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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Mestre, Canale Osellino: la nidificazione dei Gruccioni compromessa dai lavori di rifacimento sponde

Venezia, lì 12 maggio  2026

Spett.le Direzione ADG . Fears – U.O. Bonifica ed Irrigazione
Dorsoduro 3901
30123 – Venezia
adgfeasr@pec.regione.veneto.it

                                                           Alla Polizia Provinciale di Venezia
Via Catene, 95
30100 – Venezia
protocollo@cittametropolitana.venezia.it

Al Genio Civile di Venezia
Via Longhena 6
30175 Venezia – Marghera
geniocivileve@regione.veneto.it

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
turismo@regione.veneto.it

Nucleo Carabinieri Forestali di Mestre VE
Via Altobello. 14
                                                               30172  Venezia – Mestre
PEC fve43681@pec.carabinieri.it

e, p.c.

Ministero Lavori Pubblici
Provveditorato alla OO.PP.
San Polo 19
30100 – Venezia
provveditore.ooppve@mit.gov.it

Comando Polizia Locale Comune di Venezia
Sezione Tutela Ambientale
San Marco 4137
30124 – Venezia
comando.pm@comune.venezia.it

Oggetto: Lipu Lega Italiana Protezione Uccelli, Coordinamento Veneto, Venezia – Mestre, Canale Osellino, rifacimento sponde, presenza esemplari di Gruccione Merops apister in nidificazione, criticità

Spett.li Enti in indirizzo,  per le rispettive competenze, 

è giunta a questa Associazione, poi verificata come fondata e veritiera, la segnalazione di lavori di manutenzione e ripristino degli argini del Canale Osellino, tratto finale del fiume Marzenego, in località Mestre – Venezia, parallello alla strada urbana Via Amerigo Vespucci. A dire del richiedente l’attività di cantiere per i lavori suddetti stavano danneggiando irrimediabilmente la nidificazione di  alcune coppie di Gruccione.

Canale Osellino Mestre Ve sponde in rifacimento © G. Pamio

In loco, volontari della Lipu hanno accertato nelle giornate del 8 e del 11 maggio, con una lunga permanenza in osservazione, censivano l’effettiva presenza di 7 coppie di Gruccione che volteggiavano e si introducevano nelle cavità – nido, in costruzione. 

I lavori cantiere sono giunti ad una paio di metri dal gruppo di cavità in costruzione e non hanno fatto desistere i Gruccioni al proseguo dell’attività di nidificazione: con probabilità sono gli stessi esemplari nati nel medesimo luogo negli anni precedenti, i tempi per la riproduzione sono ristretti, giunti dall’Africa Sub Sahariana, una volta recuperate le forze si operano per la formazione delle coppie e  costituzione della nidiata, poi i giovani a fine agosto / primo autunno, devono risultare pronti alla migrazione nei luoghi di svernamento. 

Inficiare l’attività di nidificazione può non consentire alle coppie di Gruccione esaminate di rientrare nei tempi per la ricerca di un sito riproduttivo alternativo, indi c’è la possibilità non si riproducano nell’anno in corso.

Canale Osellino, Gruccione su nido © G. Lucchetti

Una questione analoga sempre nel medesimo Canale Osellino per un tratto a valle, era  già stata trasmessa in data 31 maggio 2023 sempre a seguito di una segnalazione analoga da parte di un residente, trasmessa in allegato.

Per i fatti in argomento, si richiama che il Gruccione, è una specie tutelata,  inserita nell’Allegato I della Direttiva Uccelli nr. 79/409/CE, nonché la fase di nidificazione, è tutelata dalla Legge 157/1992 e la distruzione dei nidi rimane una fattispecie penalmente rilevante.

Con la preghiera di interrompere ogni fenomeno di perturbazione e compromissione dell’habitat del Gruccione si richiede tali attività siano posticipate al termine della nidificazione. 

Cordialmente

Il Coordinatore Regionale Lipu Veneto
Dr. Gianpaolo Pamio

Segnalazione rifacimento sponde in periodo di nidificazione presso il Canale Osellino – 31 maggio 2023.

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione Verde pubblico

Via Righi, Venezia – San Giuliano: criticità su potature in periodo di nidificazione

Spett.le Comune di Venezia
Ufficio Verde Pubblico 
verdepubblico.rifiuti@comune.venezia.it

Spett.le ANAS S.p.A. Veneto
Via Millosevich,49
30175 – Venezia  Mestre
segr.st.veneto-fvg@stradeanas.it

Venezia, li 8 aprile 2026

Oggetto: Verde urbano, segnalazioni per potature eseguite nel mese di marzo 2026 in località Venezia – Via Righi strada SR nr. 11 su filari di Pioppo bianco, criticità per il periodo di nidificazione.

Spett.li Uffici,

per le rispettive competenze,

sono giunte segnalazioni da parte di soci dell’Associazione di potature eseguite in un periodo non consono a tale attività, precedenti potature e capitozzature eseguite negli anni passati, viene segnalato, hanno prodotto delle morie e gravi danneggiamenti ai Pioppi bianchi in oggetto. All’uopo si rimette la lettera aperta al presidente dell’ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani, da parte del presidente della Lipu, ove vengono richiamati gli Enti pubblici al rispetto del periodo di riproduzione degli uccelli.

Stop ad abbattimenti e potature di alberi e siepi, o lo sfalcio della vegetazione lungo i corsi d’acqua, perché mettono a repentaglio la fase più delicata della vita degli uccelli: la riproduzione”. 
E’ l’appello che la Lipu rivolge sia agli enti pubblici che ai cittadini, e più in generale a tutti coloro che sono coinvolti con la gestione del verde: evitare il taglio delle piante nel periodo tra marzo e luglio-agosto – mesi in cui si concentra la nidificazione degli uccelli – se non per motivi circoscritti e di forza maggiore, quale può essere la rimozione di un ramo pericolante o che intralcia il traffico. I dati degli atlanti ornitologici, a conferma della presenza importante di uccelli nelle aree urbane, riportano da una cinquantina fino a un centinaio di specie diverse che nidificano in ciascuna delle nostre città.

Con l’arrivo anticipato della primavera, gli uccelli stanno già iniziando a costruire i nidi: si vedono colombacci e gazze con i rametti nel becco, cinciallegre che esplorano le cavità negli alberi dove deporranno le uova, merli e capinere in canto nuziale, e tante altre specie che abitano nei giardini e parchi delle aree urbane. 

Rigogolo © Raffaello Pellizzon

La Lipu ricorda che i nidi degli uccelli sono protetti in tutto il territorio, aree urbane incluse, dalla legge nazionale 157/92 oltre che dal Decreto ministeriale sui criteri ambientali minimi del verde pubblico (Cam) che peraltro è in fase di aggiornamento da parte del ministero dell’Ambiente. La distruzione di un nido si configura come reato penale, ed è ancor più grave se vi sono presenti dei nidiacei.

In merito, la Corte di giustizia europea, con la sentenza del 1° agosto 2025, ha dichiarato che la distruzione o il danneggiamento di nidi e uova è vietata, anche qualora l’oggetto dell’attività umana abbia finalità diverse, quali possono essere i lavori riguardanti il verde. Pertanto l’accettazione che la propria attività possa comportare un danno agli uccelli viene equiparata a un atto doloso e deliberato.

Rispettare infine l’indicazione di non effettuare interventi tra marzo e agosto è fondamentale, così come da evitare sono gli interventi dopo aver effettuato un’ispezione alla ricerca di nidi e, se negativa, procedere coi tagli: l’eliminazione della vegetazione compromette comunque l’habitat, che è la dimora degli uccelli, a prescindere che il nido sia presente proprio sulla pianta in oggetto.
“Come riportato da due pareri dell’Ispra – spiega Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana della Lipu – molti nidi sono piccoli e abilmente nascosti, inclusi quelli posizionati nei buchi del tronco e dei rami, anche un ornitologo esperto ha difficoltà  nell’individuarli, o comunque necessita di un’indagine laboriosa che diventa quasi insostenibile dal punto di vista operativo. 
“A maggior ragione – aggiunge Dinetti – affidare un compito del genere a chi non sia in possesso di adeguata preparazione appare del tutto scorretto e privo di valore scientifico”.

“La primavera anticipata – dichiara Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia – rende il rispetto delle norme non più solo un dovere etico, ma un obbligo legale immediato. Distruggere un nido non è una fatalità, ma un reato penale che la giurisprudenza europea equipara ormai a un atto deliberato. Chiedo a enti pubblici e privati il blocco immediato di ogni intervento non urgente: il rispetto dei regolamenti e dei tempi della natura non è una scelta, ma un preciso obbligo di Legge. Fermiamo le motoseghe, rispettiamo la biodiversità che ci circonda”.

Cordialmente

Il delegato della Lipu Sezione di Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione Verde pubblico

Strada Terraglio: potature irregolari e mancato ripristino delle alberature, richiesti accertamenti

Venezia, li 7 aprile 2026

Spett.le Regione Veneto Direzione Ambiente
Cannaregio 99 – Venezia
PEC  ambiente@pec.regione.veneto.it

Spett. ANAS Veneto
Via Millosevich  49
Venezia – Mestre
PEC anas.veneto@postcert.stradeanas.it

Al Comune di Venezia
Ufficio Verde Pubblico
verdepubblico.rifiuti@comune.venezia.it

Al Comune di Mogliano Veneto TV
Ufficio Verde Pubblico
protocollo@comunemoglianoveneto.it

Al Comune di Preganziol TV
Ufficio Verde Pubblico
ambiente@comune.preganziol.tv.it

Al Comune di Treviso
Ufficio Verde Pubblico
urp@comune.treviso.it
Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto
Soprintendenza per i Beni Architettonici E Paesaggistici per le provincie di Venezia Belluno, Padova e Treviso
mbac-sbap-vebpt@mailcert.beniculturali.it

Oggetto: Lipu, Lega Italiana Protezione Uccelli, Coordinamento Regione Veneto,  potature irregolari, ricomposizione filare di alberi nella strada regionale nr. 13 Pontebbana, nel tratto compreso tra Mestre e Treviso, richiesta sopralluogo per accertare opere non conformi al vincolo ambientale entro i 100 metri dal sedime come da dettame del Decreto Ministeriale.

La scrivente Associazione, a seguito la reiterata segnalazione da parte di alcuni iscritti residenti nelle aree in oggetto,  ha accertato  che nella Strada  Regionale Terraglio nr. 13 nel tratto tra Mestre (Ve) e Treviso non è stato effettuato il ripristino come da prescrizione  delle alberature, soppresse, per molteplici cause, negli anni scorsi. La Sezione Lipu di Venezia, sollecitata da alcuni soci, era intervenuta dal 2009 al 2012 per segnalazione delle potature eseguite in maniera impropria cui hanno  probabilmente contribuito dall’esamina, e dall’istruttoria eseguita, in progressione,  alla moria di interi filari. 

