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Animali, la LIPU lancia una webapp per soccorrere la fauna in difficoltà

Aiuterà a capire cosa fare nel caso di ritrovamento di uccelli o altri animali selvatici feriti.

Ogni anno sono decine di migliaia gli animali soccorsi e ricoverati presso i centri recupero fauna selvatica di tutta Italia. “Cinque richieste della Lipu per migliorare il sistema recupero in tutta Italia”. “Il soccorso della fauna selvatica è una prova della grande sensibilità degli italiani ma al tempo stesso una materia complicata e impegnativa, tra informazioni carenti, amministrazioni non sempre presenti e una normativa che va migliorata. Per questo l’impegno della Lipu crescerà, anche con il nuovo portale informativo per tutti i cittadini”. Lo dichiara la Lipu nel presentare animaliferiti.lipu.it, la webApp realizzata con il contributo della Nando and Elsa Peretti Foundation (https://perettifoundations.org), a disposizione delle persone che trovano un animale selvatico in difficoltà e desiderano prestare soccorso.

Ogni anno sono in effetti decine di migliaia gli uccelli e gli altri animali selvatici, tra cui specie migratrici, a rischio o di particolare interesse conservazionistico, ricoverati nei centri recupero della Lipu e di altre organizzazioni, al fine di curarli e restituirli alla libertà. Molto spesso la filiera del recupero parte da comuni cittadini che, specie in primavera ed estate, si imbattono in rondoni caduti dal nido, falchi feriti, volpi con traumi e molti altri casi analoghi. In queste circostanze, sovente le persone non sanno come comportarsi, tentando a volte invano di rivolgersi direttamente alle amministrazioni pubbliche, che pure dovrebbero disporre di servizi ad hoc, o intervenendo laddove la natura sta semplicemente facendo il proprio corso e ogni ingerenza umana può essere dannosa per l’animale. Ne sono esempio i cuccioli di capriolo o lepre, che devono essere lasciati dove si trovano e non essere in alcun modo toccati, o la maggior parte dei pulcini di uccelli selvatici, che abbandonano naturalmente il nido quando sono ancora incapaci di volare e alimentarsi autonomamente. Contrariamente alle apparenze, questi uccelli continuano a essere seguiti, accuditi e alimentati dai genitori, finché non sono in grado di volare ed essere autonomi.

Per far sì che si evitino errori e in generale si disponga delle informazioni necessarie, è nata la webApp della Lipu animaliferiti.lipu.it, pensata secondo un processo algoritmico che risponderà alle domande più frequenti che i cittadini si pongono: il tipo di animale, le cause della difficoltà in cui versa, il dubbio se raccoglierlo o meno, il pronto soccorso e l’alimentazione di emergenza, le cose assolutamente da non fare e, soprattutto, il centro specializzato più vicino al quale consegnarlo. In questo senso, il sito elenca, divisi per regione, tutti i centri recupero fauna selvatica operanti in Italia, specificando il tipo di attività svolta, gli orari e i contatti, in modo da mettere in condizione i cittadini di svolgere al meglio l’opera meritoria del soccorso e far sì che gli animali siano consegnati ai centri il prima possibile.

“La materia del recupero della fauna in difficoltà è tra le più complicate e impegnative – dichiara Laura Silva, responsabile del Recupero della Fauna della Lipu – pur a fronte della grande sensibilità delle persone che sempre più desiderano aiutare gli animali. Solo nel 2021 la Lipu si è presa cura di 32mila animali selvatici, rispondendo a qualcosa come 107mila richieste telefoniche. I nostri 10 centri recupero sono costantemente impegnati, così come molti dei nostri 100 gruppi e delegazioni locali. “La webApp della Lipu – continua Laura Silva – cui ha contribuito la Nando and Elsa Peretti Foundation, rappresenta uno strumento di grande utilità e persino conforto per le persone, che talvolta si sentono abbandonate a sé stesse. Lo aggiorneremo e arricchiremo costantemente, anche con specifici tutorial, e intensificheremo i corsi di formazione per operatori e volontari. E’ tuttavia necessario che il sistema recupero cresca e migliori in generale, sia sotto il profilo di una normativa uniforme e più efficace, sia sotto quello del sostegno alle associazioni.

