dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali è individuato quale Commissario straordinario per l’espletamento delle attività…». Tale perimetro operativo vincola l’azione amministrativa in modo esclusivo,precludendo l’esame di soluzioni alternative sull’asta fluviale Nervesa-Ponte di Piave, in palese contrasto con gli orientamenti del PSSI (in vigore fino a febbraio 2022) e i pareri tecnico-scientifici espressi da docentidell’Università di Padova. Tale limitazione configura, inoltre, una potenziale elusione dell’Art. 6 della Direttiva Habitat, il quale impone l’obbligo di esperire opzioni alternative e di documentarne rigorosamente l’eventuale assenza, dato l’interessamento di siti appartenenti alla Rete Natura 2000.
L’inserimento nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni del Distretto Alpi Orientali (PGRA – II Ciclo 2021-2027, Allegato III B) del progetto delle casse di laminazione di Ciano del Montello (TV), interamente ricadente in ambiti ZPS e ZSC, risulta in contrasto con quanto espresso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS, Sottocommissione VAS, nel Parere n. 10 del 26 marzo 2021, recepito con Decreto del Ministero della Transizione Ecologica del 14 maggio 2021.
Il PGRA – II Ciclo è stato escluso dall’assoggettabilità a VAS perché non determina potenziali impatti ambientali significativi aggiuntivi a quelli valutati e in corso di monitoraggio, ma tale esclusione non risulta conforme alla normativa vigente, in quanto il Piano prevede interventi di laminazione incidenti su siti tutelati dalla normativa sulla biodiversità. Ne consegue l’obbligo di assoggettamento a VAS ai sensi dell’art. 6, comma 2, lettera b), del D.Lgs. n. 152/2006, obbligo che opera ex lege e non è suscettibile di interpretazione discrezionale.
La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 21 giugno 2012 (causa C-177/11), chiarisce che l’obbligo di sottoporre un piano o programma a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sussiste ogniqualvolta ricorrano i presupposti per l’assoggettamento del medesimo a Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA). La Corte ha infatti precisato che l’art. 3, par. 2, lett. b), della Direttiva 2001/42/CE deve essere interpretato nel senso che l’obbligo di VAS è subordinato alla possibilità che il piano o programma possa avere incidenze significative su un sito Natura 2000 ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat).
L’area delle Grave di Ciano costituisce un’oasi di ecosistemi fluviali di circa 940 ettari di elevato valore naturalistico, caratterizzata dalla presenza di specie e habitat di interesse comunitario ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Habitat) e della Direttiva 2009/147/CE (Uccelli). Il corso del fiume Piave è affiancato da ampie superfici golenali e terreni ripariali caratterizzati da un elevato grado di naturalità. Nei siti di rete Natura 2000prevale l’ambiente “magredile”, costituito da substrati alluvionali grossolani, dinamici e soggetti a frequenti perturbazioni fluviali, colonizzati da vegetazione erbacea e arbustiva xerofila e da una peculiare comunità faunistica. Quest’ultima è ricca di specie ecologicamente selettive e rare.
nonché svariate specie floristiche e arboreo arbustive, tra cui numerose specie di orchidee protette. Delle specie faunistiche di cui attualmente si conosce la presenza, in particolare nell’area delle Grave di Ciano:
50 specie sono inserite negli Allegati della Direttiva 92/43/CEE Habitat e della Direttiva 2009/147/CEUccelli;
127 specie sono elencate nelle Appendici della Convenzione di Berna;
1 specie è dichiarata in pericolo critico di estinzione, 3 specie sono dichiarate vulnerabili e 5 specie sono dichiarate quasi minacciate di estinzione nella Lista Rossa IUCN (International Union fortheConservation ofNatureandNaturalResources);
2 specie sono in pericolo critico di estinzione, 3 specie sono dichiarate in pericolo di estinzione, 24 specie sono dichiarate vulnerabili e 17 specie sono dichiarate quasi minacciate di estinzione nella ListaRossa Nazionale;
4 specie sono dichiarate in pericolo di estinzione, 8 specie sono dichiarate vulnerabili e 25 specie sono dichiarate quasi minacciate di estinzione nella Lista Rossa Regionale.
Si evidenzia pertanto la necessità di una valutazione approfondita dei possibili effetti ambientali connessi agli interventi sopra citati, trattandosi di interventi strutturali riconducibili a misure di protezione di tipo M3 (opere di difesa rigide e di trattenuta diretta delle piene aventi un elevato impatto strutturale sul corpo idrico), che risultano essere maggiormente suscettibili di generare impatti sulle diverse componenti ambientali.
Particolare rilievo dovrà essere attribuito alla valutazione del carattere cumulativo degli impatti. La fase di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dovrebbe infatti consentire di evitare il ricorso a pratiche improprie di“salami slicing”, ossia la frammentazione artificiosa degli interventi in una serie di azioni di limitata entità, difficilmente percepibili singolarmente, ma suscettibili, nel loro insieme, di determinare effetti significativi, meno agevolmente rilevabili in sede di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) rispetto alla VAS.
Nel Piano Stralcio per la Sicurezza Idraulica del Piave (PSSI) è emerso che le casse di espansione previstea Ponte di Piave (nel tratto del Basso Piave) rappresentavano l’alternativa caratterizzata dal più elevato livello di preferibilità complessiva, in relazione ai criteri di valutazione adottati (costi, efficacia idraulica, impatti e cantierabilità). La soluzione localizzata a Ciano, al contrario, è risultata recessiva nel confronto comparativo, in considerazione dei rilevanti impatti ambientali previsti, in particolare sulle aree umide, il cui equilibrio ecologico si presenta particolarmente sensibile alle variazioni del regime idrico. Tali alterazioni avrebbero potuto determinare significative ripercussioni sugli habitat e sulle componenti floristiche efaunistiche presenti.
L’individuazione dell’area delle Grave di Ciano quale sito destinato alla realizzazione di opere di laminazione risulta inadeguata sia sotto il profilo geologico, ambientale e naturalistico, sia sotto quello geomorfologico. Tale aspetto assume particolare rilevanza in quanto, nel corso dei diversi convegni dedicati al rischio idraulico del fiume Piave, è stata reiteratamente riproposta, tra le opere ipotizzate, la realizzazione della diga di Falzè, ubicata in prossimità delle Grave di Ciano, nonostante la medesima fosse stata esclusa dal Piano Stralcio per la Sicurezza Idraulica del Piave.