Strada Terraglio mancati ripristini alberi abbattuti, foto archivio Lipu Venezia

 Gia’ nel 2011 con lettera datata 24 ottobre la Sopritendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Padova all’indirizzo del Consiglio Regionale Veneto ed all’Ufficio del Difensore Civico Regionale, interessato all’uopo, recitava : “ (…)  La scrivente (Soprintendente ndr) ritiene comunque ragionevole ed apprezzabile la proposta di impianto delle alberature mancanti, infatti i filari di platano rappresentano uno degli elementi di maggior importanza paesaggistica dell’antico percorso stradale. Va tuttavia rilevato che molte sono le cause dell’impoverimento del Terraglio. Tra queste si segnalano fra tutte il tombamento dei fossati e le rilevantissime trasformazioni antropiche del territorio rilevabili soprattutto verso le due estremità del percorso (a Mestre e Treviso). Per quanto riguarda le alberature va segnalato che la loro scomparsa è spesso rilevabile in corrispondenza di attività commerciali. Per quanto di competenza questa Soprintendenza ha già avviato incontri a carattere tecnico con gli Assessorati e i servizi Tecnici competenti del Comune di Venezia per promuovere le ricomposizione paesaggistica dell’importante strada, richiedendo tra l’altro la piantumazione di platani resistenti agli agenti patogeni e il controllo delle potature. (…)

Strada Terraglio TV Platani morti da abbattere, archivio Lipu Venezia

Come da nota della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Provincie di Venezia, Belluno, Padova e Treviso con data 3.12.2012 prot. 33660  si legge: “A seguito della segnalazione della LIPU di cui alla nota in oggetto, acquisita in data 20/11/2012 con prot. 32802, questa Sopritendenza rammenta a tutti  gli enti in indirizzo, (Regione, Comuni, Anas ndr) che le potature degli alberi sono un operazione estremamente delicata che deve essere effettuata da personale specializzato. Dalla documentazione fotografica trasmessa invece, si evince che la potatura che si configura come capitozzatura che annulla completamente il valore estetico dell’albero, elemento paesaggistico richiamato nel provvedimento di tutela emesso ai sensi del D.M. 24/1/1967. – Strada del Terraglio – (…)”.  Nello stesso documento si legge: “(…) Come più volte ribadito da questo ufficio inoltre, si invita l’ANAS a provvedere alla sostituzione degli esemplari abbattuti, (D.M. 412 del 03/09/1987 e D.G.R. nr. 291  del 26/1/.1988 inerenti la lotta obbligatoria contro il cancro colorato del platano) mediante la messa a dimora di altri esemplari di platano secondo  le indicazioni formulate al riguardo contenute nella nota prot. 33355 del 2/2/2011 (…)”. 

Strada Terraglio TV Platani potati in maniera non conforme, archivio Lipu Venezia

Da un primo esame da parte dei volontari della Lipu, emerge lo stato di potature eseguite in maniera non consona all’estetica ed all’equilibrio degli alberi, sono stati asportati senza motivo tutti i piccoli tralci nella parte bassa e mediana, che non intralciavano la circolazione stradale, fornendo agli alberi una connotazione innaturale ed alquanto esposta a turbolenze d’aria, al punto da renderli probabilmente instabili. All’uopo si richiama il documento redatto dal Ministero dell’Ambiente  e della Tutela del Territorio e del Mare, Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, “Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” a pag. 40 paragrafo 4.2.2 – “La potatura”. “Un approfondimento meritano gli interventi di potatura che rappresentano la pratica colturale che maggiormente impatta le condizioni di vegetazione degli alberi. Una potatura male eseguita, che nei migliori dei casi è inutile, può danneggiare irrepabilmente un albero, accorciandone il ciclo vitale, indebolendolo, anche al punto di renderlo instabile e quindi pericoloso. Ad ogni stagione l’esecuzione di potature scorrette provoca danni economici enormi, oltre al danno paesaggistico ed all’erosione del nostro patrimonio arboreo. Essendo la potatura un intervento che influisce sulle condizioni energetiche dell’albero e può anche essere fonte di diffusione di patologie, è necessario che venga svolto solo da personale qualificato (…)

Alla luce di quanto riferito, si richiede venga ottemperato alla prescrizione del reimpianto, con adeguate dimensioni, al fine di ricomporre  i filari dei Platani  mancanti. In allegato si trasmette copia della nota della Soprintendenza ai BB.AA.AA. del 24.10.2011.

Cardellino © Antonio Zanforlin

Per quanto riguarda le opere non conformi alle prescrizioni di vincolo per una distanza di 100 mt. dal sedime stradale, come da Decreto Ministeriale, si richiede, una ricognizione completa per tutta la lunghezza della strada, da Mestre  VE a Treviso. Vengono documentate ed accertata la regolarità delle opere di chiusura dei fossati, tombamenti, passi carrai, marciapiedi, asfaltature, fermate di bus in carreggiata,  edifici a destinazione residenziale, commerciale, direzionale, a ridosso della strada, ecc. tutti manufatti che portano ad una soppressione dello spazio dedicato ai filari di Platano che viene interrotto e non ripristinato anche per lunghi tratti. Si demanda indi al ripristino in toto del filari di Platani da Mestre VE a Treviso, come dettame del Decreto Ministeriale

Cordialmente                                                               

Il Coordinatore Lipu Regione Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

Nota originale della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna al Consiglio Regionale del Veneto e alla LIPU Sezione di Venezia, 24 Ottobre 2011.

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Castelfranco Veneto (TV): lavori di restauro presso le mura cittadine, criticità per l’avifauna  in nidificazione

Prot. nr.                                                                                                         

Venezia, lì 2 marzo 2026

Sig. sindaco del Comune di Castelfranco Veneto
Via Francesco Maria Preti, nr. 36
31033 – Castelfranco Veneto TV
PEC comune.castelfrancoveneto.tv@pecveneto.it

Spett.le comando Carabineri Forestali di Treviso
Via L. Sartori, 7
31100  – Treviso TV
PEC ttv24530@pec.carabineri.it

Oggetto: Castelfranco Veneto TV, lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso le mura cittadine, porticato storico della Città, criticità per la presenza di avifauna  in nidificazione.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione da parte di cittadini ed iscritti, la notizia di imminenti lavori di manutenzione e restauro presso le mura di cinta della Città di Castelfranco nonché del porticato del Centro Storico, ove è anche programmata la sostituzione dell’impianto di illuminazione con uno di neo concezione a luci LED. 

All’uopo, in premessa, si riportano i suddetti dati del censimento eseguito dai volontari Lipu e caricato nella piattaforma Ornitho nel mese di agosto 2024:

Rondone comune (Apus apus):


-colonia con  15 nidi in via Francesco Maria Pretto n.33.
-colonia con 38 nidi  lungo le  Mura .

Rondine (Hirundo rustica)

– colonia con 10 nidi 

Si precisa che da Piazza Giorgione civico 23 al civico 51, sono presenti i suddetti 10 nidi tra gli aghi antintrusione che mettono in pericolo le rondini ed i piccoli che si involano. Si segnalano tavolette di legno posizionate sotto i nidi troppo a ridosso degli stessi, tanto da ridurre il già ridotto spazio esistente tra gli aghi antintrusione e il nido (la raccomandazione per il posizionamento delle tavolette ,con esperienze collaudate, è di mantenere la distanza di circa 30 cm dal nido stesso).

Le  specie suddette  si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino, oltre alla sottrazione di habitat, all’uso intensivo dei pesticidi in agricoltura,    gli interventi edilizi che non tengono conto del loro stato di adattamento.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla  Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna) 

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità    – esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale  –    e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

Al fine di una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre


La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica le specie in argomento come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). 

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:
tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila
evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Da quanto trasmesso, si richiede che ogni attività che produca una perturbazione o distruzione dei siti di nidificazione venga posticipata al  termine del periodo di nidificazione

Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità, anche di consulto.  

Cordialmente.

Coord. regionale Lipu per il Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione Verde pubblico

Bosco di Mestre località Favaro Veneto: attività forestale svolta in periodo di nidificazione

Spett.le Comune di Venezia
verdepubblico.rifiuti@comune.venezia.it

Spett.le Polizia Metropolitana della Provincia di Venezia
protocollo@cittametropolitana.venezia.it

Venezia, li 16 marzo 2026

Oggetto: Bosco di Mestre, Venezia – Favaro Veneto, attività di gestione  e rigenerazione forestale svolta in periodo di nidificazione, impatto sulla fauna selvatica.

Spett.li Uffici,

per le rispettive competenze,

sono giunte alla nostra Associazione, più segnalazioni da parte di iscritti,  poi accertate come fondate, di un’estesa attività di rigenerazione boschiva – gestione forestale nel Bosco di Mestre, nell’area in prossimità di Favaro Veneto – Venezia. Il sito in oggetto si configura come un’area  “rifugio” per buona parte degli uccelli, anche piccoli migratori,  essendo la zona contigua,  fortemente antropizzata e con coltivazioni agricole a carattere intensivo.

All’uopo si inoltra il comunicato stampa della Lipu/BirdLife Italia edito il 12 marzo u.s.

