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Lupo Canis lupus, una corretta coabitazione: comunicato stampa a cura del Coordinamento Lipu Veneto

Il lupo (Canis lupus) è un mammifero appartenente all’ordine dei Carnivori comprendente la famiglia dei Canidi. Di questa famiglia fanno parte anche altri mammiferi della nostra fauna, quali la volpe (Vulpes vulpes) e lo sciacallo dorato (Canis aureus).

La sottospecie C. lupus italicus (Altobello, 1921), che abita la penisola italiana, presenta caratteristiche differenti rispetto al lupo transalpino. Esso è caratterizzato da dimensioni inferiori rispetto al lupo euroasiatico, mantello grigio rossastro variabile a seconda della stagione, stria nera su dorso e zampe anteriori, “mascherina” facciale bianca estesa alla gola e coda lunga al tallone con punta nera.

Il comportamento è caratterizzato da una spiccata vita sociale. Il gruppo è organizzato in un nucleo familiare, costituito dalla coppia riproduttiva, dai giovani dell’anno e da individui “helpers”, ovvero giovani che hanno superato l’anno di vita, ma che restano nel gruppo per aiutare la coppia dominante a crescere i cuccioli. L’attività di caccia si svolge in maniera organizzata ed è sostenuta dalla coppia dominante, a volte aiutata dagli helpers. L’estensione del territorio di caccia varia in maniera inversamente proporzionale alla quantità di prede presente in esso. Il territorio è in ogni caso difeso dal branco contro invasioni di individui estranei. Marcature con fatte e urine, ma anche gli ululati, servono a delimitarne i confini. Nel peggiore dei casi, l’invasore può essere aggredito e ucciso dal branco.

Prede elettive del lupo sono gli ungulati (cervi, cinghiali, caprioli, daini); la dieta, tuttavia, è onnivora, non disdegnando piccoli mammiferi (lepri, conigli selvatici, roditori) e uccelli. Anche frutti selvatici rientrano nell’alimentazione di questo canide.

Generalmente i giovani, superato l’anno di vita, vanno in dispersione percorrendo in alcuni casi anche centinaia di chilometri alla ricerca di un territorio dove stabilirsi e di un partner con cui costituire una coppia e riprodursi. Per effettuare questi spostamenti, gli individui possono utilizzare corridoi ecologici costituiti, ad esempio, dal corso dei fiumi (vedi il caso dell’estate 2024, riferito alla lupa diventata confidente e recuperata nel medio corso della Piave). Anche le strade asfaltate costituiscono linee preferenziali di spostamento. Ciò è causa di un alto numero di incidenti fatali per impatto con i veicoli (c.d. “road killing”).

Fig. 1 – Predazione di lupo su nutria in area di pianura. Foto archivio Lipu Treviso.

La riproduzione avviene per accoppiamento della femmina e del maschio dominanti tra gennaio e febbraio. I cuccioli nascono a maggio in una tana ben riparata dai disturbi, solitamente una cavità naturale o una tana abbandonata da altri animali. Nel corso dell’estate i cuccioli vengono trasferiti in luoghi appartati e tranquilli, chiamati siti di rendez-vous. Qui i cuccioli sono accuditi da uno dei fratelli nati nell’anno precedente, mentre i genitori sono impegnati nelle battute di caccia.

Intorno ai 4 mesi di età i cuccioli cominciano a seguire il resto del branco anche durante le battute di caccia.

Le dimensioni di un branco variano nel corso dell’anno: tra maggio e giugno, quando avvengono i parti, il branco raggiunge la sua numerosità massima che poi, nei mesi seguenti, si riduce per un naturale processo di mortalità e per la dispersione, che spingerà buona parte dei giovani che hanno raggiunto la maturità sessuale ad abbandonare il branco alla ricerca di un nuovo territorio e di un partner con cui formare una nuova coppia.

Quando un territorio è interamente colonizzato il numero dei branchi rimane stabile.

Il lupo svolge un ruolo ecologico importante, in quanto è in grado di regolare numericamente le prede (ungulati) presenti nel suo territorio di caccia. Ciò impedisce agli ungulati di ridurre eccessivamente la produzione primaria (piante), facendo sì che l’habitat si mantenga in equilibrio.

Il ritorno del lupo nell’arco alpino e nel territorio del Veneto è stato favorito dalla tutela legale riconosciuta alla specie, dall’abbandono delle aree montane da parte dell’uomo, con conseguente avanzamento del bosco e dall’aumento numerico degli ungulati.