“Un passo importante è stata la creazione del Fondo nazionale per il recupero della fauna, previsto dalla legge di Bilancio 2021 e confermato anche quest’anno, che va esteso alle organizzazioni di volontariato che tutelano la fauna e integrato con fondi regionali. Serve tuttavia – conclude Silva – anche un maggiore riconoscimento da parte delle regioni dell’enorme lavoro svolto dai centri, così come un maggior raccordo dei recepimenti normativi regionali, linee guida omogenee nazionali, magari un patentino per gli operatori dei Centri recupero, che potrebbe essere rilasciato da Ispra, e un’attenzione agli aspetti scientifici, di raccolta ed elaborazione dei dati, che possono essere davvero importanti ai fini della conoscenza, della lotta alle illegalità e della conservazione della natura”.

Le 5 richieste della Lipu per migliorare il recupero della fauna selvatica
1. Una cabina di coordinamento tra le regioni italiane sul recupero della fauna selvatica.
2. Un regolamento con linee guida omogenee nazionali emanato dal Ministero della Transizione ecologica.
3. La creazione della figura dell’Operatore del recupero, con patentino rilasciato da Ispra, che supporti veterinari e tecnici esperti.
4. La stabilizzazione del Fondo nazionale per il recupero della fauna, esteso alle organizzazioni di volontariato e ai centri recupero che tutelano la fauna selvatica, ad integrazione dei fondi regionali.
5. L’attenzione agli aspetti scientifici, con l’utilizzo di un database unico per tutti i centri recupero e l’opportuna raccolta ed elaborazione dei dati.

Il recupero della fauna selvatica in 10 cifre

32.719 gli uccelli e altri animali selvatici curati nei centri recupero della Lipu e soccorsi dalle sue oasi, gruppi e delegazioni locali nel 2021.

107.018 le risposte date dalla Lipu alle richieste dei cittadini sul tema della cura e della protezione degli uccelli animali selvatici feriti o in difficoltà nel corso del 2021

10 i centri recupero fauna selvatica gestiti dalla Lipu

706 i volontari attivi all’interno dei Centri recupero della Lipu nel 2021

95.918 le ore dedicate da operatori e volontari della Lipu alla cura della fauna selvatica nel 2021

180 le richieste scritte inviate alle amministrazioni pubbliche competenti in materia nel corso del 2021

36% il tasso di risposta delle amministrazioni pubbliche

1971 l’anno di inaugurazione del primo centro recupero della Lipu (Roma)

1992 l’anno di entrata in vigore della legge nazionale (la n. 157 dell’11 febbraio 1992) che regolamenta la materia

90 i centri recupero presenti nella webApp della Lipu con contatti utili per i cittadini

L’indirizzo della nuova webApp della Lipu per la fauna selvatica in difficoltà animaliferiti.lipu.it.

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SOS Fauna


Tutto quello che occorre sapere su come comportarsi, cosa fare e chi chiamare quando si trova un animale selvatico in difficoltà.

La legge 157/92 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per prelievo venatorio” che ha recepito interamente la direttiva CEE n.409 del 1979 nota come la “Direttiva Uccelli”, ripresa dalla L.R.del Veneto n.50/1993, vieta la cattura e la detenzione di nidi, uova e piccoli nati di mammiferi ed uccelli appartenenti alla fauna selvatica, salvo alcuni casi specifici previsti e comunque sempre preventivamente autorizzati.

Con determinazione dirigenziale n. 371 del 7.2.2017 l’incarico in oggetto è stato assegnato alla Clinica Veterinaria del Benvenuto del dott. Tarricone Luciano a partire dal 1° marzo 2017.

L’impresa aggiudicataria si è impegnata a prendere in consegna gli esemplari entro 24 ore dalla segnalazione, effettuandone il prelievo in tutti i comuni del territorio della città metropolitana di Venezia, sia su segnalazione del Corpo di Polizia metropolitana, sia su segnalazione di cittadini ed Enti terzi, con l’intesa che gli animali oggetto del recupero devono essere già nell’effettivo possesso della persona che richiede l’intervento e non in condizioni di libertà sul territorio;

Al di fuori delle giornate e degli orari di reperibilità si dovrebbe cercare di tenere l’animale in casa, al sicuro.