“FERMATE LE POTATURE DEGLI ALBERI 
DA MARZO FINO AD AGOSTO”.
L’APPELLO DELLA LIPU PER SALVARE LA NIDIFICAZIONE DEGLI UCCELLI RIVOLTA A ENTI PUBBLICI, CITTADINI E OPERATORI COINVOLTINELLA GESTIONE DEL VERDE “ Evitare il taglio delle piante se non per motivi circoscritti e di forza maggiore”“Stop ad abbattimenti e potature di alberi e siepi, o lo sfalcio della vegetazione lungo i corsi d’acqua, perché mettono a repentaglio la fase più delicata della vita degli uccelli: la riproduzione”. 
E’ l’appello che la Lipu rivolge sia agli enti pubblici che ai cittadini, e più in generale a tutti coloro che sono coinvolti con la gestione del verde: evitare il taglio delle piante nel periodo tra marzo e luglio-agosto – mesi in cui si concentra la nidificazione degli uccelli – se non per motivi circoscritti e di forza maggiore, quale può essere la rimozione di un ramo pericolante o che intralcia il traffico. I dati degli atlanti ornitologici, a conferma della presenza importante di uccelli nelle aree urbane, riportano da una cinquantina fino a un centinaio di specie diverse che nidificano in ciascuna delle nostre città.
Con l’arrivo anticipato della primavera, gli uccelli stanno già iniziando a costruire i nidi: si vedono colombacci e gazze con i rametti nel becco, cinciallegre che esplorano le cavità negli alberi dove deporranno le uova, merli e capinere in canto nuziale, e tante altre specie che abitano nei giardini e parchi delle aree urbane.La Lipu ricorda che i nidi degli uccelli sono protetti in tutto il territorio, aree urbane incluse, dalla legge nazionale 157/92 oltre che dal Decreto ministeriale sui criteri ambientali minimi del verde pubblico (Cam) che peraltro è in fase di aggiornamento da parte del ministero dell’Ambiente. La distruzione di un nido si configura come reato penale, ed è ancor più grave se vi sono presenti dei nidiacei.In merito, la Corte di giustizia europea, con la sentenza del 1° agosto 2025, ha dichiarato che la distruzione o il danneggiamento di nidi e uova è vietata, anche qualora l’oggetto dell’attività umana abbia finalità diverse, quali possono essere i lavori riguardanti il verde. Pertanto l’accettazione che la propria attività possa comportare un danno agli uccelli viene equiparata a un atto doloso e deliberato.Rispettare infine l’indicazione di non effettuare interventi tra marzo e agosto è fondamentale, così come da evitare sono gli interventi dopo aver effettuato un’ispezione alla ricerca di nidi e, se negativa, procedere coi tagli: l’eliminazione della vegetazione compromette comunque l’habitat, che è la dimora degli uccelli, a prescindere che il nido sia presente proprio sulla pianta in oggetto.“Come riportato da due pareri dell’Ispra – spiega Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana della Lipu – molti nidi sono piccoli e abilmente nascosti, inclusi quelli posizionati nei buchi del tronco e dei rami, anche un ornitologo esperto ha difficoltà  nell’individuarli, o comunque necessita di un’indagine laboriosa che diventa quasi insostenibile dal punto di vista operativo. 
“A maggior ragione – aggiunge Dinetti – affidare un compito del genere a chi non sia in possesso di adeguata preparazione appare del tutto scorretto e privo di valore scientifico”.
La primavera anticipata– dichiara Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia – rende il rispetto delle norme non più solo un dovere etico, ma un obbligo legale immediato. Distruggere un nido non è una fatalità, ma un reato penale che la giurisprudenza europea equipara ormai a un atto deliberato. Chiedo a enti pubblici e privati il blocco immediato di ogni intervento non urgente: il rispetto dei regolamenti e dei tempi della natura non è una scelta, ma un preciso obbligo di Legge. Fermiamo le motoseghe, rispettiamo la biodiversità che ci circonda”. 12 marzo 2026Ufficio stampa Lipu-BirdLife Italia Si inoltra altresì il report Farmland bird index relativo ai censimenti dei piccoli uccelli in ambito agricolo nel territorio nazionale.

Farmland bird index: in 26 anni -33% di uccelli nelle campagne. “Urgente Piano di ripristino anche in ambito agricolo”

Regolo © Bruno Zattavin

Pubblicato il 11/02/2026

Il drammatico calo di torcicollo (-76%), calandro (-73%) e saltimpalo (-71%), sempre piu’ rari. Lipu: “Agire subito per salvare la biodiversità. L’Fbi relativo agli ambienti agricoli e l’Fbipm, praterie montane, sono indicatori chiave per monitorare lo stato di salute delle nostre campagne”
 Meno 33% sul territorio nazionale, ma con punte di -50% nelle pianure alluvionali. Prosegue il drammatico calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani, un trend fortemente negativo certificato dall’ultimo monitoraggio condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto del Farmland Bird Index, ossia l’indicatore che descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli delle aree agricole italiane, finanziato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito della Rete nazionale della Pac.

Secondo i dati 2025, delle 28 specie tipiche degli agroecositemi, utilizzate per il calcolo dell’indicatore, il 71% presenta un declino significativo; in particolare il torcicollo, nell’arco di soli 26 anni ha perso oltre tre quarti della sua popolazione (-76%).  Non da meno è il calo del calandro (-73%) e del saltimpalo (-71%), così come di altre specie tra cui l’allodola, l’averla piccola, la passera mattugia e la passera d’Italia (vedi scheda).
L’analisi conferma il declino più marcato degli uccelli selvatici nelle pianure (-50%), a dimostrazione di un ambiente che ha fortemente necessità di diffuse azioni di ripristino ambientale.

I dati descrivono un ambiente agricolo dove le pressioni sia sulle specie più rare che su quelle un tempo comuni, così come la scomparsa degli elementi naturali, come siepi e filari, e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, non accennano a diminuire. L’intensificazione, con la conseguente banalizzazione del paesaggio, sta progressivamente colpendo anche nelle zone collinari e pedemontane dove, negli ultimi anni, gli indici risultano in discesa più rapida.
Il campanello di allarme che ci lancia la diminuzione di queste specie non può essere ignorato, poiché esse sono lo specchio del negativo stato di salute dell’intero ambiente che ha conseguenze dirette anche su di noi.

Insieme all’indice delle specie “agricole” (Fbi) la Lipu ha inoltre calcolato quello per le specie delle praterie montane (Fbipm), risultato anch’esso in calo, con punte negative per l’organetto (-69%), il beccafico (-68%), e lo zigolo giallo (-40%). Queste specie sono spesso vittime dell’abbandono colturale delle nostre aree montane che porta alla scomparsa dei prati-pascoli contornati da cespugli radi, loro habitat di elezione.

“Di fronte ai dati drammatici del nuovo Farmland bird index, che peraltro confermano il trend negativo in atto da molti anni – dichiara Roberta Righini, coordinatrice Fbi per la Lipu – il nuovo Regolamento europeo per il Ripristino della natura rappresenta un’importante opportunità per invertire la tendenza al declino degli uccelli degli ambienti agricoli: in particolare gli articoli 10 e 11 prevedono misure per migliorare la diversità degli impollinatori e la messa in campo di pratiche ‘agroecologiche’ per rafforzare la biodiversità degli ecosistemi agricoli. 
“Auspichiamo dunque che nel Piano nazionale in corso di elaborazione vi sia una particolare attenzione a questi articoli, nonché una loro piena attuazione negli anni a venire, pena un ulteriore e definitivo impoverimento dell’habitat e scomparsa della biodiversità che viene ospitata.
“Ma il ruolo dell’Fbi – prosegue Roberta Righini – riveste un ruolo chiave anche per Politica agricola comune, essendo l’indicatore fondamentale per misurare l’efficacia degli interventi previsti nel Piano Strategico Nazionale della Pac. Siamo ora, nel pieno dei negoziati per il rinnovo di questa politica post 2027  ed è dunque di primaria importanza, sia scientifica che culturale – conclude – che tutti gli indicatori ambientali, Fbi in testa, vengano mantenuti anche nella futura programmazione”.

Alla luce di quanto dettagliato, al fine della salvaguardia, in primis degli uccelli,  si richiede una sospensione delle attività in oggetto.

Cordialmente

Il delegato Lipu Sezione di Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Cittadella (PD): i lavori presso il Duomo mettono a rischio rondini e rondoni in nidificazione

Venezia, lì 10 marzo 2026

Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Omissis

Spett.le Diocesi di Padova
Via Dietro Duomo 15
Cap 35135 Padova
PEC beniculturali.direzione@pec.diocesipadova.it

Spett.le Omissis

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

e, p.c.

Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto: lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna in nidificazione, cantiere in esecuzione, tempi di realizzazione opere.

Spett.li Enti in indirizzo, per le rispettive competenze, 

con la presente si vuole ringraziare per l’azione di tutela posta in essere nell’anno  2025,  al fine di tutelare le specie in argomento. 

Volontari Lipu hanno provveduto in questo periodo a svolgere un sopralluogo esterno al cantiere, finalizzato a verificare lo stati dei luoghi deputati  alla nidificazione di Rondoni comuni, Rondini montane, Chirotteri: nell’eseguire tale attività con l’ausilio di binocoli, hanno potuto  accertare che i lavori di consolidamento delle murate procedono con tempi non aderenti all’imminente stagione migratoria, quando, dall’Africa Subsahariana giungeranno nel Comune di Cittadella (Padova)  centinaia di Rondoni. Si rammenta che la specie del Rondone, soprattutto il riproduttore dimostra una particolare fedeltà al nido, costituito da fessure, buche pontaie, sottocoppi, ovunque ci sia una cavità retrostante ad uno spazio minimo per poter entrare e nidificare: percorrono circa 12.000 chilometri in volo continuo per ritornare fedelmente a quella cavità-nido.

Le migrazioni annuali del Rondone abitualmente che coincidono con la fine del mese di marzo, prima decade di aprile,  stanno subendo anticipi, causa cambiamenti i climatici in atto. Qualora per la seconda metà del mese di marzo, i lavori in corso non fossero conclusi, al fine di salvaguardare il processo di  nidificazione, si chiede che i ponteggi siano smontati in toto ed ogni attività di lavoro ed antropica in generale, sospesa.

In subordine,si richiede che i ponteggi siano lasciati in loco e liberati da ogni elemento ostativo come teli antipolveri, reti, cavi,  funi, stringhe, ecc, che i parapiedi  interni ai ponteggi non siano posizionati contro o coprenti le cavità, che le passerelle degli stessi non siano allineate contro le cavità, così pure che ancoraggi in parete e la posizione degli elementi afferenti non siano addossati alle cavità. 

Tutto ciò può costruire impedimento per le traiettorie di accesso dei Rondoni alle loro cavità-nido. 

Nel caso i ponteggi rimanessero sul posto, comunque ogni attività antropica deve essere interdetta sino al termine della nidificazione, stimata alla fine del mese di luglio e comunque da monitorare in loco.

Un  grazie anticipato per l’attenzione.

Cordialmente

Il Coordinatore Regionale Lipu Veneto
Dr. Gianpaolo Pamio

N.B.: per praticità, si inoltra in  calce, la missiva inoltrata in precedenza

Venezia, lì 22 maggio 2025

Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Omissis

Spett.le Diocesi di Padova
Via Dietro Duomo 15
Cap 35135 Padova
PEC beniculturali.direzione@pec.diocesipadova.it

Spett.le Omissis

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

e, p.c.

Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto:  lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna  in nidificazione.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione di imminenti lavori di restauro  e manutenzione presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 Cittadella (Padova).  Volontari dell’Associazione, dopo un attento esame esterno dell’area interessata, in orario diurno  e serale – notturno, hanno accertato la presenza di specie di uccelli oggetto di particolare tutela stante dei lavori di manutenzione 

Viene segnalato nello stabile in oggetto, la presenza in fase di nidificazione, di un  nutrito numero di esemplari di   Rondine montana (Ptyonoprogne rupestris ),  di Rondone  (Apus apus), nonché di Chirotteri, tra cui si annovera il Pipistrello Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus hipposideros) viene descritto che l’attività delle suddette specie  continua attivamente, soprattutto per quanto riguarda i Rondoni le cui coppie possono quantificarsi in almeno una ventina, per l’altra specie non è stato possibile un computo esatto se non per i Chirotteri quantificati in una dozzina.  