In particolare, nella nostra regione l’incontro avvenuto nel 2012 in Lessinia tra la lupa Giulietta, proveniente dalle Alpi occidentali, ed il maschio Slavc, di origine dinarica, ha dato vita ad un primo branco la cui discendenza formata ha poi colonizzato l’Altopiano di Asiago,  I Colli Euganei, il Massiccio del Monte Grappa, le Prealpi trevigiane, il Cansiglio, il Bellunese. L’espansione dell’areale è avvenuta fino a raggiungere aree naturalistiche nella gronda della Città Metropolitana di Venezia, quali l’Oasi di Vallevecchia (Caorle) l’entroterra Sandonatese, nonché l’area del Rodigino, il sito del Delta del Po, nel Trevigiano, aree collinari più prossime alla pianura, quali il Montello e le Grave di Ciano (Crocetta del Montello). 

L’arrivo del lupo in aree di pianura conferisce a questa specie l’importante ruolo di ristabilire condizioni di equilibrio ecosistemico. Infatti, è documentato che la nutria (Myocastor coipus), roditore alloctono invasivo, è entrata nella catena alimentare del lupo, che così può regolarne le popolazioni finora rimaste prive di un predatore naturale. Questo servizio ecosistemico, naturale e gratuito, è di notevole supporto agli operatori, ai portatori di interessi, ai consorzi e agli enti che si occupano di gestione idraulica e tutela del territorio. 

Una delle criticità che possono emergere è l’ibridazione degli individui di lupo (Canis lupus) geneticamente puri con cani domestici (C. lupus familiaris). Ciò comporta un indebolimento della specie e un conseguente pericolo per la sopravvivenza della stessa. È opportuno, in tal senso, che le autorità preposte riducano i casi di randagismo e di cani vaganti, fenomeno che interessa anche alcune aree collinari e rurali dei nostri territori.

Più complessa è la questione che emerge dal rapporto tra il ritorno del lupo nei suoi antichi areali e le attività umane, in particolare la pastorizia e l’allevamento. Il potenziale conflitto che ne scaturisce, si risolve quasi completamente attraverso l’adozione di misure di prevenzione e di dissuasione incruente, come dimostrato, ad esempio, con esperimenti condotti nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi o nel Massiccio del Monte Grappa. Si è, infatti, dimostrato come l’impiego di reti elettrificate, l’utilizzo di cani da guardiania e la presenza umana (pastori) riducano notevolmente il tasso di predazioni da parte dei lupi su armenti e greggi al pascolo. Inoltre, politiche di indennizzo per danni da predazione, – soprattutto con modalità non farraginose ed in tempi celeri,- subiti dagli allevatori che abbiano adottato le suddette misure, costituiscono un valido supporto fornito dalla Regione e dagli Enti gestori delle aree protette.

Un ulteriore sistema di difesa incruenta è costituito dall’adozione di sistemi di gestione proattiva attraverso l’apposizione di radiocollari su individui di lupo appositamente catturati, come è stato sperimentato da uno studio finanziato dalla Regione Veneto e condotto dall’Università di Sassari sul Massiccio del Monte Grappa (vedi il docufilm “Lupo Uno” di B. Boz e I. Mazzon, 2023).

Individui di lupo geneticamente ibridati con cani domestici sono più propensi alla predazione sugli animali domestici. Anche alcuni contesti in cui gli ungulati selvatici sono numericamente ridotti a causa di attività venatoria troppo intensa, fanno sì che la frequenza di predazioni sui domestici aumenti.

È bene qui ricordare l’importanza delle prove genetiche, ricavate dalle autorità competenti e da personale specializzato, indispensabili per determinare se l’autore di predazione sia effettivamente da ricondurre alla specie lupo, o se invece si tratti di cane domestico o altro carnivoro.

È fondamentale tenere a mente che il lupo è un animale selvatico, che per sua natura teme l’uomo e che per questo cerca di tenersene lontano. L’uomo deve, quindi, evitare comportamenti errati che inducano il lupo ad avvicinarsi troppo agli insediamenti umani e a diventare confidente. Un lupo che venga alimentato dall’uomo, anche indirettamente (si pensi, ad esempio, al caso di rifiuti organici non correttamente gestiti e lasciati nei pressi delle abitazioni), perde la sua naturale diffidenza e può diventare potenzialmente pericoloso per l’uomo stesso.

