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La Lipu protesta: sbagliate le potature dei lecci nell’area di Piazzale Roma [Archivio Il Gazzettino 2020]

Dall’articolo del Gazzettino del 10 gennaio 202o.

LA POLEMICA 
VENEZIA «Anche le alberature di piazzale Roma risultano vittime di errate potature». Lo segnala la sezione veneziana della Lipu (Lega italiana protezione uccelli) in una nota inviata al Servizio Suolo e Verde pubblico dell’Ufficio Ambiente del Comune, con la quale denuncia un errato intervento di potatura ad alcuni dei pochi alberi a dimora nell’area del terminal automobilistico. 
«Abbiamo ricevuto delle segnalazioni che indicano una potatura impropria ed eccessiva di alcuni alberi di leccio Quercus ilexed presenti nei Giardinetti, lato Rio Nuovo, di piazzale Roma scrive il responsabile della Lipu, Gianpaolo Pamio – . Come è evidente dalle foto che ci sono state trasmesse, si evince che potature del genere, estese e sistematiche su ogni tralcio di questi alberi, espongono le piante a patologie fungine, aggravate dal fatto che il clima umido ne favorisce la diffusione. Quest’area continua a scrivere la Lipu – è stata interessata gli anni scorsi dall’inserimento di chioschi per il la somministrazione di bevande nello spazio del giardino, sottraendo permeabilità al suolo ed interferendo sulla crescita di olmi e bagolari. Tali scelte, unitamente a potature inopportune, possono compromettere irrimediabilmente la salute di detti alberi». 
L’associazione, tra l’altro, sottolinea che le piante in questione rappresentano l’unico punto alberato di piazzale Roma e che la loro presenza contribuisce a mitigare la calura estiva riflessa dalla superficie asfaltata e incrementata dagli scarichi degli autoveicoli ed autobus che circolano costantemente in quest’area. 
«Riteniamo, pertanto, necessario prosegue la nota richiamare quanto previsto dal Regolamento Comunale per la Tutela e la Promozione del Verde in Città, che stabilisce che la potatura delle piante debba avvenire nel rispetto dei cicli biologici e di sviluppo delle alberature. Ed ancora più importante ribadisce Pamio è rammentare che nell’eseguire tali operazioni si agisca tenendo presente che la riduzione della superficie fogliare si traduce in una minore disponibilità di nutrienti per le radici e le altre parti dell’albero; che l’esposizione frequente della corteccia dei rami più interni alla luce diretta del sole può provocarne il surriscaldamento e conseguente indebolimento strutturale; che il taglio dei rami si traduce in una successiva abbondante produzione di germogli inseriti debolmente, che con il tempo possono diventare pericolosi ed, infine, che il legno dei monconi dopo il taglio risulta vulnerabile all’attacco degli insetti e dei funghi patogeni».
Mauro De Lazzari

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Verde urbano: segnalazioni su abbattimenti, mancati ripristini, potature, interventi vegetali contro l’inquinamento urbano ed il cambiamento climatico

Spett.le Comune di Venezia

Ufficio Verde Pubblico
verdepubblico.rifiuti@comune.venezia.it

e, p.c.

Polizia Provinciale di Venezia
a mezzo invio
protocollo@cittametropolitana.ve.it

Venezia, li 19 giugno 2025

Oggetto: verde urbano, segnalazioni su abbattimenti, mancati ripristini, potature, interventi vegetali contro l’inquinamento urbano ed il cambiamento climatico