Tutte le specie suddette  si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino, oltre alla sottrazione di habitat, all’uso intensivo dei pesticidi in agricoltura,  vi sono tutti quegli interventi edilizi che non tengono conto della loro conservazione.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla Direttiva CE n. 43/1992, cosiddetta “Direttiva Habitat”, sulla Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna) 

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità    – esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale  –   e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

Al fine di una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre

All’uopo si rammenta che i Chirotteri sono  tutelati da Leggi nazionali e da Direttive e Convenzioni Internazionali:

La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica i Chirotteri come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). In tale Allegato sono elencati tutti i Chirotteri europei ad eccezione di Pipistrellus pipistrellus.

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Il Bat Agreement, “Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei – EUROBATS“, reso esecutivo in Italia con la Legge 27 maggio 2005, n. 104. È un testo normativo nato per concretizzare gli obiettivi della Convenzione di Bonn relativamente alle specie di Chirotteri europei, definite “seriamente minacciate dal degrado degli habitat, dal disturbo dei siti di rifugio e da determinati pesticidi”.

La Direttiva 92/43/CEE relativa alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche“, nota come Direttiva Habitat attuata in via con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, integrato e modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120.


Sulla base delle norme citate è quindi vietato abbattere, catturare, detenere e commerciare esemplari di qualsiasi specie di Chirottero italiano (artt. 21 e 30 della L. 157/92; art. III del Bat Agreement – EUROBATS; art. 6 della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/1997 e ss.mm.).
Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

E’ inoltre vietato arrecare disturbo agli esemplari, in particolare durante le varie fasi del periodo riproduttivo e durante l’ibernazione, nonché alterare o distruggere i siti di rifugio (art. 6, cap. III della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/97 modificato con D.P.R. 120/2003). Relativamente a quest’ultimo aspetto, sono citati i “siti di riproduzione”, “di sosta” e “di riposo”, e quindi tutte le tipologie di siti di rifugio utilizzate dai Chirotteri risultano interessate dalla disposizione.

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:

tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila

evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione

i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale

la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità.   

Cordialmente.

Coord. regionale Lipu per il Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

A Stra (VE) potatura dei Tigli in periodo di nidificazione

Alla c.a. dell’Ufficio Tecnico del Comune di Stra VE

Venezia, 11 Marzo 2026

Spett.le Ufficio Tecnico

è giunta alla scrivente Associazione Lipu, da parta di un socio, la  comunicazione che in località Mira è in corso un’attività di potatura di un filare di Tigli, detta potatura  viene documentata da  una fotografia che si allega. Tale operazione,  rimane in contrasto con le “Linee guida  per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” redatto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” Comitato per lo sviluppo del verde pubblico” edito nel 2017. 

In primis  come ripotato a pagina 41 del suddetto documento: viene segnalato che “una potatura senza criterio porta alla disorganizzazione completa della ramificazione; puo’ provocare forti reazioni vegetative e quindi non serve a ridurre le dimensioni della chioma”. 

Oltreche’ eseguire potature nel periodo di nidificazione,  quale da marzo a fine luglio arreca danno anche se il nido non è ancora costruito, soprattutto  ai piccoli uccelli, attualmente in forte regressione in tutta la Pianura Padana.

Cordialmente

Il delegato Lipu Sezione di Venezia

Dr. Gianpaolo Pamio

Regolo © Bruno Zavattin

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Aeroporto Marco Polo di Venezia Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Fenicotteri all’aeroporto Marco Polo di Venezia: SAVE trasmette i dati di monitoraggio sul fenomeno del Wildlife Strike

Facendo seguito alla richiesta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di trasmissione dei dati di monitoraggio relativi al wildlife strike presso l’aeroporto Marco Polo di Venezia, SAVE fornisce i dati di monitoraggio avifaunistico corredati da un’analisi del rischio del fenomeno.

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Pubblica amministrazione

Lipu, Coordinamento regionale: Osservazioni VIA Masterplan 2037 Aeroporto Marco Polo – Osservazioni Ecoistituto del Veneto

Problematiche attuali dell’ambiente lagunare: fattori di pericolosità per coste, popolazioni ed infrastrutture

Gli studi dell’IPCC (International Panel for Climate Change) sul riscaldamento climatico portano a previsioni sull’innalzamento dei mari e conseguenti rischi di inondazione costiera. Un articolo dell’INGV (istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia) pubblicato su “Environmental Research Letters” nel dicembre 2023, afferma come l’alto Adriatico, e quindi la zona lagunare, siano affetto da problemi quali:

1) subsidenza del suolo

2) erosione delle coste 

3) inondazioni

4) ritiro e salinizzazione della falda freatica (avanzamento del cuneo salino) 

5) pressione antropica

La pressione antropica quindi è un fattore di rischio che va considerato e che si aggiunge a quelli relativi all’ambiente naturale.

La subsidenza è riscontrata in tutto il comprensorio lagunare e nelle zone limitrofe, conseguenza dello sfruttamento di acque sotterranee, e causa a sua volta dei processi erosivi costieri. Per ostacolare la progressione salina, soprattutto in aree poste a quote basse o sottoil livello del mare, è necessaria la presenza di acqua dolce in maggiore quantità nel suolo,sottosuolo, nei canali della bonifica e nei fiumi. Il riscaldamento climatico inoltre, riduce le precipitazioni nell’arco dell’anno (carenza idrica dei fiumi) e fa aumentare il livello medio del mare (eustatismo).

Venezia e la Litorale, avanzata cuneo salino e subsidenza

Il Presidente di ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche) Veneto lanciava l’allarmante messaggio in occasione della “Giornata Mondiale della Terra 2021: ”i lunghi periodi siccitosi comportano una riduzione della portata dei fiumi a vantaggio dell’acqua di mare che dalla foce risale per molti chilometri. La contaminazione da sale nelle falde acquifere delle zone costiere dipende invece più direttamente dall’attività dell’uomo: l’aumento dei prelievi di acqua dolce per uso potabile e produttivo lascia infatti spazio nelle falde alle infiltrazioni di acqua marina.  

Già nel 2003, infatti, la pubblicazione della Provincia di Venezia, tuttora in rete, titolo “Intrusione Salina e Subsidenza nei Territori di Padova e Venezia”, autori Carbognin-Tosi (del CNR), rilevava l’incremento della subsidenza sulla fascia litoranea e le sue cause: l’”effetto dell’intrusione salina proveniente direttamente dalla linea di costa o dalla conterminazione, lagunare, deve tenere conto anche dei processi che favoriscono la contaminazione, quali: la risalita dell’onda di marea lungo le foci dei fiumi e canali; la risalita dell’onda di marea lungo la rete di bonifica attraverso manufatti (botti a sifone, porte vinciane, sostegni, ecc.) in contatto con corpi idrici salati, che periodicamente o perennemente consentono riflusso verso monte; la risalita di acque sotterranee salate per l’azione di mantenimento del franco di bonifica delle idrovore; la contaminazione causata dall’intercettazione dei livelli salati sotterranei durante il dragaggio o scavo di canali della rete di bonifica e la risalita delle acque fossili profonde.” e inoltre “È stato inoltre appurato un aggravamento dei tassi di abbassamento lungo il cordone litorale di Cavallino-Jesolo dove i nuovi sfruttamenti di acque sotterranee (dagli inizi del ‘90 si concedono nuovamente i permessi per l’apertura di pozzi artesiani) sembrano giocare un ruolo non trascurabile nella dinamica del processo. … La subsidenza della struttura litoranea potrebbe comportare anche l’aumento dei processi erosivi costieri.”. Era indicato da mantenere il livello freatico (acqua dolce) sotto il piano campagna e pure il pericolo: ”Si sa che la vita della laguna di Venezia è legata allo stato dei litorali i quali, è noto, non hanno una altimetria che possa proteggere la laguna da mareggiate veramente eccezionali”. Da allora la quota del suolo si è ridotta (subsidenza) di 15-20 cm. rispetto al medio mare, progrediti l’intrusione/cuneo salino e l’erosione del litorale, mentre permangono lunghi periodi di carenza idrica nel suolo e sottosuolo.

Nell’Aprile 2016, a Jesolo, erano presenti anche gli Amministratori locali al convegno tenuto al Pala Arrex con titolo “IL FENOMENO DELLA SUBSIDENZA NELL’ALTO ADRIATICO CONNESSO CON L’ESTRAZIONE DAL SOTTOSUOLO”, relatori dell’Università di Padova e del CNR Ismar Venezia esponevano alcuni dati: la subsidenza con valori di 3-6 mm/anno e oltre in corrispondenza delle nuove edificazioni, dove la misura è  1 cm/anno; per l’eustatismo l’indicazione e di 3,7 mm/anno (dati ISPRA 1994-2016),  poi la problematica presenza salina sul litorale. La quota annua complessiva persa dal livello del suolo rispetto al medio mare misurava quindi circa 1 cm/anno e oltre per l’edificazione recente. Notizie non nuove ma certo non tranquillizzanti per i presenti. Come altrui fossero le problematiche, l’urbanizzazione è progredita con volumetrie rilevanti, pure i consumi idrici. Da allora, rispetto al medio mare la perdita di quota del suolo è di almeno 8 cm in un territorio posto estesamente tra la quota del medio mare e già sotto tale quota.

Conferma delle dinamiche in atto sul litorale arriva dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), data dicembre 2023, come riportato su “Environmental Research Letters” visibile al link: https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ad127e#erlad127ef7.  È segnalata la sottostima della subsidenza prevista dall’IPCC per gli effetti del riscaldamento climatico. Nello studio, riguardante le dinamiche evolutive del livello del suolo nel bacino del Mediterraneo, si legge : ”Vale la pena notare che la maggior parte della popolazione che vive lungo le coste del Mediterraneo non è a conoscenza dell’innalzamento della SL (livello del mare), della subsidenza del terreno e del relativo pericolo costiero che impattano sull’ambiente, sulle infrastrutture costiere e sulle attività umane (Loizidou et al 2023) … Gran parte delle coste di Italia … si sta abbassando, accelerando così l’ascesa della SL” (Sea Level). E, nel caso del litorale dell’alto Adriatico: “zone costiere basse come delta fluviali, lagune, aree di bonifica”, la perdita di quota indicata è di 4-6 mm/anno sulle aree del litorale veneziano e perilagunari, minore nell’area lagunare, circa 2 mm/anno, superiore a 6 mm nel Polesine; pure: “conseguente erosione costiera e ritiro e salinizzazione della falda freatica, rappresentando quindi un significativo fattore di pericolosità per le coste, popolazioni e infrastrutture”.