Anche basilari accortezze nella corretta gestione degli animali domestici e di affezione è importante per ridurre il conflitto.

La riduzione del conflitto tra uomo e lupo (e la fauna selvatica in generale) è alla base degli obiettivi di conservazione della specie prefissati dalle normative varate dall’Unione Europea (Direttiva Habitat, Convenzione di Berna) e recepite dall’Italia (Legge n. 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e la regolamentazione dell’attività venatoria). In tal senso, Lipu e le altre associazioni ambientaliste sono impegnate da tempo in campagne di sensibilizzazione e corretta informazione rivolte ai cittadini, attraverso incontri a tema tenuti da relatori qualificati.

Le recenti modifiche alla Convenzione di Berna, che hanno portato la Commissione europea a declassare la specie lupo da “strettamente protetta” a “protetta” (dicembre 2024), hanno dato il via alla possibilità per le singole regioni di abbattere una quota percentuale di lupi, calcolata sui dati ufficiali della consistenza numerica delle popolazioni presenti nei rispettivi territori, previo parere positivo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Lipu ritiene che questa misura non soddisfi le effettive esigenze di conservazione della specie, né costituisca un metodo sostenibile per contenere le predazioni di bestiame. Infatti, studi condotti negli Stati Uniti e in Svizzera e Svezia hanno dimostrato che l’abbattimento di alcuni individui di lupo porta alla disgregazione dei branchi, ad un maggior tasso di riproduzione dei lupi e all’aumento del numero di predazioni sugli animali domestici. 

La disgregazione dei branchi, dovuta all’abbattimento di esemplari  dominanti e di femmine riproduttrici, porta alla dispersione dei componenti, nel caso delle femmine, costoro sono maggiormente propense all’accoppiamento con cani inselvatichiti, fatto che sarebbe contemplato quando il branco è completo, sarebbe impossibile solo l’avvicinamento di un cane selvatico. Tracce di ibridazione nel Centro – Sud Italia sono riscontrabili su circa il 65% degli esemplari di Lupo italico, di qui l’importanza della mappatura genetica per comprendere la reale entità e grado del fenomeno su scala nazionale.

Di fondamentale importanza, inoltre, è il “numero sommerso” di individui di lupo vittime di bracconaggio (abbattimenti illegali con armi da fuoco, lacci, tagliole, bocconi avvelenati), di road killing e di cause legate alla frammentazione dell’habitat. Questi numeri, che devono essere assolutamente fatti emergere, non sono stati presi in considerazione nella scelta di declassamento della specie e nella conseguente determinazione delle quote percentuali di abbattimento.

La rimozione deve quindi restare l’ultima opzione, da utilizzare solo dopo aver adottato tutti i metodi preventivi a disposizione e, in ogni caso, va applicata solo ed esclusivamente nei confronti di singoli individui problematici od eccessivamente confidenti probabilmente frutto di un errato comportamento da parte dell’uomo:  erché un abbattimento indiscriminato anziché prevenire potenziali problemi di convivenza, rischia di crearli, amplificando delle condotte sinora marginali e gestibili.

Il coordinatore regionale Lipu
Dr. Gianpaolo Pamio

Venezia, 11 marzo 2026

Fig. 2 – Resti di nutria predata. Foto archivio Lipu Venezia.
Fig. 3 – Impronta di lupo. Foto archivio Lipu Venezia.
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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Cittadella (PD): i lavori presso il Duomo mettono a rischio rondini e rondoni in nidificazione

Venezia, lì 10 marzo 2026

Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Omissis

Spett.le Diocesi di Padova
Via Dietro Duomo 15
Cap 35135 Padova
PEC beniculturali.direzione@pec.diocesipadova.it

Spett.le Omissis

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

e, p.c.

Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto: lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna in nidificazione, cantiere in esecuzione, tempi di realizzazione opere.

Spett.li Enti in indirizzo, per le rispettive competenze, 

con la presente si vuole ringraziare per l’azione di tutela posta in essere nell’anno  2025,  al fine di tutelare le specie in argomento. 