Si richiama, a titolo esemplificativo, uno studio scientifico condotto nell’area in oggetto: «In regime di piena si raggiungono le condizioni per il superamento delle deboli soglie geologiche che delimitano i singoli bacini; si viene così a creare un unico acquifero e i collegamenti tra le singole parti che lo compongono sono in questo caso estremamente rapidi (circolazione per condotti) con direzione e verso del drenaggio controllati essenzialmente dalle condizioni idrologiche. Nel caso di innalzamento della falda a Nord con ogni probabilità sipotrebbe giungere al sovraccarico dei sub bacini meridionali con conseguente entrata in piena delle risorgenti relative. Questa zona per le sue particolari caratteristiche specifiche deve essere considerata come un’area in cui il fenomeno carsico svolge ruoli predominanti e pertanto nella progettazione di grandi opere è indispensabile tener conto di tali tipologie onde evitare situazioni, oggi frequenti, in cui la mancata conoscenza o il mancato rispetto dei parametri ambientali di salvaguardia (principio di precauzione) ha provocato ingenti danni alla popolazione» (Boccalon 1997).
Il Comune di Crocetta del Montello, nel cui territorio sono previste le casse di laminazione, nonché i comuni limitrofi, ricadono in zona sismica 2 a stretto contatto con la zona sismica 1 di Vittorio Veneto in cui si delineano: 1) faglia di Montebelluna (trascorrente sinistrorsa attiva), 2) faglia di Nervesa (trascorrente sinistrorsa attiva), 3) linea di Aviano (sovrascorrimento attivo), 4) faglia di Quartier del Piave (sovrascorrimento attivo).
Da un’attenta esamina dei luoghi, la costruzione degli invasi in oggetto non sarebbe un’esaustiva infrastruttura valida per il contenimento delle piene, bensì costituirebbe una problematica per un’ulteriore riduzione dell’apporto di sedimenti nei Litorali già ampiamente oggetto di fenomeni erosivi, effetti che amplificati dai cambiamenti climatici in atto, porterebbero potenzialmente ad una ampia sottrazione della linea costiera.
Appare alternativa la valutazione di costituire delle casse di espansione nel basso corso del Fiume Piave, laghi e vasche che rappresenterebbero una fonte di ricarica delle falde acquifere e validi strumenti dicontrasto all’avanzamento del cuneo salino nelle stesse falde profonde e disuperficie. Le casse di espansione in argomento potrebbero essere le stesse golene ad ora oggetto di attività agricola e di pioppicoltura, indi senza la prevista naturalità con la presenza di vegetali igrofili che smorzano la forza delle acque, trattengono l’acqua in eccesso e la cedono nei periodi siccitosi (Fragmites, Carici, Salicornia, Giunchi, ecc), nonché favoriscono il microclima nei territori circostanti a beneficio dell’agricoltura, allevamento ed insediamenti urbani in primis.
Gli effetti del cambiamento climatico globale impongono la valutazione in tempi rapidi di nuovi paradigmi, l’obiettivo rimane mitigare gli effetti di annate di siccità ed ondate di caldo estremo, per i climatologi dell’ OMM, Organizzazione Metereologica Mondiale saranno sempre più frequenti al punto di non rappresentare più l’eccezionalità ma l’ordinario. Ad ora, nel 2026, nel continente Europeo, nei mesi di giugno, luglio, agosto, sono stati rivisti al rialzo le medie di temperatura, sino a 5-6 C°, ogni modello matematico di previsione è saltato. Di qui la ragionevole presunzione di adottare ogni strumento di cautela in considerazioni delle evoluzioni future.
Si propone una graduale e progressiva, a stralci, opera di sostanziale allargamento dell’asta del Fiume Piave e dei fiumi e canali minori, questo ove possibile, al fine di ridurre la forza e l’apporto di piena nelle precipitazioni eccezionali, ad ora maggiormente frequenti per i cambiamenti climatici in atto.
Rinaturalizzazione dei corsi d’acqua minori, particolare importanza rivestono i corsi d’acqua minori, spesso cementificati e canalizzati con opere troppo regimentate e rigide. Una rinaturalizzazione dei corsi d’acqua minori con rispristino o creazione ex novo di tracciati sinuosi con roggie, slarghi, livelli troppo pieno, ecc eviterebbero che tali corsi fungano da invasi ad imbuto nel Fiume Piave che porterebbe in poco tempo grandi quantità d’acqua, in velocità, amplificando progressivamente verso valle, l’effetto alluvione.
Prelievo da acqua di falda da pozzi artesiani: si richiede un censimento attuale di tutti i pozzi artesiani attivi, registrati e non, nell’area del medio e basso Piave comprese le aree litoranee, al fine di comprendere l’effettivo volume dell’emungimento per fini privati, agricoli, orticoli, artigianali, di allevamento, ecc. Valutando quest’attività costituisca un gradiente da considerare per l’abbassamento del suolo.
Si propone per tutta l’asta del fiume Piave nelle aree golenali, deputate alla naturale espansione del fiume, una ricognizione puntuale delle infrastrutture fisse a carattere estrattivo, industriale, artigianale, commerciale, ricreativo, agricolo, ittico, residenziale, di allevamento, piscicoltura, addirittura un ex cinema, parcheggi, chioschi, torrette, opere fisse per bilance da pesca con ricoveri abitabili, ponticelli, banchine, cavitelli, corpi sommersi, ancoraggi, cavi d’acciaio, ecc, tutte strutture che dovrebbero essere progressivamente rimosse (qualora previsto, con adeguato ristoro ai proprietari e conduttori), poiché ostacolano il decorso delle acque in caso di piena e possono creare un effetto tappo e diga. (sono giunte segnalazioni entro golena, di neo costruzioni in prossimità del ponte ferroviario della linea Venezia – Trieste, tuttora in corso, di ricoveri e magazzini in muratura).
Nella foto, indicata dalla freccia rossa al di sotto del profilo del ponte, è visibile la collocazione di un edificio in muratura (ex Cinema Cristallo) situato in piena area golenale. I moderni criteri d’ingegneria idraulica e i quadri normativi comunitari indicano il ripristino della capacità d’invaso naturale delle golene come misura prioritaria di adattamento agli eventi di piena. San Donà di Piave (VE) – Archivio LIPUEsempio di occupazione della fascia di pertinenza fluviale infrastrutture e sosta veicolare nella golena sottostante il ponte sul Piave. San Donà di Piave (VE) – Archivio LIPU
Intrusione salina nelle falde acquifere e relative conseguenze, si allega per estratto di quanto riportato alla Commissione Cultura UNESCO in sede di audizione speciale nella città di Venezia in 24 ottobre 2024, da parte di Lipu, WWF ed Italia Nostra. Atto trasmesso anche successivamente, via e mail, in lingua italiana ed inglese, corredato da documentazione fotografica, direttamente alla commissione con sede a Parigi (F).
(…) VeneziastaaffondandoconilitoraliattiguiIlPresidentediANBI(AssociazioneNazionale Bonifiche) Veneto lanciava l’allarmante messaggio in occasione della “Giornata Mondiale della Terra 2021: ”i lunghi periodi siccitosi comportano una riduzione della portata dei fiumi a vantaggio dell’acqua di mare che dalla foce risale per molti chilometri.