Negli anni scorsi, oltre al messaggio del Presidente ANBI, ripetutamente dai media venivano notizie allarmanti degli effetti dei prolungati periodi di scarse precipitazioni, del deflusso idrico pressoché assente nei fiumi dove il cuneo salino persisteva fiumi con misure inconsuete: 60 Km nel Po, 30-40 Km nel Livenza e Piave, poi variamente negli altri fiumi e canali con sbocco in mare o laguna; comparivano anche le difficoltà per le non più banali funzioni quotidiane e le pesanti ricadute sul sistema economico. Il più recente periodo primaverile-estivo piovoso (con eventi estremi tipici del riscaldamento climatico) ha rimosso il ricordo della carenza idrica, ma permangono gli effetti della persistente presenza salina, nel suolo e sottosuolo, sulla misura della subsidenza (perdita di quota rispetto livello medio-mare). Permane di circa 1 cm/anno la perdita di quota rispetto al medio mare della fascia litoranea, già estesamente posta sotto tale quota, e ancora maggiore nel Polesine sia la misura dello stato di fatto sia della dinamica. E permangono pure i consumi idrici a livelli incompatibili che hanno contribuito allo stato di penuria dei sistemi idraulico e idrogeologico dell’intera pianura alluvionale, stante l’apporto idrico annuo delle precipitazioni in riduzione e il suo regime variato per il riscaldamento climatico. E nemmeno aiuta l’aumento turistico nei mesi estivi, con cementificazione e consumo idrico aggiuntivi quando è al massimo pure il consumo agricolo/allevamenti, mentre il deflusso fluviale è al minimo (con cuneo salino nei fiumi in estensione). Approvvigionamento idrico? Relativamente alla subsidenza della laguna di Venezia, intorno a 2 mm/anno attuali, la misura è meno della metà dal suo intorno e dal litorale, che la separa dal mare; raggiungeva 1,5 cm/anno in presenza del prelievo idrico dal sottosuolo, attivo a P.to Marghera fino al 1970.

Consumo idrico e cementificazione sono da fermare, come segnala l’ANBI. Un indirizzo operativo che Regione e Comuni palesemente contraddicono, per perseguire l’aumento degli insediamenti e infrastrutture, come risulta dagli strumenti urbanistici e progetti autorizzati o in fase di autorizzazione. Un indirizzo che prospetta l’aggravamento degli effetti già segnalati per suolo e sottosuolo: progressiva contaminazione salina e degrado chimico-fisico del suolo con pesanti penalizzazioni per la presenza umana. Una prospettiva che l’applicazione della legge urbanistica regionale dovrebbe evitare, se applicata, stante l’obbligo della verifica di sostenibilità ambientale delle previsioni urbanistiche e infrastrutturali. Lo strumento sono le valutazioni ambientali VAS e VINCA, poi pure la valutazione VIA per i progetti con rilevanti ricadute ambientali. Il contenuto delle valutazioni risulta invece sostanzialmente indirizzato all’attestazione della sostenibilità, non contemplando argomenti essenziali. Esemplare il caso del Comune di Eraclea, con VAS regionale favorevole per l’utilizzazione insediativa di un’area agricola, nella quale si legge presente: “risalita del cuneo salino, la salinizzazione del suolo e l’eustatismo, e pericolo per la sicurezza idraulica, la stabilità degli edifici esistenti e di futura costruzione, fertilità del suolo e la biodiversità”. Conseguente è l’approvazione del piano per il villaggio turistico (12 mila persone), senza nulla eccepire sugli effetti dell’approvvigionamento idrico (fiume Livenza con presenza salina) e sul consumo di suolo. Non compare la problematica del prelievo idrico nel sottosuolo, nelle lunghe fasi di cantiere, e dell’interferenza delle opere sul sistema idrogeologico. Nel caso del progetto FS (lavori iniziati) per la connessione nessuna valutazione è stata svolta per gli effetti del drenaggio delle acque di falda e l’interferenza/destrutturazione dell’assetto idrogeologico in presenza di paleoalvei di prossimità lagunare, pure per il recapito idrico in laguna sebbene per la ZSC e ZPS “laguna superiore di Venezia” valga l’obbligo della conservazione della biodiversità. 

Il progetto per il collegamento ferroviario dell’aeroporto “Marco Polo” di Venezia, presentato da RFI S.p.A., ha acquisito il parere VIA della Regione (decreto del Direttore della Direzione Ambiente regionale n. 945, del 23 novembre 2020), ed è poi stato approvato dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile il 3.11.2021. Le opere sono iniziate. Oltre 4 km interessano suolo e sottosuolo con galleria impostata a circa 20 metri dal piano campagna e connesso doppio diaframma verticale che raggiunge oltre 36 m di profondità, risultando interferiti i vari corpi idrici presenti, anche in pressione; nella galleria, che con un ampio arco sarà tangente all’area aeroportuale, è prevista la stazione. Nella “Relazione geologica geomorfologica, idrogeologica e sismica” del progetto si legge (pag. 58), relativamente ai diaframmi laterali: “indicativamente previsti pari a circa 20/25 m da p.c.”. L’indicazione è palesemente errata rispetto al progetto, che è definitivo, e non depone per l’attendibilità della Relazione. Inoltre (pag. 81): “… la zona di studio è interessata … nella parte finale da una vulnerabilità alta con punteggi pari a 63 e a 50…”; pure: ”La salinizzazione delle falde nelle aree per i lagunari dell’entroterra è principalmente dovuta all’intrusione di acqua dal mare e dalla laguna, talora seguendo vie preferenziali di deflusso sotterraneo, spesso favorita dall’altimetria del terreno nelle aree di bonifica che è anche di 2-3 m inferiore al livello medio del mare, ma avviene anche per dispersione dai fiumi e dai canali in condizioni di magra e/o marea o quando l’acqua marina risale e s’insinua sotto quella fluviale.” e “depositi fini costituiti da argilla limosa debolmente sabbiosa con locali lenti di torba fino a 9 m … lenti limoso-argillose e locali lenti di torba fino a circa 30/35 m (10E-5 m/s<k<10E-6 m/s) sede di una falda localmente in pressione … argilla limosa debolmente sabbiosa con locali lenti di torba fino a circa 50 m (massima profondità raggiunta dai sondaggi) … La modellazione numerica implementata (cfr. Cap 9), evidenzia la presenza di un’interferenza tra le opere sotterranee previste (il riferimento erroneamente è alla galleria artificiale con diaframmai fino a 20/25 m di profondità, cfr. Cap. 10) e il deflusso naturale della falda mostrando come le linee isopieze indisturbate vengono innalzate dalla presenza dei diaframmi strutturali delle gallerie e delle trincee in progetto.”. In precedenza (pag. 26) si legge: “Nel caso della laguna di Venezia l’intrusione marina nei terreni superficiali coinvolge tutta l’area di gronda lagunare espandendosi verso l’entroterra da qualche centinaio di metri a qualche chilometro … comporta notevoli rischi ambientali in prossimità dei margini lagunari … potrebbe anche incrementare la subsidenza già in atto, che potrebbe accentuarsi sia in concomitanza di probabili cali piezometrici, sia per la sostituzione delle acque salmastre a quelle dolci negli interstizi dei sedimenti fini con conseguente destrutturazione e collasso degli stessi.”. Segnalata la presenza di paleoalvei (pag. 80), corrispondenti alle citate “vie preferenziali di deflusso sotterraneo” (e in sua carenza di flusso inverso di risalita salina), della falda in pressione compresa tra 9 e 35 metri dal piano campagna (quali gli effetti della sua depressurizzazione? Per l’intrusione salina in fase di cantiere e poi in presenza della galleria?) e di lenti di torba a varie profondità (con presenza salina che favorisce “destrutturazione e collasso” dei sedimenti per cedimenti differenziali del suolo. Sono confermati gli effetti paventati nelle premesse ma non seguono le dovute valutazioni della scelta progettuale, la ricerca di soluzioni progettuali alternative. Emerge la rilevanza delle criticità paventate e la prospettiva di pesanti penalizzazioni per l’economia agricola, per la sicurezza idraulica dei suoli già prossimi al livello medio-mare, per la stabilità dei manufatti diffusamente presenti nelle vicinanze (l’abitato di Tessera, oltre all’aeroporto ma e l’urbanizzazione diffusa, comprese attività produttive). 

Esemplificativo l’articolo sul portale di ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente in merito al fenomeno straordinario della marea del 12.11.2019.

Alla luce dei cambiamenti climatici in atto nonché di quanto dettagliato, potrebbe portare, se ripetuto, effetti ben maggiori.

Il 2019 verrà a lungo ricordato per il numero straordinario eventi meteo-marini eccezionali che si sono susseguiti tra novembre e dicembre. Le immagini dell’Aqua granda del 12 novembre hanno fatto il giro del mondo. Un evento dovuto a una sovrapposizione di quattro fenomeni: il picco della marea astronomica di sizigia; il livello medio insolitamente elevato del mare in Adriatico; il forte vento di Scirocco lungo il bacino Adriatico e non ultimo il passaggio nel Nord Adriatico e sulla laguna di Venezia di un ciclone di piccole dimensioni che ha provocato venti locali con raffiche di oltre 100 km/h.

Ma il livello di 189 cm raggiunto il 12 novembre, che rappresenta il secondo livello più alto dal 1872, anno di inizio delle registrazioni, è solo la punta dell’iceberg di un novembre eccezionale. In una sola settimana, tra il 12 e il 17 novembre, la marea ha superato per ben 4 volte il livello di 140 cm, registrando così livelli che entrano tra i primi 20 degli ultimi 150 anni. In tutto il 2019, il livello del mare ha superato per ben 28 volte i 110 cm, livello in cui si allaga il 12% della città di Venezia, con una permanenza complessiva pari a circa 50 ore nel solo mese di novembre. Numeri che superano ampiamente i valori massimi raggiunti nei 150 anni precedenti, pari a 18 eventi in un anno (2010) e 24 ore complessive di permanenza (2012) sopra i 110 cm.

Il Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia (CPSM), l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA), e l’Istituto di Scienze Marine di Venezia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR ISMAR), che da anni collaborano per garantire il massimo profilo tecnico-scientifico alle attività di monitoraggio e previsione del livello del mare, hanno messo insieme le forze per un’analisi approfondita delle dinamiche meteo-marine di questi eventi di portata storica. Un’analisi possibile grazie alla notevole mole di dati acquisiti dalle reti mareografiche integrate del CPSM e dell’ISPRA, che, con un totale di 42 stazioni, garantiscono un monitoraggio capillare e in continuo dei principali parametri meteo-marini in Laguna di Venezia e in Alto Adriatico.

Parere sulla creazione del parco fotovoltaico

Il masterplan dell’aeroporto prevede la creazione di un parco fotovoltaico da 68 ettari, 92 milapannelli per fornire la metà del fabbisogno elettrico del Marco Polo.

CIA agricoltori veneto: “ci chiediamo come questo progetto possa coesistere sia con il Piano per le aree di pregio che con il Prg, creando inoltre un impatto paesaggistico enorme”. CIAVenezia, aveva chiesto il ripristino dei 12.000 alberi tagliati negli anni precedenti e la realizzazione di una fascia boscata intorno al perimetro aeroportuale, sull’esempio dell’aeroporto di Bologna.