Spett.le Ufficio,

stanno giungendo a queste Associazioni, segnalazioni di iscritti o semplici cittadini, supportate da foto e video di abbattimenti di alberi in tutto il  territorio comunale per dichiarata pericolosità. I richiedenti esprimono preoccupazione per tanta ed improvvisa tempestività nel provvedere agli abbattimenti. Volontari delle Associazioni nonché un dottore forestale incaricato hanno  provveduto ad un’attenta esamina delle alberature oggetto degli interventi. La totalità degli alberi in oggetto aveva subito delle potature sistematiche e ripetute nel tempo. Da quanto emerso, in passato ed a tuttora vengono eseguite potature non necessarie su piante fuori dalla stagione preposta, ed in pieno periodo vegetativo, eseguite nei mesi di giugno – luglio. Potature svolte non in via emergenziale come a seguito di rotture accidentali di rami dovute al maltempo, od altro, come stabilito dal  Regolamento sul Verde, bensì su interi filari di alberi. Siti interessati a nostra conoscenza in località  Mestre – Bissuola nel parco “Alfredo Albanese”, nonché Via San Donà Venezia – Carpenedo e Marghera Via Fratelli Bandiera. Giova ricordare che il Regolamento Comunale per la tutela e promozione del Verde in Città adottato dal Consiglio Comunale nella seduta del 21.07.2003 con deliberazione nr. 111, e successive modificazioni, all’art. 14 comma 4 recita: “La potatura viene programmata con adeguato anticipo, nel rispetto dei cicli biologici e di sviluppo delle alberature. Viene definita straordinaria nei casi in cui si manifestino situazioni non prevedibili tali da creare scompensi strutturali alla pianta stessa, con conseguente pericolo di incolumità pubblica. In entrambi i casi quando si deve eseguire una potatura occorre agire tenendo presente che: n) la riduzione della superficie fogliare si traduce in una minore disponibilità di nutrienti per le radici e le altre parti dell’albero; o) l’esposizione frequente della corteccia  dei rami  più interni alla luce diretta del sole può provocare il surriscaldamento e conseguente indebolimento strutturale; p) il taglio dei rami si traduce in una successiva abbondante produzione di germogli inseriti debolmente, che con il tempo possono diventare pericolosi; q) il legno dei monconi dopo il taglio risulta vulnerabile all’attacco degli insetti e dei funghi patogeni. (…)

Pioppo bianco via Fratelli Bandiera, Marghera, capitozzatura in fase vegetativa

Si sottolinea che in nessuno dei tagli dei corpi vegetali è stata applicate la corteccia artificiale per impedire l’esposizione a funghi e batteri.

Dalla cittadinanza viene altresì segnalata la mancata ricomposizione di alberi nei filari presenti in Via Bissuola e Via Altinia, viene segnalata una moria di alberi di nuovo impianto in località Via Beccaria Marghera, nonché Via Altina lato frazione di Dese. La moria degli alberi di nuovo impianto potrebbe essere limitata  con la buona pratica dall’apposizione di pacciamatura a trucioli o panni in fibra di cocco biodegradabili, la pacciamatura protegge la zolla dall’insolazione e trattiene l’umidà dell’acqua, cedendola gradualmente durante il giorno.

Per gli abbattimenti e potature, si rammenta che l’attuale periodo rappresenta forti criticità per la diffusa fauna in nidificazione, altresì tutelata dalla vigente normativa L. 157/1992 e successive modificazioni. Talune specie, soprattutto Pipistrelli sono particolarmente elusive e mimetiche al punto che le cavità negli alberi quali pertugi, cortecce, fori, sfuggono anche alla vista del personale più esperto, si richiede particolare oculatezza nell’effettuare ogni tipo di intervento al fine della tutela di tali specie.

In considerazione dei cambiamenti climatici in atto, si rammenta dell’irrinunciabile valore aggiunto del verde in ambito urbano.