La contaminazione da sale nelle falde acquifere delle zone costiere dipende invece più direttamente dall’attivitàdell’uomo:l’aumentodeiprelievidiacquadolceperusopotabileeproduttivolascia infatti spazio nelle falde alle infiltrazioni di acqua marina, alla cementificazione si aggiunge il tema della diminuzione della fertilità del suolo.
In questo contesto il problema della salinizzazione va affrontato con la massima attenzione.” Già nel 2003, infatti, la pubblicazione della Provincia di Venezia, tuttora in rete, titolo “Intrusione Salina e Subsidenza nei Territori di Padova e Venezia”, autori Carbognin -Tosi (del CNR), rilevava l’incremento della subsidenza sulla fascia litoranea e le sue cause: l’”effetto dell’intrusione salina proveniente direttamente dalla linea di costa o dalla conterminazione lagunare, deve tenere conto anche dei processi che favoriscono la contaminazione, quali: la risalita dell’onda di marea lungo le foci dei fiumi e canali; la risalita dell’onda di marea lungo la rete di bonifica attraverso manufatti (botti a sifone, porte vinciane, sostegni, ecc.) in contatto con corpi idrici salati, che periodicamente o perennemente consentono riflusso verso monte; la risalita di acque sotterranee salate per l’azione di mantenimento del franco di bonifica delle idrovore; la contaminazione causata dall’intercettazione dei livelli salati sotterranei durante il dragaggio o scavo di canali della rete di bonifica e la risalita delle acque fossili profonde.” e inoltre “E’ stato inoltre appurato un aggravamento dei tassi di abbassamento lungo il cordone litorale di Cavallino-Jesolo dove i nuovi sfruttamenti di acque sotterranee con pozzi artesiani sembrano giocare un ruolo non trascurabile nella dinamica del processo. La subsidenza della struttura litoranea potrebbe comportare anche l’aumento dei processi erosivi costieri.”. Eraindicato da mantenere il livello freatico (acqua dolce) sotto il piano campagna e pure il pericolo: “Si sa che la vita della laguna di Venezia è legata allo stato dei litorali i quali, è noto, non hanno una altimetria che possa proteggere la laguna da mareggiate veramente eccezionali”. Da allora la quota del suolo si è ridotta (subsidenza) di 15-20 cm. rispetto al medio mare, progrediti l’intrusione/cuneo salino e l’erosione del litorale, mentre permangono lunghi periodi id carenza idrica nel suolo e sottosuolo.
Conferma delle dinamiche in atto sul litorale arriva dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), dicembre 2023, come riportato su “Environmental Research Letters” visibile al link: https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ad127e#erlad127ef7. E’ segnalata la sottostima della subsidenza prevista dall’IPCC per gli effetti del riscaldamento climatico. Nello studio, riguardante le dinamiche evolutive del livello del suolo nel bacino del Mediterraneo, si legge: “Vale la pena notare che la maggior parte della popolazione che vive lungo le coste del Mediterraneo non è a conoscenza dell’innalzamento della SL (livello del mare), della subsidenza del terreno e del relativo pericolo costiero che impattano sull’ambiente, sulle infrastrutture costiere e sulle attività umane (Loizidou et al2023) …Gran parte delle coste di Italia … si sta abbassando, accelerando così l’ascesa del SL” (Sea level). E, nel caso del litorale dell’alto Adriatico: “zone costiere basse come delta fluviali, lagune, aree di bonifica”, la perdita di quota indicata è di 4-6 mm./annosulle aree del litorale veneziano e perilagunari, minore nell’area lagunare, circa 2 mm./anno, superiore a 6 mm. nel Polesine; pure: “conseguente erosione costiera e ritiro e salinizzazione della falda freatica, rappresentando quindi un significativo fattore di pericolosità per le coste, popolazioni e infrastrutture”
Negli anni scorsi, oltre al messaggio del Presidente ANBI, giungevano notizie allarmanti degli effetti dei prolungati periodi di scarse precipitazioni, del deflusso idrico pressochè assente nei fiumi dove il cuneo salino persisteva, fiumi con misure inconsuete: 60 Km. nel Po, 30-40 Km nel Livenza e Piave, poi variamente negli altri fiumi e canali con sbocco in mare o laguna; comparivano anche le difficoltà per le non più banali funzioni quotidiane e le pesanti ricadute sul sistema economico. Nel suolo e sottosuolo, sulla misura della subsidenza (perdita di quota rispetto livello medio-mare), permane dicirca 1 cm./anno la perdita di quota rispetto al medio mare della fascia litoranea, già estesamenteposta sotto tale quota,e ancora maggiore nel Polesine sia la misura dello stato di fatto sia della dinamica.
Effetto cumulativo delle grandi opere: le attività antropiche relative alla realizzazione delle Grandi Opere ed Infrastrutture, hanno ripercussioni cumulative nell’ambiente circostante, gli effetti vengono amplificati e le ricadute sull’ambiente in gran parte, non sono subitanee o nel breve periodo. Impermebilizzazione del suolo, cementificazione, tunnel, scavi in trincea, ecc sono fattori che destabilizzano l’equilibrio naturale del territorio. Si considerino nella Regione Veneto, oltre all’edificazione residenziale, opere come il Passante di Mestre, l’autostrada Pedemontana, il collegamento Ferroviario con l’Alta Velocità con l’aeroporto Marco Polo a Tessera, il Master Plan dell’aeroporto Marco Polo che al 2037 porterà ad uno sviluppo dello stesso del 150%, la realizzazione del nuovo Palazzetto dello Sport e Stadio a Tessera VE, in previsione la costruzione della nuova autostrada Treviso Mare, l’asse viario Terraglio Est, il raddoppio della Nuova Romea SR 309, e via via. I suddetti processi hanno portato da una artificializzazione del suolo, come censito dall’ISPRA del 2024, chehanno innalzato la Regione Veneto al secondo posto in Italia come consumo di suolo dopo la Lombardia.
Nell’auspicio quanto prodotto sia utile per una maggiore ed esaustiva comprensione della questione, rimane la richiesta, alla luce di nuovi elementi emersi, di una valutazione alternativa per quanto in argomento.