Un parco fotovoltaico esprime forti criticità per gli uccelli in migrazione, la rotta adriatica costiera è seguita dalla maggior parte degli uccelli che dall’Africa Subsahariana – Nord Africa si portano nel Centro Nord Europa. Bagliori notturni con riflettenza di altri componenti luminosi nonché naturali possono creare una pericolosa assenza di orientamento al punto di compromettere il progetto migratorio e portare a morte certa.

Ad   opera   completata   il   monitoraggio   non   tiene   conto   degli   effetti  su subsidenza,avanzamento del cuneo salino, cambiamenti sul microclima. 

Inoltre, il monitoraggio della componente biotica, prende in considerazione gli eventualiimpatti su flora, uccelli (avifauna) e rettili (erpetofauna), quando invece servirebbe unapproccio integrato che prenda     in considerazione l’ecosistema lagunare nella sua interezza egli effetti anche su microrganismi e altri organismi vegetali/animali utilizzabili comebioindicatori. L’opera in oggetto non analizza l’interconnessione strutturale geologica nelle aree contermini né più maniera, più ampia nell’Alto Adriatico.


Controdeduzioni prodotte dall’ECOISTITUTO DEL VENETO “Alex Langer”

Di seguito la trascrizione integrale del testo:

ECOISTITUTO DEL VENETO “Alex Langer”
Viale Venezia n.7 – 30171 Mestre – (VE)

Al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica
Direzione generale per le valutazioni ambientali
Via C. Colombo 44
00147 ROMA

Ogg.: MasterPlan 2037 Aeroporto di Tessera – Venezia- STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE in data 24.11.2025 – Osservazioni n.3

INQUINAMENTO ACQUE DI FALDA

Nelle osservazioni già trasmesse da codesto Istituto in data 13/11/2024 erano stati posti in evidenza i seguenti dati desunti da certificati analitici fornitici da SAVE, dai quali si evidenziava il superamento dei limiti normativi (CSC) per tre parametri: arsenico, ferro e solfati per i piezometri ASS 01-S1 (a monte) e ASS01-S2 (a valle) del sedime aeroportuale.
I valori riscontrati nei vari certificati analitici erano significativamente superiori ai limiti ammissibili previsti per scarico di reflui in Laguna di Venezia:

– Ferro: valori compresi tra 6.800 e 15.300 μg/l – limite consentito allo scarico 200 μg/l

– Solfati: valori compresi 0 e 4.300 μg/l – limite consentito allo scarico 250 μg/l

– Arsenico: valori compresi 13 e 64 μg/l – limite consentito allo scarico 10 μg/l

Il ferro e i solfati presentavano concentrazioni sempre più elevate nel piezometro a valle (ASS01-S2) rispetto a quello a monte (ASS01-S1), con i solfati che superavano i limiti solo a valle, mentre a monte restano nella norma (valore zero).
Le determinazioni analitiche relative ai due piezometri erano sempre effettuate in contemporanea e si confermavano per un periodo che durava, storicamente, già da sei anni, dal 30/11/2017 al 13/12/2023.
Nel commento di SAVE alle certificazioni analitiche esibite, si attribuiva la presenza dell’inquinamento dei piezometri, ad un non meglio individuato, movimento di trasporto imputabile all’azione del cuneo salino.

Non ritenendo questo Istituto, che da sempre si occupa della storia di Venezia e della sua laguna, quanto affermato da SAVE una giustificazione realistica, ha richiesto ulteriori e più attinenti spiegazioni.
SAVE in merito a questo particolare tipologia d’inquinamento, testualmente, risponde:

“Considerazioni sui superamenti riportati nel Masterplan 2021
b. In relazione ai superamenti della qualità chimico-fisica ed ecologica delle acque lagunari riportati nel precedente Masterplan 2021, si precisa che i picchi nelle concentrazioni di metalli (cadmio, mercurio, piombo, arsenico) sono stati registrati principalmente durante la stagione estiva, in alcuni casi oltre i limiti massimi consentiti. Tuttavia, tali superamenti non sembrano essere direttamente correlati alle attività di cantiere o al progetto in corso, ma piuttosto attribuibili alla naturale variabilità del sistema ambientale. Inoltre, l’analisi delle acque di scarico non ha evidenziato concentrazioni anomale che possano giustificare i picchi osservati nelle stazioni di monitoraggio. Il proseguimento del monitoraggio, come previsto nel PMA del Masterplan 2021, permetterà di raccogliere dati più accurati e di verificare se questi superamenti siano stabili nel tempo o se si trattino di fenomeni occasionali. Al momento, quindi, non si ritiene che i superamenti rappresentino un rischio significativo, ma piuttosto un aspetto da monitorare ulteriormente per valutarne eventuali effetti a lungo termine. Di conseguenza, non si considera necessario adottare misure di mitigazione specifiche in questa fase”

Appare chiaro che quanto proposto da SAVE sia una NON RISPOSTA.

La domanda posta verteva sull’inquinamento delle acque dei piezometri e non sull’inquinamento delle acque lagunari; in merito a quest’ultime avevamo, comunque, già rilevato la presenza di anomalie nelle nostre precedenti osservazioni.
Considerato che SAVE, come risulta dalle informazioni fornite, ha inviato regolare comunicazione del superamento di limiti previsti nei due piezometri agli Enti Competenti, si richiede, quali siano stati i controlli messi in atto dalla Pubblica Amministrazione e che venga resa nota la documentazione prodotta dalle indagini ambientali effettuate.

QUALITÀ DELL’ARIA ATTUALE E AL 2037

Per descrivere l’impatto sulla qualità dell’aria dell’attività aeroportuale, nonché il livello di inquinamento diretto e indotto, attuale e al 2037, sono stati utilizzati dal proponente due software di simulazione.
Il primo per simulazione e modellazione delle condizioni meteorologiche denominato AIRMEC, il secondo per la profilazione delle concentrazioni dei vari inquinanti che sono stati determinati mediante l’applicazione del software Upper Air Estimator.
E’ stato necessario per la modellazione teorica, come viene citato nello studio, ricreare l’esatto scenario che caratterizza il sito nell’arco di un intero anno, sia dal punto di vista delle attività svolte, intese come sorgenti inquinanti, sia dal punto di vista dei fenomeni atmosferici specifici.
Nel computo si è tenuto conto del numero dei movimenti aerei medi, non massimi per le tre settimane di maggior traffico come previsto dalla normativa. Sono state ipotizzate tutte le possibili fonti emissive e quantificati i relativi contributi diretti e indotti sulla qualità dell’aria.
Dalle considerazioni finali, desunte dalle analisi modellistiche proposte da SAVE, condotte per la componente atmosfera, è possibile il determinarsi di un miglioramento complessivo della qualità dell’aria, connessa all’operatività aeroportuale nello scalo di Venezia per lo scenario di Masterplan al 2037.

Non condividiamo quelle che sono conclusioni, a dir poco, ottimistiche proposte dalle analisi modellistiche, in quanto non tengono conto dello stato di fatto attuale e del reale inquinamento dell’aria provocato dall’attività aeroportuale e di traffico indotto dalla medesima.
Volendo fare un ragionamento di principio, ci si dovrebbe chiedere come possano ritenersi affidabili le conclusioni alle quali conducono i programmi di modellazione utilizzati, che confermano sostanzialmente l’invarianza dell’inquinamento atmosferico attuale rispetto a quello previsto per il 2037, a fronte del fatto che, sulla medesima area lagunare, sono previste parallelamente le seguenti attività:

– il raddoppio dell’attività aeroportuale da 10 a 20 milioni di passeggeri

– la costruzione di una intera nuova area dedicata al trasporto commerciale

– la costruzione di un eliporto

– il traffico indotto da e verso l’aeroporto

– un albergo da attribuire a SAVE del quale non si conoscono le cubature

– un parco fotovoltaico di circa 110 ettari

– i cantieri che saranno approntati per il Masterplan

– i cantieri già in essere del Bosco dello Sport che prevede uno stadio da 20.000 posti per il basket, il nuovo stadio di calcio per il Venezia Calcio e un corposo complesso alberghiero

– la linea ferroviaria dell’alta velocità

Un altro aspetto relativo al Masterplan SAVE che intendiamo sottolineare, e quello che, più volte e a più riprese, nel corso della trattazione, sono stati portati a giustificazione della attendibilità dei dati ottenuti dalla modellazione, il fatto che l’evoluzione tecnologica legata alla costruzione dei nuovi aerei, l’uso dei carburanti diversi dagli avio, la variazione del parco auto, che sarà sempre più composto da auto elettriche, influiranno positivamente sui dati dell’inquinamento.
Riteniamo tecnicamente scorretto considerare i miglioramenti della qualità dell’aria relativi a scenari futuri, non dipendenti dalla volontà del proponente; a maggior ragione quando si utilizzano programmi di modellazione teorica che hanno una affidabilità non certificata, come quelli utilizzati e che hanno l’ambizioso obiettivo di garantire il rispetto dei valori limite degli inquinanti ai limiti tabellari imposti dalla normativa vigente.
Se fosse lecito applicare questo criterio a tutte le altre attività imprenditoriali, si perderebbe completamente il controllo dell’impatto ambientale che qualsiasi attività tende a generare.

Volendo poi approfondire tecnicamente il discorso sullo stato di fatto e sulle modellazioni teoriche utilizzate da Save, si ritiene errato dover ricorrere all’utilizzo, come valore di fondo, di una centralina localizzata nel parco di via Bissuola, come risulta da quanto affermato nello studio di valutazione ambientale.
Si sarebbero potuti utilizzare i dati ottenuti dalla centralina dalla ATM- S1, posizionata all’interno del sedime aeroportuale, che avrebbero descritto in maniera reale l’inquinamento attuale generato dell’aeroporto. Il parco di Via Bissuola a Mestre dista 6-7 km in linea d’aria dall’aeroporto.
I dati non ha nessun titolo per essere utilizzati in un programma di modellazione per la determinazione dei livelli d’inquinamento dell’aria nell’intorno al sedime aeroportuale, neanche come dati di base.
Rappresentano, unicamente, la qualità dell’aria in un parco di Mestre che nel periodo estivo evidenza un elevato livello di Ozono e il solito inquinamento di polveri sottili caratteristico della città in quella particolare zona. Si aggiunge a quanto affermato che la determinazione di un valore medio annuale per gli inquinanti, come viene utilizzato nell’analisi modellistica non ha alcun senso, perché la maggior parte dei parametri hanno limiti previsti dal Decreto Legislativo 13/08/2010 n.155 con modalità diverse dal valore medio annuale.

Facendo, ancora, riferimento al Decreto Legislativo 13/08/2010 n.155, relativamente alla normativa che regolamenta la qualità dell’aria ambiente, e più specificatamente all’Appendice III, che tratta le caratteristiche che devono avere i sistemi di modellazione, si ritiene che la tecnica di modellazione utilizzata non sia annoverata in quelle ritenute valide, in quanto mancante delle indicazioni che regolano l’incertezza delle tecniche di modellazione e quindi del livello di attendibilità e di variabilità dei dati ottenuti dalla modellazione stessa.