Prima di chiedere il soccorso l’animale deve essere già nell’effettivo possesso della persona che chiede il soccorso. L’animale catturato dovrà essere, in attesa del soccorso, collocato in una scatola di cartone chiusa, con dei fori per la circolazione dell’aria e collocato in un locale al di fuori dei rumori e maneggiato il meno possibile. E’ opportuno che la persona che cattura l’animale usi dei guanti protettivi e, per uccelli dotati di becchi particolari (come ad esempio gli aironi) usi un telo e tenga l’animale a distanza dal viso.
Delucidazioni o chiarimenti anche per il primo soccorso, qualora non fosse reperibile il soccorritore sopra indicato, possono essere richiesti alla nostra Associazione ai numeri presenti nel sito.

Per problemi o altre segnalazioni, per competenza rivolgersi all’Ufficio Caccia e Pesca della Regione Veneto, al numero 041 2795419.

Qualche precisazione per chi trova giovani uccelli non volanti:

Se si trova un giovane uccello con tutte le piume ma ancora inabile al volo, che non sembra avere traumi evidenti, pur essendoci la possibilità che   questo venga mangiato da gatti o altro, andrebbe posto comunque nelle immediate vicinanze del luogo di ritrovamento in un posto rialzato (meglio se albero o cespuglio) in modo che possa essere nutrito dai genitori.

L’uscita dal nido prematura è spesso cosa abbastanza consueta, in molte specie; detenere un uccellino in gabbia, anche per poco, vuol dire condannarlo ad una vita in cattività. Ma certo questo non deve essere letto “guai a toccarli”, perché l’aiuto di un essere umano  – in certi casi – può  essere fondamentale per allontanare un gatto (basta poco a spaventarli senza fargli alcun male) e/o a fare raggiungere all’uccellino un ramo bello alto,  lontano da cani e ruote d’auto.

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Lavori di ristrutturazione presso l’ex stazione ACTV a Venezia – Fusina: La LIPU chiede la tutela della fauna in fase di nidificazione

Venezia, li 26 giugno 2026

Spett.le Ditta Edile (omissis)
Indirizzo PEC  (omissis)

Spett.le Ufficio Edilizia del Comune di Venezia
Indirizzo PEC edilizia@pec.comune.venezia.it

Spett.le Comune di Venezia Sportello Unico del Commercio 
(Area Servizi al Cittadino e Imprese e Qualità della Vita)
Indirizzo PEC commercio@pec.comune.venezia.it

Spett.le Comando Polizia Provinciale di Venezia
Indirizzo PEC protocollo.cittametropolitana.ve@pecveneto.it

Oggetto: Lipu /BirdLife Italy, Sezione di Venezia, lavori di ristrutturazione edificio a Venezia – Fusina adibito ad ex stazione per attracco mezzi di navigazione, criticità per la presenza di avifauna in nidificazione.

Spett.li in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione di un socio riguardante dei lavori di ristrutturazione già in corso presso l’ex stazione di attracco per i mezzi di navigazione in Venezia – Fusina. Veniva descritto,  poi accertato come veritiero dal sopralluogo di un volontario della Sezione, di una nutrita presenza di Rondini in fase di nidificazione. Visto il periodo e l’andirivieni dell’avifauna, il luogo, conosciuto dai residenti,  causa il lungo periodo di abbandono, è diventato un rifugio per diverse specie di uccelli. In orario serale sono stati avvistati anche dei Chirotteri aggirarsi in loco, di qui la ragionevole presunzione che lo stabile ospiti anche una loro colonia.  Dal momento il luogo non è accessibile, tutte le rilevazioni sono state fatte dall’esterno in orario diurno e serale. 

Particolare comunque la presenza di Rondine  (Hirundo rustica), cui dagli esemplari censiti all’esterno  si trattarebbe di una colonia con almeno una ventina di nidi.  