Volontari Lipu hanno provveduto in questo periodo a svolgere un sopralluogo esterno al cantiere, finalizzato a verificare lo stati dei luoghi deputati  alla nidificazione di Rondoni comuni, Rondini montane, Chirotteri: nell’eseguire tale attività con l’ausilio di binocoli, hanno potuto  accertare che i lavori di consolidamento delle murate procedono con tempi non aderenti all’imminente stagione migratoria, quando, dall’Africa Subsahariana giungeranno nel Comune di Cittadella (Padova)  centinaia di Rondoni. Si rammenta che la specie del Rondone, soprattutto il riproduttore dimostra una particolare fedeltà al nido, costituito da fessure, buche pontaie, sottocoppi, ovunque ci sia una cavità retrostante ad uno spazio minimo per poter entrare e nidificare: percorrono circa 12.000 chilometri in volo continuo per ritornare fedelmente a quella cavità-nido.

Le migrazioni annuali del Rondone abitualmente che coincidono con la fine del mese di marzo, prima decade di aprile,  stanno subendo anticipi, causa cambiamenti i climatici in atto. Qualora per la seconda metà del mese di marzo, i lavori in corso non fossero conclusi, al fine di salvaguardare il processo di  nidificazione, si chiede che i ponteggi siano smontati in toto ed ogni attività di lavoro ed antropica in generale, sospesa.

In subordine,si richiede che i ponteggi siano lasciati in loco e liberati da ogni elemento ostativo come teli antipolveri, reti, cavi,  funi, stringhe, ecc, che i parapiedi  interni ai ponteggi non siano posizionati contro o coprenti le cavità, che le passerelle degli stessi non siano allineate contro le cavità, così pure che ancoraggi in parete e la posizione degli elementi afferenti non siano addossati alle cavità. 

Tutto ciò può costruire impedimento per le traiettorie di accesso dei Rondoni alle loro cavità-nido. 

Nel caso i ponteggi rimanessero sul posto, comunque ogni attività antropica deve essere interdetta sino al termine della nidificazione, stimata alla fine del mese di luglio e comunque da monitorare in loco.

Un  grazie anticipato per l’attenzione.

Cordialmente

Il Coordinatore Regionale Lipu Veneto
Dr. Gianpaolo Pamio

N.B.: per praticità, si inoltra in  calce, la missiva inoltrata in precedenza

Venezia, lì 22 maggio 2025

Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Omissis

Spett.le Diocesi di Padova
Via Dietro Duomo 15
Cap 35135 Padova
PEC beniculturali.direzione@pec.diocesipadova.it

Spett.le Omissis

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

e, p.c.

Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto:  lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna  in nidificazione.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione di imminenti lavori di restauro  e manutenzione presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 Cittadella (Padova).  Volontari dell’Associazione, dopo un attento esame esterno dell’area interessata, in orario diurno  e serale – notturno, hanno accertato la presenza di specie di uccelli oggetto di particolare tutela stante dei lavori di manutenzione 

Viene segnalato nello stabile in oggetto, la presenza in fase di nidificazione, di un  nutrito numero di esemplari di   Rondine montana (Ptyonoprogne rupestris ),  di Rondone  (Apus apus), nonché di Chirotteri, tra cui si annovera il Pipistrello Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus hipposideros) viene descritto che l’attività delle suddette specie  continua attivamente, soprattutto per quanto riguarda i Rondoni le cui coppie possono quantificarsi in almeno una ventina, per l’altra specie non è stato possibile un computo esatto se non per i Chirotteri quantificati in una dozzina.  

Tutte le specie suddette  si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino, oltre alla sottrazione di habitat, all’uso intensivo dei pesticidi in agricoltura,  vi sono tutti quegli interventi edilizi che non tengono conto della loro conservazione.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla Direttiva CE n. 43/1992, cosiddetta “Direttiva Habitat”, sulla Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna) 

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità    – esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale  –   e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

Al fine di una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre

All’uopo si rammenta che i Chirotteri sono  tutelati da Leggi nazionali e da Direttive e Convenzioni Internazionali:

La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica i Chirotteri come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). In tale Allegato sono elencati tutti i Chirotteri europei ad eccezione di Pipistrellus pipistrellus.

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Il Bat Agreement, “Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei – EUROBATS“, reso esecutivo in Italia con la Legge 27 maggio 2005, n. 104. È un testo normativo nato per concretizzare gli obiettivi della Convenzione di Bonn relativamente alle specie di Chirotteri europei, definite “seriamente minacciate dal degrado degli habitat, dal disturbo dei siti di rifugio e da determinati pesticidi”.

La Direttiva 92/43/CEE relativa alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche“, nota come Direttiva Habitat attuata in via con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, integrato e modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120.