Cordialmente
Lipu ODV delegazioni BL – TV – VE Sovilla Niccolò Pavan Enrico Pamio Gianpaolo
Italia Nostra Venezia ODV Benedetti Alvise
Presidente WWF ODV Terre del Piave TV-BL Donazzon Loris
Spett.le presidente Municipalità di Venezia – Marghera istituzionale.marghera@comune.venezia.it
Spett.le presidente Municipalità di Venezia – Mestre istituzionali.mestre@comune.venezia.it
Spett.le presidente Municipalità di Venezia – Favaro Veneto istituzionalifavaro@comune.venezia.it
Venezia, lì 17 luglio 2026
Oggetto: LIPU Lega Italiana Protezione Uccelli Sezione di Venezia, segnalazione mancata messa a dimora di alberature nell’assetto urbano piste ciclabili di Mestre – Venezia Via Circonvallazione e Via Forte Marghera, problemi di siccità, bolle di calore in ambito urbano, alberi in via Piave a Mestre, criticità.
Spett.li in indirizzo, per le rispettive competenze,
è giunta a questa Associazione, da parte di iscritti e residenti segnalazioni, corredate da materiale fotografico, circa delle criticità per:
la mancanza di alberi nelle costruende piste ciclabili in Mestre – Venezia, Via Circonvallazione e Via Forte Marghera. Per i tratti interessati, la progettazione non prevede alberature od isole a verde, a tale fine si rileva che la mancanza di alberature sopra descritte, rappresentano dei fattori di rischio ambientale in quanto la l’insufficienza di adeguato impianto a verde, sia nelle piste ciclabili che nei marciapiedi nonché parcheggi, alimenta nel periodo estivo, la riflettenza solare creando vere e proprie bolle di calore con sbalzi termici fino a 15 gradi, che sovrapponendosi ed amplificandosi in maniera contermine possono alimentare squilibri climatici anche localizzati.
Le soluzioni di omettere spazi verdi, anche a filare, oltre a portare dei danneggiamenti in termini economici, quali il disvalore delle aree interessate, ad un maggiore consumo di energia elettrica per il funzionamento dei condizionatori d’aria, sono in contrasto con le indicazioni fornite dal WHO Word Health Organization, (Agenzia Speciale dell’ONU). Viene riportato nel documento interamente reperibile nel sito del WHO (…) lo stile di vita urbano moderno è associato a stress cronico, attività fisica insufficiente, ed esposizione a rischi ambientali antropici. Gli spazi verdi urbani come parchi, parchi giochi, e vegetazione residenziale, possono promuovere la salute mentale fisica e ridurre la malattia e la mortalità dei residenti urbani offrendo rilassamento psicologico e alleviamento dello stress, stimolando la coesione sociale, sostenendo l’attività fisica e riducendo l’esposizione agli inquinanti, rumore e calore eccessivo. Le nuove scoperte mostrano che gli interventi per aumentare o migliorare lo spazio verde urbano possono fornire risultati positivi in termini di salute, sociali e ambientali per tutti i gruppi di popolazione, in particolare tra i gruppi di status socio economico inferiore (..).
Innumerevoli poi sono i benefici delle alberature in Città solo per citarne alcune dal Documento Verde Urbano redatto dalla LIPU sede Nazionale nel 2016
(…) Valutazioni economiche
Oltre alla quantificazione dei servizi ecosistemici in termini di benefici svolti dal verde urbano, dagli anni ’90 del secolo scorso si sono affermate anche le valutazioni di tipo economico e monetario, che si sono sviluppate soprattutto negli Stati Uniti (McPherson et al., 1997) per poi approdare anche in Europa (Soares et al., 2011).
Citando qualche esempio applicativo, gli alberi e le foreste urbane negli Stati Uniti rimuovono 17,4 milioni di tonnellate di inquinanti atmosferici, prendendo il 2010 come anno di riferimento (range: 9,0-23,2 milioni di tonnellate). Gli effetti positivi sulla salute umana vengono valutati in 6,8 miliardi di dollari (range: 1,5-13,0 miliardi $). Le conseguenze positive sulla salute pubblica includono la prevenzione di oltre 850 morti, di 670.000 casi di sintomi respiratori acuti, di 430.000 attacchi di asma, ma anche di 200.000 giorni di scuola persi (Nowak et al., 2014).A Chicago negli Stati Uniti gli alberi rimuovono gli inquinanti atmosferici, contribuendo a ripulire l’aria per un valore stimato in 9,2 milioni $/anno. Se la copertura arborea venisse incrementata del 10%, oppure se venissero piantati tre alberi per ogni edificio, si risparmierebbero da 50 a 90 $ per unità abitativa di costi energetici per il riscaldamento e la refrigerazione. Questo poiché gli alberi forniscono ombra, riducono la velocità del vento e inducono un abbassamento delle temperature estive. Considerando un lasso di tempo di 30 anni, il valore attuale netto dei servizi forniti dagli alberi è stimato in 402 $ a pianta e corrisponde a quasi tre volte i costi di manutenzione (McPherson et al., 1997). In California i 929.823 alberi lungo le strade rimuovono annualmente 567.748 t di CO2 equivalente a contrastare le emissioni di 120.000 auto, per un valore corrispondente a 2,49 miliardi di $. Il valore annuo di tutti i servizi ecosistemici è di 1,0 miliardi di $, pari a 110,63 $ per albero. Se si considera una spesa gestionale di 19,00 $ albero/anno, per ogni dollaro investito si ricavano benefici per 5,82 $ (McPherson et al., 2016).
A Lisbona è stato applicato il programma i-Tree Stratum per quantificare la struttura e le funzioni degli alberi ed il valore dei servizi forniti. Sono stati censiti 41.247 alberi che insieme producono servizi valutati in 8,4 milioni di $/anno. I costi di manutenzione ammontano a 1,9 milioni di $/anno, quindi per ciascun dollaro investito i residenti ricevono 4,48 $ di vantaggi. Il valore del risparmio energetico (6,16 $/albero), la riduzione della CO2 (0,33 $/albero), la riduzione dell’inquinamento atmosferico (5,40 $/albero) e l’incremento di valore della proprietà immobiliare (145 $/albero), portano ad un beneficio complessivo annuale di 204 $/albero, pari ad un beneficio netto di 159 $/albero (Soares et al., 2011).
A Roma Attorre et al. (2005) stimano che i 704.720 alberi portano un vantaggio economico alla città, legato alla rimozione dell’inquinamento dall’aria, di € 1.674.942 l’anno (€ 2376/albero) e che gli alberi immagazzinano nella propria biomassa circa 320 mila tonnellate di carbonio, sequestrando circa 2000 tonnellate di carbonio l’anno.
Una valutazione preliminare dei servizi ecosistemici compromessi in conseguenza di una potatura drastica in aree verdi del lungomare è stata effettuata a Livorno, dove è stata calcolata una presenza di alberi compresa tra 2285 e 8185 esemplari. È stato ipotizzato che la potatura abbia asportato circa metà del volume di vegetazione che era presente, portando ad una perdita di servizi ecosistemici compresa in una forbice tra circa 160.000 a oltre 590.000 euro/anno. A questo sarebbero da aggiungere e quantificare le conseguenze negative al paesaggio, al valore immobiliare, la perdita di biodiversità e il danno in termini educativi, considerando che l’operato di un ente pubblico funge da esempio da seguire per la cittadinanza (Ascani et al., 2016).