La scelta di omettere spazi verdi, oltre a portare degli svantaggi in termini economici, quali il disvalore delle aree interessate, un maggiore consumo di energia elettrica per il funzionamento dei condizionatori d’aria, è in contrasto con le indicazioni fornite dal WHO Word Health Organization, (Agenzia Speciale dell’ONU).  Viene riportato nel documento interamente reperibile nel sito del WHO (…) lo stile di vita urbano moderno è associato a stress cronico, attività fisica insufficiente, ed esposizione a rischi ambientali antropici. Gli spazi verdi urbani come parchi, parchi giochi, e vegetazione residenziale, possono promuovere la salute mentale  fisica e ridurre la malattia e la mortalità dei residenti urbani offrendo rilassamento psicologico e alleviamento dello stress, stimolando la coesione sociale, sostenendo l’attività fisica e riducendo l’esposizione agli inquinanti, rumore e calore eccessivo. Le nuove scoperte mostrano che gli interventi per aumentare o  migliorare lo spazio verde urbano possono fornire risultati positivi in termini di salute, sociali e ambientali per tutti i gruppi di popolazione, in particolare tra i gruppi di status socio economico inferiore (..). Alla luce di quanto esposto si richiede vengano adottate tutte le misure anche in sede di Regolamento Edilizio per attenersi alle linee guida del WHO. 

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico per cui la Val Padana vanta un numero di vittime tra le più alte d’Europa, queste Associazioni, stante il perdurare di tali fenomeni, suggeriscono di impiegare essenze vegetali per ridurre e contrastare tale fenomeno. Molto utile sarebbe l’impianto di vegetali sempreverdi che, mentre svolgono l’azione di fotosintesi, trattengono le polveri sottili anche nel periodo invernale, il peggiore per l’elevata concentrazione di inquinanti. Portiamo l’esempio di Amsterdam (NL) cui è stata piantumata, intorno la città, una cintura verde di 40 ettari per il contenimento di inquinanti provenienti dal porto e dall’autostrada.  Ormai è noto e comprovato a livello scientifico anche da un recente approfondito rapporto della “The Nature Conservancy” ONG con sede in Virginia USA,  che un tessuto esteso di vegetazione in aree urbane contribuisce alla riduzione della CO2 ed al trattenimento delle Polveri Sottili PM 10 e di altri inquinanti prodotti dall’attività umana.

Tali impianti di vegetazione, oltre a contenere gli inquinanti atmosferici contribuiscono alla riduzione delle insolazioni a terra nel periodo estivo, alla riflettenza su asfalti, sulle superficicementizie e laterizi, nonché producono dei benefici eliminando il ritorno acustico dei rumori in città, ed affievoliscono i colpi di vento. 

Per assolvere a questo compito, si suggerisce il Leccio Quercus ilex  essenza autoctona molto resistente e non bisognosa di nessuna manutenzione, potrebbe essere inserito in filari, a più capi, a ridosso o nelle vicinanze delle arterie urbane ed extraurbane nonché autostradali meglio se sottovento ad esse. Un rampicante autoctono potrebbe essere la risposta “principe” per contrastare l’inquinamento atmosferico, si tratta dell’Edera Hedera helix, sempreverde che cresce anche spontanea in tempi rapidi, non abbisogna di manutenzione, costituisce protezione e cibo per alcune specie di uccelli. La Hedera helix, puo’ essere sviluppata senza che arrechi danno a colonne e piloni stradali, muri, pareti artificiali fonoassorbenti, tetti, coperture orizzontali e verticali, guard-rail senza che se ne comprometta la funzionalità, ecc. Consapevoli che il problema dell’inquinamento atmosferico nelle città, soprattutto della Val Padana, ha assunto proporzioni allarmanti e rappresenta un grave pregiudizio della salute pubblica, nonché non sia di facile soluzione, riteniamo che tali misure sul verde pubblico in maniera diffusa, sommate ad altre, costituiscano delle valide e collaudate risposte a tale fenomeno. 

Alla luce di quanto esposto per quanto concerne la problematica attuale del Verde Urbano nel Comune di Venezia e per gli sviluppi auspicati, queste Associazioni, viste anche le istanze della popolazione rivolte alle scriventi, chiedono al fine di contribuire ad un confronto costruttivo con la cittadinanza, di ripristinare la Consulta per l’Ambiente soppressa nel 2016.