IMPATTO ACUSTICO AEROPORTO

Il proponente SAVE dichiara che la procedura, seguita per valutare gli effetti sulla popolazione in relazione all’impatto acustico dell’aeroporto, è stata quella utilizzata nell’ambito del progetto SERA ITALIA, “Studio sugli effetti del rumore aeroportuale”, effettuato in data 2014 e del quale ci preme proporre di seguito le conclusioni:

“Lo studio SERA ha evidenziato la presenza di una associazione tra esposizione al rumore di origine aeroportuale e livelli di pressione arteriosa sistolica nella popolazione residente nei pressi degli aeroporti di Torino-Caselle, Pisa-San Giusto, Venezia-Tessera, Milano-Linate, Milano-Malpensa e Roma-Ciampino. Il rischio di avere valori di pressione sistolica aumentata tende ad essere maggiore nelle ore serali. Esiste inoltre una robusta associazione tra rumore generato dal traffico aereo e annoyance lo studio ha evidenziato anche una chiara relazione tra disturbi del sonno e rumore di origine aeroportuale”

Le nostre conclusioni in merito, ci portano ad affermare che la metodologia utilizzata dal progetto SERA, non ha niente a che vedere con l’utilizzo della descrizione modellistica AEDT (Aviation Enviromental Design Tool) utilizzata dal proponente.
Lo studio SERA, al quale hanno partecipato le agenzie ARPA, ISPRA, Istituto di Fisiologia Clinica di Pisa, Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima, Direzione Integrata della prevenzione ASL Torino e varie Università, è stato una vera e propria indagine epidemiologica eseguita sul campo.
Sono stati condotti numerosi studi di laboratorio ed epidemiologici sugli effetti del rumore che hanno coinvolto sia lavoratori esposti in ambiente di lavoro, sia la popolazione in generale che vive nelle vicinanze degli aeroporti e strade ad alto traffico. In funzione all’esposizione del rumore aeroportuale, sono stati valutati gli effetti provocati sui soggetti componenti il gruppo di controllo, mediante misurazioni del livello pressorio, visite mediche, uso di farmaci.
Come anche in questo caso si è ricorsi riferendosi ad una modellazione AEDT tre FATO (Aviation Enviromental Design Tool) per la determinazione dei dati relativi all’impatto acustico aeroportuale al 2037.
Lo stato di fatto non esibisce i valori reali determinati alle centraline di controllo che quantificherebbero, allo stato attuale, i valori fonometrici connessi al disturbo provocato sui soggetti esposti.

Le conclusioni di SAVE a seguito riportate, anche per questo argomento rispetto all’inquinamento dell’aria, non sono da noi condivisibili:

“Dal confronto tra lo scenario attuale è lo scenario di progetto al 2037 si evince dunque un’espansione dell’area di influenza acustica indotta al dall’operatività del Marco Polo sul territorio limitrofo che tuttavia può ritenersi contenuta se rapportata al sensibile incremento del numero dei movimenti previsti dal masterplan 2037, che passa da 86.476 movimenti ai 143.260 movimenti previsti”.
I movimenti certi sono solo quelli attuali, mentre quelli riferibili al 2037 rappresentano solo previsioni e non certezze. Ci si chiede se questi ultimi potrebbero anche aumentare a discrezione di SAVE? Oppure se debba essere considerato un limite mediante una “restrizione operativa” come previsto dalle Linee Guida per la definizione della caratterizzazione acustica dell’intorno aeroportuale relativo alla Seduta del 01/12/2022 – Doc. n.192/22.

PIANO DI UTILIZZO DELLE TERRE E ROCCE DA SCAVO

Per questo argomento non abbiamo potuto avanzare alcuna osservazione, in quanto non risulta trattato.
Abbiamo comunque letto le puntuali osservazioni presentate da Arpa Veneto alle quali ci permettiamo di aggiungere questa ulteriore particolare informazione.
In considerazione che il quantitativo maggiore di particolato prodotto dai motori degli aerei, viene emesso durante le fasi di decollo e atterraggio e dall’attrito delle ruote e dei freni degli aerei nella fase di atterraggio, ai fini dell’utilizzo, come non rifiuti delle terre e rocce da scavo, è necessario verificare le eventuali presenze di inquinanti, generati dalle sopradescritte operazioni sulle terre che si intendono utilizzare, specialmente su quelle poste sui prolungamenti dei canali di decollo e di atterraggio.
Il set analitico dovrebbe prevedere la ricerca di tutti i metalli pesanti, dei prodotti di combustione dei carburanti degli aerei, compreso l’arsenico, visto l’inquinamento di cui abbiamo già parlato nella nota relativa alle analisi dei piezometri disposti a monte e valle del sedime aeroportuale.
Queste determinazioni, in linea con le procedure di campionamento e con i metodi analitici previsti dalle normative specifiche, garantiranno dall’utilizzo non idoneo delle terre e rocce da scavo, evitando quello che in gergo tecnico viene chiamato “esportazione dell’inquinamento”.

FATTORI AMBIENTALI POTENZIALMENTE INTERESSATI

Alle pagine 20-21, argomento “1.4”, sono esclusi effetti riguardanti la geologia, come pure il patrimonio culturale, sia nel corso della fase realizzativa del progetto sia nella successiva fase di esercizio aeroportuale.
Nulla compare nello Studio di Impatto (SIA) relativamente subsidenza e cuneo salino, dinamiche geologiche e idrogeologiche caratterizzanti l’evoluzione del territorio alluvionale della bonifica nel quale ricade l’area interessata dal progetto. Di dette criticità in atto, dettagliatamente ricordate nell’osservazione del giugno 2025 di Gianpaolo Pamio e segnalate dall’Associazione Movimento 5 Stelle, perdura l’omessa trattazione nonostante l’allarmante segnalazione contenuta neI documento dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), pubblicato nella rivista scientifica “Environmental Research Letters” del dicembre 2023, dove per l’alto Adriatico si legge: “zone costiere basse come delta fluviali, lagune, aree di bonifica … subsidenza del suolo, erosione costiera e pressione antropica che accelerano il processo di inondazione … e ritiro e salinizzazione della falda freatica, … significativo fattore di pericolosità per le coste, popolazioni e infrastrutture”.

Nell’articolo è segnalata la necessità di revisione delle stime IPCC per gli effetti dell’innalzamento del mare (eustatismo), per l’aggiuntiva dinamica in atto, e pure di migliorare la divulgazione scientifica e ovviare alla perdurante disinformazione della popolazione, disinformazione che evidentemente si estende a chi informato dovrebbe essere, per le responsabilità tecnico-scientifiche del contenuto del documento SIA e di chi alla sua valutazione è preposto.

Sull’argomento numerosi i documenti e i dati pubblicati negli ultimi vent’anni anche dal CNR-ISAMAR, riguardanti la progressione dell’infiltrazione salina nel sistema idrogeologico litoraneo e perilagunare, sui conseguenti effetti di accelerazione della subsidenza indotta, sulle sue cause riconducibili alla carenza idrica nel suolo e sottosuolo che trova alimento nella impermeabilizzazione del suolo, oltre che nella ridotta portata fluviale, nella riduzione delle precipitazioni annue (riduzione del 30% negli ultimi 30anni) e nella sconsiderata gestione del patrimonio idrico, destinato all’espulsione con il potenziamento degli impianti idrovori o estratto dal sottosuolo per molteplici finalità.
Resta invece tralasciato l’indirizzo per la rinaturalizzazzione, fitobiodepurazione e allagamento delle aree di gronda lagunare limitrofe all’aeroporto del Piano Direttore 2000 ( per la prevenzione dell’inquinamento e il risanamento del bacino idrografico della Laguna di Venezia).

Per l’area aeroportuale resta pertanto omessa la verifica delle criticità in atto nel suolo e nel sottostante sistema idrogeologico e la valutazione delle prospettive evolutive delle medesime in presenza del Master Plan, nonostante l’inequivocabile rilievo pubblico di quanto compare nei documenti scientifici di INGV e CNR-ISAMAR di pubblico dominio.
Il processo di degrado del suolo in atto nelle aree della bonifica perilagunari e litoranee, generato dalla progressione di subsidenza e cuneo salino; ciononostante la SIA non rileva le criticità in atto riconducibili alla consolidata carenza idrica dolce nel suolo e sottosuolo, non valuta gli sviluppi derivati dall’ulteriore impermeabilizzazione del bordo lagunare e aree limitrofe che penalizza ulteriormente le già impoverite delle falde idriche; la prospettiva derivata è l’accelerazione ulteriore delle criticità di suolo e gli effetti sono segnalati dall’INGV (sopra tra virgolette) con connesse ricadute di natura economica e sociale di palese rilievo.

MODIFICA DELLE CARATTERISTICHE QUALITATIVE DELLE ACQUE – ACQUE SOTTERRANEE

Alla pag. 161, argomento 5.2.3, si legge che le opere di prossima realizzazione prevedono scavi per la realizzazione delle fondazioni con l’interessamento della falda: l’emungimento di quest’ultima precederà le lavorazioni per le opere di fondazione da realizzate senza contatto diretto con la falda. Di fatto è pertanto contraddetta l’esclusione degli effetti riguardanti la geologia. E’ infatti precisato che in fase di cantiere, al fine di consentire le lavorazioni all’asciutto, è prevista l’installazione di sistemi di aggottamento; per l’acqua di falda è previsto l’avvio diretto al trattamento – evitando quindi il contatto con i materiali di lavorazione -, per renderla compatibile allo scarico in acque superficiali, secondo i limiti tab. A, sez. 1, 2 e 4, allegata al D.M. 30/7/1999. Inoltre, si legge che per la fase di esercizio, dopo la dismissione dell’impianto di aggottamento, la falda andrà a interessare le parti interrate dei fabbricati e, data la loro realizzazione “solitamente in materiale inerte (i.e. calcestruzzo)”, non saranno conseguenti modifiche delle caratteristiche qualitative delle acque di falda. Della quantità dell’acqua da emungere nessuna notizia è data, neppure della durata nel tempo, e come già detto nessuna verifica dello stato del sistema idrogeologico risulta svolta.