Il valore di un albero può essere quantificato anche dal punto di vista economico (monetario), considerando il valore estetico e paesaggistico, quello emotivo e per il benessere dei cittadini, quello storico, sociale, ecologico, ed infine educativo. A Bologna è stato fatto un calcolo da Tugnoli (2010, 2012) riguardante alcuni degli esemplari più prestigiosi (Ippocastano, Cedro dell’Atlante, Bagolaro, Frassino, Platano, Leccio, ecc.) e le cifre sono comprese da un minimo di 3635 ad un massimo di 27.732 euro. Applicando il metodo C.A.V.A.T. (Capital Asset Value for Amenity Trees) ad alberi monumentali si raggiungono valori economici ornamentali fino a 806.539 euro.(..)
Vengono segnalati diverse criticità circa la moria di alberi, da Via Trieste nel quartiere di Marghera, a Favaro Veneto Via Altinia, a Mestre Via Giovanni da Verrazzano, ed altri. Oltre ad un necessario apporto idrico sarebbe opportuno dotare gli alberi di recente impianto, di un’ adeguata pacciamatura al fine di proteggere la zolla dall’insolazione e trattenere maggiormente l’umidità.
Si suggerisce di omettere gli sfalci d’erba intorno agli alberi nonché alternare gli sfalci nei giardini pubblici, è notorio che l’erba soprattutto alta, abbassa la temperatura al suolo.
Parcheggi nei Centri Commerciali, seppur trattasi di ambiti privati, in considerazione dell’emergenza climatica in atto, cui le premesse da parti di più organismi scientifici, diventi sistemica alle emissioni globali di CO2, si richiede di aprire un tavolo di confronto al fine di collocare, ove possibile, alberature idonee, con adeguata chioma e copertura fogliare, quanto per ridurre l’insolazione a terra;
Ricoprire con Edera helix, specie autoctona, parti in cemento, reti metalliche, ringhiere, muri, colonne, guard rail, ecc quanto per contribuire al raffreddamento delle superifici;
Ripristino degli alberi mancanti dai filari come previsto dal vigente Regolamento sul Verde Pubblico del Comune di Venezia, viene segnalata la mancata messa a dimora in Via Bissuola – Mestre ed in Via Altinia – Favaro Veneto
Un censimento di tutte le alberature pubbliche, su parcheggi, piazzali, aree marginali, ecc, con un potenziale spazio per la crescita, pensiamo a Platani, Bagolari, Olmi, sussistono aree ove questa tipologia di alberi, di ragguardevoli dimensioni, può crescere senza problemi avendo una adeguato spazio a disposizione, sia a terra che in verticale, quanto per contribuire ad influenzare il gradiente termico.
Alberi nel parco pubblico di Mestre, Via Piave, vengono segnalate delle proposte di rielaborare l’uso di detti giardini, giova rammentare sono sottoposti a vincolo. Il Decreto Ministeriale 3 marzo 1965, dichiarazione di notevole interesse pubblico delle alberature site in Via Piave Comune di Mestre – Venezia. Il Ministro per la Pubblica Istruzione, di concerto con il Ministro per il Turismo e lo Spettacolo (omissis) Considerato che la Commissione provinciale di Venezia per la protezione delle bellezze naturali, nella adunanza del 25 novembre 1963, ha incluso nell’elenco delle cose da sottoporre alle tutela paesistica, compilato ai sensi dell’art. 2 della legge sopracitata, le alberature site in via Piave nel Comune di Mestre – Venezia; (omissis) Considerato che… il vincolo comporta, in particolare, l’obbligo da parte del proprietario , possessore, detentore, a qualsiasi titolo, dell’immobile ricadente nella località vincolata, di presentare alla competente approvazione, qualunque progetto di opere che possano modificare l’aspetto esteriore della località stessa; Riconosciuto che le alberature predette hanno notevole interesse pubblico perché, conferendo alla zona un abbellimento naturale e creando un ampio respiro di verde lungo gli edifici in fregio in via Piave, costituiscono un complesso di immobili di valore estetico tradizionale;
Albero danneggiato dalla potatura da ripristinare avendo spazio adeguato
Decreta: Le alberature di alto fusto site nel territorio del Comune di Mestre – Venezia, e precisamente radicate nel tratto di Via Piave tra le trasversali di Via Ongaro e Via Sernaglia, hanno notevole interesse pubblico ai sensi della legge 29 giugno 1939 nr. 1497, e sono quindi sottoposta a tutte le disposizioni contenute nella legge stessa. (omissis), Roma, addì 3 marzo 1965
Si coglie l’occasione per porgere i più cordiali saluti
Il delegato della Lipu Sezione di Venezia Dr. Gianpaolo Pamio
OGGETTO: SEGNALAZIONE DI UN IMPORTANTE SITO DI RIFUGIO “roosting site” di Asio otus (Gufo comune) sito presso villaggio Campalto (VE) su Pinus pinea (pino domestico) richiesta di tutela delle alberature.
Le scriventi Associazioni; WWF Venezia e Territorio e Lipu Venezia , scrivono la presente per segnalare una situazione di eccezionale rilevanza naturalistica che necessita di urgente e mirata tutela.
In località Campalto, specificamente nell’area alberata sita in Piazzale Zendrini nei pressi dei civici 1 e 2 e 20 e 28 è stata accertata e monitorata la presenza di un importante sito dormitorio stabile (roost) di Gufo comune .
Il Gufo comune è una specie strettamente protetta dalla normativa nazionale (Legge n. 157/1992, art. 2 e art. 21) e internazionale (Convenzione di Berna, Allegato III). Durante il periodo autunnale e invernale, questi strigiformi manifestano un comportamento fortemente gregario, concentrandosi in dormitori collettivi detti roost scelti in base a precisi criteri di fittezza del fogliame e tranquillità. Tali siti rivestono un ruolo ecologico vitale per la sopravvivenza della specie sul territorio urbano e vengono riutilizzati fedelmente dagli stessi esemplari anno dopo anno. La sopravvivenza di questo nucleo faunistico composto dai 10 / 15 esemplari di gufo è indissolubilmente legata all’integrità delle alberature presenti nel sito indicato.
Le scriventi Associazioni WWF Venezia e Territorio e LIPU Venezia
CHIEDONO PERTANTO:
1. Al fine di tutelare il sito dormitorio dei gufi e garantirne la loro presenza durante i mesi invernali, chiediamo che i futuri interventi di potatura dovrebbero essere limitati esclusivamente alla manutenzione leggera e conservativa, evitando riduzioni drastiche della chioma che comprometterebbero il loro habitat naturale.