Cordiali saluti 

Il delegato della LIPU Sez. Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio

Il Presidente del WWF Venezia e Territorio
Dr. Roberto Sinibaldi

  

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Albero caduto a Venezia: comunicato congiunto di LIPU e WWF sul verde in città

                                                                            Venezia, lì 3 giugno 2025

COMUNCATO STAMPA SU ALBERI IN CITTA’, VENEZIA, GIUGNO 2025

“Migliorare la progettazione delle aree verdi e la manutenzione del patrimonio arboreo, ma evitare la caccia all’ albero”.

La quercia Quercus ilex caduta ieri a Venezia – Piazzale Roma obbliga ad alcune riflessioni su come vengono progettate e gestite le aree verdi in città. Innanzitutto auguriamo il meglio possibile a chi è stato vittima dello schianto del leccio di ieri. Si denota però che gli spazi verdi vengono talvolta considerati come elementi marginali del vivere in Città: quasi che gli alberi fossero un contorno per riempire degli spazi vuoti e non un elemento essenziale della qualità di vita. Un albero fa ombra, abbassando le temperature anche di 15°,  produce ossigeno, depura l’aria e dona bellezza spesso agli ambienti urbani. Purtroppo spesso vengono trattati in maniera impropria, circondati con marciapiedi e asfalto, pedane, tombini, lastricati, sopra gli apparati radicali e fino a strozzare la base di questi organismi viventi, senza parlare di certe potature, non tutte, magari troppo frequenti e fuori periodo di riposo biologico, che riducono certi alberi a “bonsai” compromettendone la vitalità e spesso favorendo l’ingresso di malattie e agenti patogeni. La migliore potatura è quella che non si vede o comunque quella che non causa ferite profonde tranne dove necessarie per mettere in sicurezza gli alberi in contesti particolari. Alla luce dei cambiamenti climatici e delle ondate di calore e intense siccità sempre più frequenti, che sottopongono a stress i nostri amici alberi occorre un nuovo approccio, più sistemico, progettare meglio e dare il giusto spazio agli alberi, in tutte le loro fasi di vita, affidandosi alle giuste competenze di dottori agronomi e forestali. E in questo senso, in ogni sede, pubblico e privato, a tutti i livelli, è necessario che si mantengano o aumentino le adeguate competenze tecniche professionali per migliorare il verde in città.

Ritenere pericolosi o peggio inutili i grandi alberi, a prescindere dalla loro reale pericolosità o stato di salute, anche in città, magari sull’onda di emozioni o di tragedie reali come questa, sarebbe un errore imperdonabile. In merito alle potature sussistono linee guida e normative di riferimento di tutto rispetto e complete, sarebbe da applicarle:                

ampia ed acclarata bibliografia, evidenzia come l’esecuzione di tale attività  espone l’albero oggetto di potatura a patologie fungine che possono portare a seccume e necrosi postume con la morte dell’albero stesso.

All’uopo si richiama quanto previsto dal Regolamento Comunale per la Tutela e la Promozione del Verde in Città, approvato con delibera di Consiglio Comunale di Venezia n. 111 del 21.07.2003 e successive modificazioni, che recita all’art. 14.4 “La potatura viene programmata con adeguato anticipo, nel rispetto dei cicli biologici e di sviluppo delle alberature. Viene definita straordinaria nei casi in cui si manifestino situazioni non prevedibili tali da creare scompensi strutturali alla pianta stessa, con conseguente pericolo di incolumità pubblica. In entrambi i casi quando si deve eseguire una potatura occorre agire tenendo presente che:

a) la riduzione della superficie fogliare si traduce in una minore disponibilità di nutrienti per le radici e le altre parti dell’albero;

b) l’esposizione frequente della corteccia dei rami più interni alla luce diretta del sole può provocarne il surriscaldamento e conseguente indebolimento strutturale;

c) il taglio dei rami si traduce in una successiva abbondante produzione di germogli inseriti debolmente, che con il tempo possono diventare pericolosi;

d) il legno dei monconi dopo il taglio risulta vulnerabile all’attacco degli insetti e dei funghi patogeni (…)

Nonché lo stesso Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico, nelle “Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” MATTM 2017, alla pag. 41 nel paragrafo 4.2.2. La potatura  recita: “Tempistica, periodo, intensità dell’intervento dovranno essere contestualizzati alle caratteristiche stazionali e vegetazionali”.