QUANTIFICAZIONE DELLE AREE PERMEABILI E NON PERMEABILI

Alla pag. 146, Tabella 5-5 “– confronto stato di fatto e stato di progetto”, l’indicazione è di circa 382 ettari la superficie complessiva al 2037 dell’area aeroportuale, in aumento di circa 36 ettari rispetto all’attuale, e di circa 226 ettari la superficie non permeabile alla medesima data, in incremento di circa 43 ettari rispetto allo stato già autorizzato.
Nessuna considerazione e verifica è riscontrabile relativamente agli effetti della vasta impermeabilizzazione del suolo sulle dinamiche della subsidenza e infiltrazione salina dalla laguna, inevitabilmente alimentate dalla carenza di acqua dolce che l’impermeabilizzazione determina.
La necessità di pervenire già nella SIA, dove è tuttora mancante, e in ogni caso nella fase preliminare alla definizione del Master Plan, appare del tutto giustificata quando si ricordi che la presenza operativa dell’aeroporto inizia nel 1961 ed è conseguente alla bonifica del territorio barenicolo e soppressione del sistema di canali preesistenti.
Nessuna valutazione di compatibilità ambientale era allora richiesta ma neppure per i successivi ampliamenti e integrazioni delle opere aeroportuali, nel frattempo autorizzati, risultano svolte verifiche sulle dinamiche di suolo e sottosuolo di prossimità lagunare, nonostante le intervenute normative in materia di sicurezza idraulica e di tutela ambientale, oltre alle acquisizioni scientifiche di pubblico dominio da almeno un ventennio. E neppure tralasciabili dalla SIA, per la corretta valutazione del progetto, sono gli altri progetti che già risultano nella fase realizzativa in prossimità del sito aeroportuale.

L’obbligo di considerare l’impatto ambientale in relazione all’effetto cumulativo con altri progetti e opere inevitabilmente riguarda la connessione ferroviaria (circa 8 Km., opera delle Ferrovie dello Stato) dell’aeroporto M. Polo, comprendente circa 4 Km. entroterra e galleria (Km. 3,6) che ospiterà la stazione sotto il sedime aeroportuale. La galleria sarà supportata da diaframmi che raggiungono circa 36 metri di profondità (di fatto una barriera entro terra) che andranno a interferire pesantemente la struttura del sottosuolo dove sono state rilevate falde freatiche e in pressione, oltre a lenti di torba e paleoalvei; per la sua realizzazione è “stimata una produzione di acqua di drenaggio di 10.000 m3/giorno” (10 milioni di litri/giorno) da recapitare in laguna dopo il passaggio nell’apposito impianto di depurazione (di nuova realizzazione); il tutto anche in questo caso risulta autorizzato in carenza della verifica degli effetti derivati subsidenza e infiltrazione salina nonostante la segnalata “altimetria del terreno nelle aree di bonifica che è anche di 2-3 m inferiore al livello medio del mare”

Analogamente considerazione per l’atro progetto in corso di realizzazione su aree di prossimità, quello comunale denominato Bosco dello Sport, riguardante impiantistica per sport e spettacolo di rilievo nazionale e internazionale: decine di ettari di nuova urbanizzazione, parcheggi e infrastrutturazione viaria e decine di migliaia di pali di fondazione dei quali nessuno, quindi impermeabilizzazione del suolo e interferenza del sistema idrogeologico delle quali, anche in questo caso, l’autorizzazione del progetto non ha tenuto conto.

La valutazione dell’effetto cumulativo dei progetti di urbanizzazione e infrastrutturazione della fascia perilagunare di Tessera appare un atto dovuto quando si intenda svolgere l’attendibile valutazione ambientale degli effetti di consolidamento e ampliamento ulteriore dell’Aeroporto M. Polo.

IL RAPPORTO OPERA AMBIENTE: LE STRATEGIE DI MASTERPLAN PER LIMITARE GLI EFFETTI

ATTESI SULLE ACQUE

Alla pag. 164, argomento 5.3 “”, e “In riferimento al possibile rischio di allagamento del sito su cui insiste l’infrastruttura”, sono riportate le stime di innalzamento del livello del mare (eustatismo) di ISPRA e IPCCC per le quali andrebbe più correttamente considerata non solo la rilevanza della sua progressione nel tempo (effetto del riscaldamento climatico) ma l’aggiuntivo contributo derivato dallo sprofondamento (subsidenza) del suolo, come segnalato da INGV, oltre che dal CNR, con valori di circa 6 mm./anno nell’intorno laguna e dinamica anche questa in progressione con valori già ora analoghi all’eustatismo.

Misure della subsidenza ancora più alte, circa 1 cm/anno sono state rilevate dal CNR nelle aree di recente edificazione (nel litorale) per l’effetto dei carichi edilizi. Il riferimento alle citate stime è pertanto inattendibile ai fini della stima della perdita di quota del suolo rispetto al medio mare, come peraltro esplicitamente il citato documento INGV segnala per la necessità di revisione delle stime IPCC negli ambiti costieri alluvionali e di bonifica.

Pertanto, più ravvicinato di quanto indicato il pericolo di inondazione dipendente da dinamiche che rinviano non solo al riscaldamento climatico ma pure all’uso del territorio e alla presenza di acqua dolce nel suolo e sottosuolo, l’essenziale ostacolo alla salinizzazione del suolo e conseguente penalizzazione per l’agricoltura (sterilità/desertificazione) e delle caratteristiche meccaniche del suolo medesimo, dal quale dipende la stabilità di edifici e manufatti presenti.

Con il SIA pertanto resta omessa la considerazione delle ricadute generate dal Master Plan anche sull’abitato di Tessera e sul più ampio intorno nel quale sono presenti attività produttive, di servizio e altro ancora, pure territorio agricolo, dove presenza umana e valori economici restano privi di alcuna considerazione e tutela.

ANALISI DEGLI IMPATTI SUGLI HABITAT ACQUATICI

Alla pag. 126, argomento 3.2.5.1 “”, non risulta il seguito richiesto dal MASE relativamente a “una più approfondita analisi e quantificazione degli impatti derivanti dalla perdita di habitat e biocenosi”.
Non sono riscontrabili i rilievi aggiornati dello stato di fatto, degli habitat e specie presenti, indispensabili ai fini delle necessarie valutazioni da svolgere in via preliminare alla definizione del progetto e nel contesto della VINCA che non può prescindere dallo stato di conservazione, diffusamente “inadeguato” o “cattivo”, di habitat e specie e dalle relative note cause della pesante pressione antropica che lo sviluppo aeroportuale perseguito dal Master Plan certo non attenua. Gli incrementi del traffico, non solo aereo e stradale ma pure quello nautico/lagunare, da correlare all’incremento del flusso turistico con meta Venezia e all’indispensabile trasporto lagunare di persone e delle merci di contorno. Nonostante la carenza delle indispensabili premesse compare la negazione di “impatti negativi significativi sulla biodiversità”, sebbene risulti contraddittoria rispetto alla prospettata possibilità di previsione di mitigazioni, con funzione limitante degli impatti che invece saranno generati.

GIUDIZIO FINALE SULLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE DEL 24.11.2025

Il progetto presentato non affronta le ripercussioni che le opere potrebbero avere nell’area lagunare e perilagunare. Non ricorre ad analisi di dati desunti da stati di fatto reali ottenuti dall’attività pregressa dell’aeroporto, ma a riferimenti indiretti inseriti in programmi di modellazione di non dichiarata affidabilità.

I dati ottenuti per il rispetto dei limiti fissati per legge, di conseguenza, non sono attendibili e in certi casi neanche in linea con il buon senso (vedi rumore e inquinamento dell’aria).

Le risultanze degli studi proposti concludono quasi sempre con questo aggettivo assegnato all’impatto: trascurabile.

Presidente

Michele Boato

ECOISTITUTO DEL VENETO “Alex Langer”

Viale Venezia n.7 – 30171 Mestre – (VE) [n.1587 Albo Associazioni – Comune d Venezia]
micheleboato14@google.com Segr.329964323 – 041 950101

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Richiesta tutela dormitorio – roost per Aironi nei pressi dell’Ospedale di Portogruaro (VE)

                                                                                                 

Venezia, lì 20 ottobre 2025

ALLA CORTESE ATTENZIONE DI 

Direttore AULSS nr. 4 Portogruaro
Veneto Orientale
Piazza Alcide De Gasperi 5
30027  San Dona’ di Piave VE 
PEC: protocollo.aulss4@pecveneto.it

Sindaco del Comune di Portogruaro
Piazza della Repubblica, 1
30026 Portogruaro VE
PEC: comune.portogruaro.ve@pecveneto.it 

Polizia Metropolitana della Provincia di Venezia
Via Forte Marghera, 191
30173 Venezia – Mestre protocollo.cittametropolitana.ve@pecveneto.it

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
30121 Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

Oggetto:  Ospedale di Portogruaro VE, dormitorio – roost, costituito da una trentina di alberature di alto fusto, funzionale al ricovero di un centinaio di esemplari di Garzetta (Egretta garzetta) e Gardabuoi (Bubulcus ibis) , area contermine al sito sic – zsc Parco  del Fiumi Reghena – Lemene e dei Laghi di Cinto Caomaggiore, codice IT3250013, richiesta tutela del sito.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione, da parte di un socio,  poi con il sopralluogo di volontari, accertata come fondata, di imminenti lavori riguardanti il parco dell’Ospedale di Portogruaro  VE sito in  via Piemonte nr. 1.

Nell’area verde in oggetto sono presenti una trentina di alberatura di medio ed alto fusto soprattutto di Bagolaro Celtis australis, Ginkgo biloba Ginkgo biloba, Acero campestre Acer campestre, Farnia Quercus robor, Leccio Quercus ilex, , Platano Platanus occidentalis, Olmo comune Ulmus minor, Cedro del Libano Cedrus libani, ed altri.

Negli anni questo sito è diventato un punto di riferimento per la fauna ornitica della zona, dopo il sopralluogo dei volontari Lipu è stato censito un roost – dormitorio per un centinaio di Aironi Guardabuoi Bubulcus ibis e Garzetta Egretta garzetta, oltre qualche esemplare in misura minoritaria, di Airone grigio Ardea cinerea (specie inserite  in allegato I Direttiva Uccelli 2009/147/CE). L’area in oggetto si trova contermine al Parco Fluviale dei Fiumi Reghena -Lemene e dei Laghi di Cinto Caomaggiore codice IT3250013, tale sito sebbene collocato in un contesto urbano ed antropizzato quale può essere un giardino di un Ospedale, ha sviluppato nel tempo le caratteristiche idonee per l’accoglienza, nelle ore serali notturne, funzionale ad un ricovero. 

Garzetta Egretta © Raffaello Pellizzon

La superficie del Parco Fluviale e dei Laghi non ha un areale così esteso da garantire una varietà di habitat necessitati per le varie specie di uccelli, le macroaree intorno al parco, frammentate,  sono oggetto di una attività di agricoltura e soprattutto viticoltura, intensiva con ridotto margine di destinazione a  grandi siepi e boschetti e comunque presenti con un’ estensione insufficiente, di qui la necessità da parte di alcune specie di uccelli di allocarsi in aree più favorevoli alla loro etologia, quanto avvalorato dalla consistenza della colonia. 

Visto quando espresso, si richiede se è stata prodotta la valutazione VINCA Valutazione di Incidenza Ambientale, art. 6 Direttiva Habitat (92/43/CEE) al fine di valutare incidenza negative e significative dirette ed indirette al mantenimento dell’habitat in oggetto.

Distinti saluti

Il delegato Lipu Sezione Venezia 
Dr. Gianpaolo Pamio