2. La pianificazione di eventuali interventi conservativi del verde esclusivamente al di fuori del periodo di presenza da concordarsi preventivamente con esperti ornitologi.
3. L’apposizione di idonea tutela urbanistico/ambientale per l’area in oggetto nei piani di gestione del verde del Comune di Venezia.
4. Chiediamo un eventuale sopralluogo congiunto tra i tecnici comunali, i referenti scientifici di LIPU e WWF per definire le migliori strategie di tutela informativa contro il disturbo antropico.
Alleghiamo breve resoconto dei monitoraggi eseguiti dal dott.re Guido Zangrando che ha svolto una tesi di laurea sul gufo comune e che tuttora sta studiando e monitorando l’area di interesse.
Alleghiamo foto delle alberature di pino domestico e foto dei gufi presento durante il periodo invernale .
Distinti saluti.
Mestre 13 /07/2026
Firma del Presidente WWF Venezia e Territorio Dr. Roberto Sinibaldi
Spett.le Polizia Locale del Comune di Mira polizia.locale@comune.mira.ve.it
Spett.le Polizia Metropolitana della Provincia di Veneziaprotocollo@cittametropolitana.ve.it
Venezia, li 9 luglio 2026
Oggetto: Comune di Mira – VE, taglio vegetazione nel territorio comunale in periodo di nidificazione.
Spett.li Uffici,
per le rispettive competenze,
sono giunte alla nostra Associazione, più segnalazioni da parte residenti, poi accertate come fondate, di estese attività di manutenzione e taglio vegetazione nel territorio comunale di Mira. Detti lavori se non indispensabili per la sicurezza pubblica, sono da omettere nel periodo di nidificazione, come da indicazioni ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, trasmesse in allegato.
Le aree verdi urbane e periurbana si configurano come un’aree “rifugio” per buona parte degli uccelli, anche piccoli migratori, essendo le zone contigue, fortemente antropizzate e con coltivazioni agricole a carattere intensivo.
All’uopo si inoltra il comunicato stampa della Lipu/BirdLife Italia edito il 12 marzo u.s.
“FERMATE LE POTATURE DEGLI ALBERI DA MARZO FINO AD AGOSTO”.L’APPELLO DELLA LIPU PER SALVARE LA NIDIFICAZIONE DEGLI UCCELLI RIVOLTA A ENTI PUBBLICI, CITTADINI E OPERATORI COINVOLTINELLA GESTIONE DEL VERDE “ Evitare il taglio delle piante se non per motivi circoscritti e di forza maggiore”“Stop ad abbattimenti e potature di alberi e siepi, o lo sfalcio della vegetazione lungo i corsi d’acqua, perché mettono a repentaglio la fase più delicata della vita degli uccelli: la riproduzione”. E’ l’appello che la Lipu rivolge sia agli enti pubblici che ai cittadini, e più in generale a tutti coloro che sono coinvolti con la gestione del verde: evitare il taglio delle piante nel periodo tra marzo e luglio-agosto – mesi in cui si concentra la nidificazione degli uccelli – se non per motivi circoscritti e di forza maggiore, quale può essere la rimozione di un ramo pericolante o che intralcia il traffico. I dati degli atlanti ornitologici, a conferma della presenza importante di uccelli nelle aree urbane, riportano da una cinquantina fino a un centinaio di specie diverse che nidificano in ciascuna delle nostre città.Con l’arrivo anticipato della primavera, gli uccelli stanno già iniziando a costruire i nidi: si vedono colombacci e gazze con i rametti nel becco, cinciallegre che esplorano le cavità negli alberi dove deporranno le uova, merli e capinere in canto nuziale, e tante altre specie che abitano nei giardini e parchi delle aree urbane.La Lipu ricorda che i nidi degli uccelli sono protetti in tutto il territorio, aree urbane incluse, dalla legge nazionale 157/92 oltre che dal Decreto ministeriale sui criteri ambientali minimi del verde pubblico (Cam) che peraltro è in fase di aggiornamento da parte del ministero dell’Ambiente. La distruzione di un nido si configura come reato penale, ed è ancor più grave se vi sono presenti dei nidiacei.In merito, la Corte di giustizia europea, con la sentenza del 1° agosto 2025, ha dichiarato che la distruzione o il danneggiamento di nidi e uova è vietata, anche qualora l’oggetto dell’attività umana abbia finalità diverse, quali possono essere i lavori riguardanti il verde. Pertanto l’accettazione che la propria attività possa comportare un danno agli uccelli viene equiparata a un atto doloso e deliberato.Rispettare infine l’indicazione di non effettuare interventi tra marzo e agosto è fondamentale, così come da evitare sono gli interventi dopo aver effettuato un’ispezione alla ricerca di nidi e, se negativa, procedere coi tagli: l’eliminazione della vegetazione compromette comunque l’habitat, che è la dimora degli uccelli, a prescindere che il nido sia presente proprio sulla pianta in oggetto.“Come riportato da due pareri dell’Ispra – spiega Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana della Lipu – molti nidi sono piccoli e abilmente nascosti, inclusi quelli posizionati nei buchi del tronco e dei rami, anche un ornitologo esperto ha difficoltà nell’individuarli, o comunque necessita di un’indagine laboriosa che diventa quasi insostenibile dal punto di vista operativo. “A maggior ragione – aggiunge Dinetti – affidare un compito del genere a chi non sia in possesso di adeguata preparazione appare del tutto scorretto e privo di valore scientifico”.“La primavera anticipata– dichiara Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia – rende il rispetto delle norme non più solo un dovere etico, ma un obbligo legale immediato. Distruggere un nido non è una fatalità, ma un reato penale che la giurisprudenza europea equipara ormai a un atto deliberato. Chiedo a enti pubblici e privati il blocco immediato di ogni intervento non urgente: il rispetto dei regolamenti e dei tempi della natura non è una scelta, ma un preciso obbligo di Legge. Fermiamo le motoseghe, rispettiamo la biodiversità che ci circonda”.12 marzo 2026Ufficio stampa Lipu-BirdLife ItaliaSi inoltra altresì il report Farmland bird index relativo ai censimenti dei piccoli uccelli in ambito agricolo nel territorio nazionale.
Farmland bird index: in 26 anni -33% di uccelli nelle campagne. “Urgente Piano di ripristino anche in ambito agricolo”
Pubblicato il 11/02/2026
Il drammatico calo di torcicollo (-76%), calandro (-73%) e saltimpalo (-71%), sempre piu’ rari. Lipu: “Agire subito per salvare la biodiversità. L’Fbi relativo agli ambienti agricoli e l’Fbipm, praterie montane, sono indicatori chiave per monitorare lo stato di salute delle nostre campagne” Meno 33% sul territorio nazionale, ma con punte di -50% nelle pianure alluvionali. Prosegue il drammatico calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani, un trend fortemente negativo certificato dall’ultimo monitoraggio condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto del Farmland Bird Index, ossia l’indicatore che descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli delle aree agricole italiane, finanziato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito della Rete nazionale della Pac.