Sulla base delle norme citate è quindi vietato abbattere, catturare, detenere e commerciare esemplari di qualsiasi specie di Chirottero italiano (artt. 21 e 30 della L. 157/92; art. III del Bat Agreement – EUROBATS; art. 6 della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/1997 e ss.mm.).
Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

E’ inoltre vietato arrecare disturbo agli esemplari, in particolare durante le varie fasi del periodo riproduttivo e durante l’ibernazione, nonché alterare o distruggere i siti di rifugio (art. 6, cap. III della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/97 modificato con D.P.R. 120/2003). Relativamente a quest’ultimo aspetto, sono citati i “siti di riproduzione”, “di sosta” e “di riposo”, e quindi tutte le tipologie di siti di rifugio utilizzate dai Chirotteri risultano interessate dalla disposizione.

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:

tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila

evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione

i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale

la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità.   

Cordialmente.

Coord. regionale Lipu per il Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

A Stra (VE) potatura dei Tigli in periodo di nidificazione

Alla c.a. dell’Ufficio Tecnico del Comune di Stra VE

Venezia, 11 Marzo 2026

Spett.le Ufficio Tecnico

è giunta alla scrivente Associazione Lipu, da parta di un socio, la  comunicazione che in località Mira è in corso un’attività di potatura di un filare di Tigli, detta potatura  viene documentata da  una fotografia che si allega. Tale operazione,  rimane in contrasto con le “Linee guida  per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” redatto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” Comitato per lo sviluppo del verde pubblico” edito nel 2017. 

In primis  come ripotato a pagina 41 del suddetto documento: viene segnalato che “una potatura senza criterio porta alla disorganizzazione completa della ramificazione; puo’ provocare forti reazioni vegetative e quindi non serve a ridurre le dimensioni della chioma”. 

Oltreche’ eseguire potature nel periodo di nidificazione,  quale da marzo a fine luglio arreca danno anche se il nido non è ancora costruito, soprattutto  ai piccoli uccelli, attualmente in forte regressione in tutta la Pianura Padana.

Cordialmente

Il delegato Lipu Sezione di Venezia

Dr. Gianpaolo Pamio

Regolo © Bruno Zavattin

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Informazioni

Ambienti agricoli: dai nuovi dati Fbi -LIPU, 33% di uccelli in meno in 26 anni. “Ora Piano di ripristino anche per questo habitat”

I nuovi dati della LIPU per il Farmland Bird Index (Fbi) confermano il grave declino e impongono un forte impulso ai piani di ripristino della Nature Restoration Law anche in ambito agricolo.

Il drammatico calo di Torcicollo (-76%), Calandro (-73%) e Saltimpalo (-71%),  sempre più rari.
Lipu: “Agire subito per salvare la biodiversità. L’FBI relativo agli ambienti agricoli e l’FBIPM, praterie montane, sono indicatori chiave per monitorare lo stato di salute delle nostre campagne”

Meno 33% sul territorio nazionale, ma con punte di -50% nelle pianure alluvionali. Prosegue il drammatico calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani, un trend fortemente negativo certificato dall’ultimo monitoraggio condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto del Farmland Bird Index, ossia l’indicatore che descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli delle aree agricole italiane, finanziato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito della Rete nazionale della Pac.

Secondo i dati 2025, delle 28 specie tipiche degli agroecositemi, utilizzate per il calcolo dell’indicatore, il 71% presenta un declino significativo; in particolare il torcicollo, nell’arco di soli 26 anni ha perso oltre tre quarti della sua popolazione (-76%). 
Non da meno è il calo del calandro (-73%) e del saltimpalo (-71%), così come di altre specie tra cui l’allodola, l’averla piccola, la passera mattugia e la passera d’Italia (vedi scheda).
L’analisi conferma il declino più marcato degli uccelli selvatici nelle pianure (-50%), a dimostrazione di un ambiente che ha fortemente necessità di diffuse azioni di ripristino ambientale. 

I dati descrivono un ambiente agricolo dove le pressioni
 sia sulle specie più rare che su quelle un tempo comuni, così come la scomparsa degli elementi naturali, come siepi e filari, e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, non accennano a diminuire. L’intensificazione, con la conseguente banalizzazione del paesaggio, sta progressivamente colpendo anche nelle zone collinari e pedemontane dove, negli ultimi anni, gli indici risultano in discesa più rapida.