Cordialmente

Il coordinatore Lipu Veneto   
Dr. Gianpaolo Pamio

Il Presidente WWF Venezia e Territorio
Dr. Roberto Sinibaldi                       

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Cittadella (PD), restauro del Duomo: criticità per l’avifauna in periodo di nidificazione

Venezia, lì 23 maggio 2025

ALLA CORTESE ATTENZIONE DI 

                                                                                 Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

                              e, p.c.

                                                                                  Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto:  lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna  in nidificazione.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione di imminenti lavori di restauro  e manutenzione presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 Cittadella (Padova). I volontari dell’Associazione, dopo un attento esame esterno dell’area interessata, in orario diurno e serale – notturno, hanno accertato la presenza di specie di uccelli oggetto di particolare tutela stante dei lavori di manutenzione 

Viene segnalato nello stabile in oggetto, la presenza in fase di nidificazione, di un  nutrito numero di esemplari di   Rondine montana (Ptyonoprogne rupestris ),  di Rondone comune  (Apus apus), nonché di Chirotteri, tra cui si annovera il Pipistrello Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus hipposideros) viene descritto che l’attività delle suddette specie  continua attivamente, soprattutto per quanto riguarda i Rondoni le cui coppie possono quantificarsi in almeno una ventina, per l’altra specie non è stato possibile un computo esatto se non per i Chirotteri quantificati in una dozzina.  

Tutte le specie suddette  si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino, oltre alla sottrazione di habitat, all’uso intensivo dei pesticidi in agricoltura,  vi sono tutti quegli interventi edilizi che non tengono conto della loro conservazione.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla Direttiva CE n. 43/1992, cosiddetta “Direttiva Habitat”, sulla Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna).

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità   – esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale  –   e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

Al fine di una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre

All’uopo si rammenta che i Chirotteri sono  tutelati da Leggi nazionali e da Direttive e Convenzioni Internazionali:

La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica i Chirotteri come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). In tale Allegato sono elencati tutti i Chirotteri europei ad eccezione di Pipistrellus pipistrellus.

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Il Bat Agreement, “Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei – EUROBATS“, reso esecutivo in Italia con la Legge 27 maggio 2005, n. 104. È un testo normativo nato per concretizzare gli obiettivi della Convenzione di Bonn relativamente alle specie di Chirotteri europei, definite “seriamente minacciate dal degrado degli habitat, dal disturbo dei siti di rifugio e da determinati pesticidi”.

La Direttiva 92/43/CEE relativa alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche“, nota come Direttiva Habitat attuata in via con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, integrato e modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120.

Sulla base delle norme citate è quindi vietato abbattere, catturare, detenere e commerciare esemplari di qualsiasi specie di Chirottero italiano (artt. 21 e 30 della L. 157/92; art. III del Bat Agreement – EUROBATS; art. 6 della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/1997 e ss.mm.).
Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

E’ inoltre vietato arrecare disturbo agli esemplari, in particolare durante le varie fasi del periodo riproduttivo e durante l’ibernazione, nonché alterare o distruggere i siti di rifugio (art. 6, cap. III della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/97 modificato con D.P.R. 120/2003). Relativamente a quest’ultimo aspetto, sono citati i “siti di riproduzione”, “di sosta” e “di riposo”, e quindi tutte le tipologie di siti di rifugio utilizzate dai Chirotteri risultano interessate dalla disposizione.

Balestruccio © P. Vacillotto

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:

– tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila

– evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione

i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale

– la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

– chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

– montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità.   

Cordialmente.

Dr. Gianpaolo Pamio
Coordinatore regionale Lipu per il Veneto