Secondo i dati 2025, delle 28 specie tipiche degli agroecositemi, utilizzate per il calcolo dell’indicatore, il 71% presenta un declino significativo; in particolare il torcicollo, nell’arco di soli 26 anni ha perso oltre tre quarti della sua popolazione (-76%). Non da meno è il calo del calandro (-73%) e del saltimpalo (-71%), così come di altre specie tra cui l’allodola, l’averla piccola, la passera mattugia e la passera d’Italia (vedi scheda). L’analisi conferma il declino più marcato degli uccelli selvatici nelle pianure (-50%), a dimostrazione di un ambiente che ha fortemente necessità di diffuse azioni di ripristino ambientale.
I dati descrivono un ambiente agricolo dove le pressioni sia sulle specie più rare che su quelle un tempo comuni, così come la scomparsa degli elementi naturali, come siepi e filari, e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, non accennano a diminuire. L’intensificazione, con la conseguente banalizzazione del paesaggio, sta progressivamente colpendo anche nelle zone collinari e pedemontane dove, negli ultimi anni, gli indici risultano in discesa più rapida. Il campanello di allarme che ci lancia la diminuzione di queste specie non può essere ignorato, poiché esse sono lo specchio del negativo stato di salute dell’intero ambiente che ha conseguenze dirette anche su di noi.
Insieme all’indice delle specie “agricole” (Fbi) la Lipu ha inoltre calcolato quello per le specie delle praterie montane (Fbipm), risultato anch’esso in calo, con punte negative per l’organetto (-69%), il beccafico (-68%), e lo zigolo giallo (-40%). Queste specie sono spesso vittime dell’abbandono colturale delle nostre aree montane che porta alla scomparsa dei prati-pascoli contornati da cespugli radi, loro habitat di elezione.
“Di fronte ai dati drammatici del nuovo Farmland bird index, che peraltro confermano il trend negativo in atto da molti anni – dichiara Roberta Righini, coordinatrice Fbi per la Lipu – il nuovo Regolamento europeo per il Ripristino della natura rappresenta un’importante opportunità per invertire la tendenza al declino degli uccelli degli ambienti agricoli: in particolare gli articoli 10 e 11 prevedono misure per migliorare la diversità degli impollinatori e la messa in campo di pratiche ‘agroecologiche’ per rafforzare la biodiversità degli ecosistemi agricoli. “Auspichiamo dunque che nel Piano nazionale in corso di elaborazione vi sia una particolare attenzione a questi articoli, nonché una loro piena attuazione negli anni a venire, pena un ulteriore e definitivo impoverimento dell’habitat e scomparsa della biodiversità che viene ospitata. “Ma il ruolo dell’Fbi – prosegue Roberta Righini – riveste un ruolo chiave anche per Politica agricola comune, essendo l’indicatore fondamentale per misurare l’efficacia degli interventi previsti nel Piano Strategico Nazionale della Pac. Siamo ora, nel pieno dei negoziati per il rinnovo di questa politica post 2027 ed è dunque di primaria importanza, sia scientifica che culturale – conclude – che tutti gli indicatori ambientali, Fbi in testa, vengano mantenuti anche nella futura programmazione”.
Alla luce di quanto dettagliato, al fine della salvaguardia, in primis degli uccelli, si richiede una sospensione delle attività in oggetto nonché di un adeguata programmazione nei periodi a venire.
Cordialmente
Il delegato Lipu Sezione di Venezia Dr. Gianpaolo Pamio
Si riporta di seguito la comunicazione inviata al Consorzio di Bonifica Veneto Orientale da parte della LIPU Sezione Venezia
Spett.le Consorzio di Bonifica Veneto Orientale,
stanno giungendo segnalazioni a questa Associazione circa l’effettuazione di sfalci in periodo riproduttivo per la fauna, con gravi conseguenze circa la fase riproduttiva.
In allegato una di quelle ricevute.
Si rammentano le indicazioni Ispra cui rimettiamo in allegato.
Spett.le Comune di Venezia Sportello Unico del Commercio (Area Servizi al Cittadino e Imprese e Qualità della Vita) Indirizzo PEC commercio@pec.comune.venezia.it
Spett.le Comando Polizia Provinciale di Venezia Indirizzo PEC protocollo.cittametropolitana.ve@pecveneto.it
Oggetto: Lipu /BirdLife Italy, Sezione di Venezia, lavori di ristrutturazione edificio a Venezia – Fusina adibito ad ex stazione per attracco mezzi di navigazione, criticità per la presenza di avifauna in nidificazione.
Spett.li in indirizzo, per le rispettive competenze,
è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione di un socio riguardante dei lavori di ristrutturazione già in corso presso l’ex stazione di attracco per i mezzi di navigazione in Venezia – Fusina. Veniva descritto, poi accertato come veritiero dal sopralluogo di un volontario della Sezione, di una nutrita presenza di Rondini in fase di nidificazione. Visto il periodo e l’andirivieni dell’avifauna, il luogo, conosciuto dai residenti, causa il lungo periodo di abbandono, è diventato un rifugio per diverse specie di uccelli. In orario serale sono stati avvistati anche dei Chirotteri aggirarsi in loco, di qui la ragionevole presunzione che lo stabile ospiti anche una loro colonia. Dal momento il luogo non è accessibile, tutte le rilevazioni sono state fatte dall’esterno in orario diurno e serale.
Particolare comunque la presenza di Rondine (Hirundo rustica), cui dagli esemplari censiti all’esterno si trattarebbe di una colonia con almeno una ventina di nidi.
Le specie anzidette si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino vi sono tutti quegli interventi edilizi che non tengono conto della loro conservazione.
E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla Direttiva CE n. 43/1992, cosiddetta “Direttiva Habitat”, sulla Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna)
Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità –esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale – e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione.
Si rammenta che i Chirotteri sono tutelati da Leggi nazionali e da Direttive e Convenzioni Internazionali:
La Legge 11 febbraio 1992, n°157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica i Chirotteri come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.
La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). In tale Allegato sono elencati tutti i Chirotteri europei ad eccezione di Pipistrellus pipistrellus.
La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.
Rondini su nido, imbeccata cibo a nidiacei
Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte. Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.
Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:
“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.
L’art. 98 riporta quanto segue:
“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:
tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila
evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione
i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale
la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.
Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:
chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)
montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.