Il campanello di allarme che ci lancia la diminuzione di queste specie non può essere ignorato, poiché esse sono lo specchio del negativo stato di salute dell’intero ambiente che ha conseguenze dirette anche su di noi.

Insieme all’indice delle specie “agricole” (Fbi) la Lipu ha inoltre calcolato quello per le specie delle praterie montane (Fbipm), risultato anch’esso in calo, con punte negative per l’organetto (-69%), il beccafico (-68%), e lo zigolo giallo (-40%). Queste specie sono spesso vittime dell’abbandono colturale delle nostre aree montane che porta alla scomparsa dei prati-pascoli contornati da cespugli radi, loro habitat di elezione.

“Di fronte ai dati drammatici del nuovo Farmland bird index, che peraltro confermano il trend negativo in atto da molti anni – dichiara Roberta Righini, coordinatrice Fbi per la Lipu – il nuovo Regolamento europeo per il Ripristino della natura rappresenta un’importante opportunità per invertire la tendenza al declino degli uccelli degli ambienti agricoli: in particolare gli articoli 10 e 11 prevedono misure per migliorare la diversità degli impollinatori e la messa in campo di pratiche ‘agroecologiche’ per rafforzare la biodiversità degli ecosistemi agricoli. 
“Auspichiamo dunque che nel Piano nazionale in corso di elaborazione vi sia una particolare attenzione a questi articoli, nonché una loro piena attuazione negli anni a venire, pena un ulteriore e definitivo impoverimento dell’habitat e scomparsa della biodiversità che viene ospitata.

“Ma il ruolo dell’Fbi – prosegue Roberta Righini – riveste un ruolo chiave anche per Politica agricola comune, essendo l’indicatore fondamentale per misurare l’efficacia degli interventi previsti nel Piano Strategico Nazionale della Pac. Siamo ora, nel pieno dei negoziati per il rinnovo di questa politica post 2027  ed è dunque di primaria importanza, sia scientifica che culturale – conclude – che tutti gli indicatori ambientali, Fbi in testa, vengano mantenuti anche nella futura programmazione”.

I dati del Farmland bird index 2025 verranno ufficialmente presentati in un incontro online mercoledi 25 febbraio 2026, realizzato anch’esso grazie al progetto Farmland Bird Index. Censimento ornitologico 2025-2029.

La partecipazione al webinar è libera, previa registrazione, compilando il modulo al seguente link:
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-farmland-bird-index-censimento-ornitologico-2025-2029-annualita-2025-1980623358783?aff=oddtdtcreator

FOTOGRAFIE delle specie uccelli più colpite dal declino (citare il nome autore in caso di pubblicazione):

https://drive.google.com/drive/folders/1UiO9j5QTYcEDu9IiUMFZDCz1TCiY7KLc?usp=sharing

LO STUDIO  Uccelli comuni delle zone agricole in Italia è scaricabile all’indirizzo www.reterurale.it/farmlandbirdindex

11 febbraio 2026
Ufficio Stampa LIPU-BirdLife Italia


SCHEDA

I numeri del Farmland bird index (Fbi) 2025

-33,5%
Il declino del valore dell’indicatore Fbi in 26 anni di monitoraggio  (2000-2025) 

-38%
Il declino del valore dell’indicatore Fbi nelle aree collinari

71%
delle 28 specie degli ambienti agricoli considerate nell’indicatore sono in declino

93.000
I minuti di ascolto sul campo (oltre 1,8 milioni tra il 2000 e il 2025)

140
Gli esperti/e sul campo (538 dal 2000 al 2025)

Le 10 specie di uccelli “agricole” più colpite dal declino (2000-2025) 

  • Torcicollo – 76%    
  • Calandro – 73%
  • Saltimpalo – 71%    
  • Averla piccola -65%    
  • Passera mattugia – 61%
  • Passera d’Italia – 60%
  • Verdone – 59%
  • Allodola – 54%
  • Cutrettola – 49%
  • Verzellino – 47%

-58%
l’Fbi in Europa nel periodo 1980-2024

-52%
L’Fbi nei Paesi dell’Unione europea nel periodo 1980-2024

Fonte dei dati: Rete nazionale della Pac & Lipu (2025). Uccelli comuni delle zone agricole in Italia. Aggiornamento degli andamenti di popolazione e del Farmland bird index per la Rete nazionale della Pac.

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