In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”
Il Bat Agreement, “Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei – EUROBATS“, reso esecutivo in Italia con la Legge 27 maggio 2005, n. 104. È un testo normativo nato per concretizzare gli obiettivi della Convenzione di Bonn relativamente alle specie di Chirotteri europei, definite “seriamente minacciate dal degrado degli habitat, dal disturbo dei siti di rifugio e da determinati pesticidi”.
La Direttiva 92/43/CEE relativa alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche“, nota come Direttiva Habitat attuata in via con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, integrato e modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120.
Sulla base delle norme citate è quindi vietato abbattere, catturare, detenere e commerciare esemplari di qualsiasi specie di Chirottero italiano (artt. 21 e 30 della L. 157/92; art. III del Bat Agreement – EUROBATS; art. 6 della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/1997 e ss.mm.). Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte. Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 e alle successive integrazioni.
E’ inoltre vietato arrecare disturbo agli esemplari, in particolare durante le varie fasi del periodo riproduttivo e durante l’ibernazione, nonché alterare o distruggere i siti di rifugio (art. 6, cap. III della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/97 modificato con D.P.R. 120/2003). Relativamente a quest’ultimo aspetto, sono citati i “siti di riproduzione”, “di sosta” e “di riposo”, e quindi tutte le tipologie di siti di rifugio utilizzate dai Chirotteri risultano interessate dalla disposizione.
Da quanto trasmesso, si richiede che ogni attività che produca una perturbazione o distruzione dei siti di nidificazione venga posticipata al termine del periodo di nidificazione.
Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità,
Distinti saluti.
Il delegato Sezione Lipu di Venezia Dr. Gianpaolo Pamio
Fiume Sile località Altino VE erosione sponda dovuta al modo ondoso transito natanti
Delegazioni di Venezia e di Treviso Alla Direzione dell’Ente Parco Regionale del Fiume Sile PEC: segreteria.parcosile.tv@pecveneto.it
Alla Polizia Provinciale di Treviso PEC: protocollo.provincia.treviso@pecveneto.it
Alla Polizia Metropolitana di Venezia PEC: poliziametropolitana@pec.cittametropolitana.ve.it
Alla Regione Veneto Direzione Turismo e Marketing Territoriale U.O. Strategia Regionale della Biodiversità e dei Parchi PEC: turismo@pec.regione.veneto.it
e p.c. Alla S.E. il Prefetto di Venezia PEC: protocollo.prefve@pec.interno.it
e p.c. Alla S.E. il Prefetto di Treviso PEC: protocollo.preftv@pec.interno.it
Venezia, 26.05.2026
Oggetto: Fiume Sile provincia di Treviso e Venezia, zona SIC-ZPS, Rete Natura 2000, ZPS IT3240019, SIC IT3240028 e SIC 3240031, segnalazione di danneggiamento delle sponde a causa del moto ondoso derivato dal transito di natanti da diporto, segnalazione di sottrazione di pulli di Germano reale, ed altre criticità, richiesta accertamenti.
Spett.li Enti in indirizzo, per le rispettive competenze,
stanno giungendo alle scriventi delegazioni Lipu, da parte di soci, residenti, utenti che usufruiscono dei percorsi del Parco lungo il Fiume, segnalazioni inerenti le seguenti criticità:
Moto ondoso, cagionato da natanti in transito, di sempre maggior frequenza ed intensità, al punto da mettere a repentaglio le stesse sponde del fiume, di cui taluni tratti danno segnali di cedimento strutturale. Sebbene il limite di velocità sia stabilito in 8 km/h, tale prescrizione viene ampiamente disattesa, tanto da creare seri problemi di erosione delle sponde i cui argini vengono progressivamente indeboliti e predisposti a cedimenti strutturali. Come ulteriore conseguenza, la nidificazione di varie specie di uccelli viene compromessa, in quanto i nidi di folaga (Fulica atra) e di cigno reale (Cygnus olor) vengono letteralmente travolti dalle onde. Il moto ondoso risulta in contrasto con le normative di tutela. Il fenomeno del modo ondoso lungo il fiume Sile, soprattutto nel suo basso corso, è stato in precedenza segnalato e sottoposto all’attenzione della Commissione UNESCO in audizione del 24.10.2024 (https://share.google/eGULYuhC3vvuNJ80j), Delegazioni di Venezia e di Treviso poiché rappresenta un elemento di erosione del territorio contermine alla Laguna di Venezia. La situazione da allora è rimasta immutata, anzi è peggiorata, soprattutto nel tratto del basso corso tra Casale sul Sile (TV) e Portegrandi (VE). La maggior parte del moto ondoso è generata da natanti di ogni stazza ormeggiati nel porto turistico fluviale di Casier (TV). Tali unità si portano, soprattutto nei fine settimana, nella Laguna di Venezia attraverso le chiuse di Portegrandi per navigare nel Canale Lagunare Silone, che, anche a causa del fenomeno erosivo in atto nel Fiume Sile, è soggetto ad interramento
Moto ondoso fiume Sile, natanti, con cigno presente, località Roncade (TV)
Sottrazione di pulli di germano reale (Anas platyrhynchos). Residenti hanno segnalato la reiterata sottrazione di pulli di germano reale da parte di ignoti. Una verifica da parte di volontari Lipu ha evidenziato un cospicuo calo della presenza degli stessi. Si chiede alle S.V. di disporre accertamenti in merito.
Probabile sottrazione di uova di cigno reale (Cygnus olor), in località Casier (TV), Cimitero dei Burci, ad opera di ignoti, stante il rilievo fotografico che si allega alla pesente. Anche in questo caso serve una verifica, in quanto non è un fatto isolato. Da sottoporre ad esamina se le uova siano destinate ad allevamenti clandestini oppure distrutte, visto che era stata segnalata, anni or sono, una presunta criticità per la presenza di troppi cigni lungo il Sile.
Cigno, uova sottratte, Casier (TV) aprile 2026
Sbancamenti per coltivazioni agricole ed ortofrutticole lungo le sponde del basso corso del Sile, in località Jesolo (VE), frazione Salsi, sottraendo habitat a canneto necessario alla riproduzione per le specie di palude come cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), cannaiola comune (Acrocephalus scirpaceus), cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris), tarabusino (Ixobrychus minutus), ecc., tutte specie inserite negli Allegati di Direttiva Uccelli (2009/147/CE), per cui è prevista una rigorosa protezione. Si richiede di eseguire un puntuale censimento di tali attività, al fine di verificare se siano regolarmente autorizzate, anche a riguardo dell’estensione della superficie occupata. Il corso del Fiume Sile rappresenta un corridoio ecologico importante, oltre che per la variabilità genetica delle specie presenti, anche per le specie di uccelli in migrazione per migliaia di chilometri: l’asta del fiume rappresenta un sito ove rifocillarsi per riprendere la rotta nei luoghi di svernamento o di riproduzione.