Rondine, Hirundo rustica © G. Pamio

Le specie anzidette si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino vi sono tutti quegli interventi edilizi che non tengono conto della loro conservazione.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla Direttiva CE n. 43/1992, cosiddetta “Direttiva Habitat”, sulla Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna) 

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità  –esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale –    e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

All’uopo per una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre

Si rammenta che i Chirotteri sono  tutelati da Leggi nazionali e da Direttive e Convenzioni Internazionali:

La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica i Chirotteri come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). In tale Allegato sono elencati tutti i Chirotteri europei ad eccezione di Pipistrellus pipistrellus.

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Rondini su nido, imbeccata cibo a nidiacei

Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:

tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila

evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione

i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale

la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Il Bat Agreement, “Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei – EUROBATS“, reso esecutivo in Italia con la Legge 27 maggio 2005, n. 104. È un testo normativo nato per concretizzare gli obiettivi della Convenzione di Bonn relativamente alle specie di Chirotteri europei, definite “seriamente minacciate dal degrado degli habitat, dal disturbo dei siti di rifugio e da determinati pesticidi”.

La Direttiva 92/43/CEE relativa alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche“, nota come Direttiva Habitat attuata in via con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, integrato e modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120.

Sulla base delle norme citate è quindi vietato abbattere, catturare, detenere e commerciare esemplari di qualsiasi specie di Chirottero italiano (artt. 21 e 30 della L. 157/92; art. III del Bat Agreement – EUROBATS; art. 6 della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/1997 e ss.mm.).
Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 e alle successive integrazioni.

E’ inoltre vietato arrecare disturbo agli esemplari, in particolare durante le varie fasi del periodo riproduttivo e durante l’ibernazione, nonché alterare o distruggere i siti di rifugio (art. 6, cap. III della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/97 modificato con D.P.R. 120/2003). Relativamente a quest’ultimo aspetto, sono citati i “siti di riproduzione”, “di sosta” e “di riposo”, e quindi tutte le tipologie di siti di rifugio utilizzate dai Chirotteri risultano interessate dalla disposizione.

Da quanto trasmesso, si richiede che ogni attività che produca una perturbazione o distruzione dei siti di nidificazione venga posticipata al  termine del periodo di nidificazione.


Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità,

Distinti saluti.

Il delegato Sezione Lipu di Venezia 
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Criticità presso il fiume Sile (TV): danneggiamento delle sponde e sottrazione di pulli e uova, la LIPU chiede accertamenti 

 Delegazioni di Venezia e di Treviso 
Alla Direzione dell’Ente Parco Regionale del Fiume Sile
PEC: segreteria.parcosile.tv@pecveneto.it 

Alla Polizia Provinciale di Treviso 
PEC: protocollo.provincia.treviso@pecveneto.it 

Alla Polizia Metropolitana di Venezia 
PEC: poliziametropolitana@pec.cittametropolitana.ve.it 

Alla Regione Veneto 
Direzione Turismo e Marketing Territoriale 
U.O. Strategia Regionale della Biodiversità e dei Parchi 
PEC: turismo@pec.regione.veneto.it 

e p.c. Alla S.E. il Prefetto di Venezia 
PEC: protocollo.prefve@pec.interno.it 

e p.c. Alla S.E. il Prefetto di Treviso 
PEC: protocollo.preftv@pec.interno.it 

Venezia, 26.05.2026 

Oggetto: Fiume Sile provincia di Treviso e Venezia, zona SIC-ZPS, Rete Natura 2000, ZPS IT3240019, SIC IT3240028 e SIC 3240031, segnalazione di danneggiamento delle sponde a causa del moto ondoso derivato dal transito di natanti da diporto, segnalazione di sottrazione di pulli di Germano reale, ed altre criticità, richiesta accertamenti. 

Spett.li Enti in indirizzo, per le rispettive competenze, 

stanno giungendo alle scriventi delegazioni Lipu, da parte di soci, residenti, utenti che usufruiscono dei percorsi del Parco lungo il Fiume, segnalazioni inerenti le seguenti criticità: 

Moto ondoso, cagionato da natanti in transito, di sempre maggior frequenza ed intensità, al punto da mettere a repentaglio le stesse sponde del fiume, di cui taluni tratti danno segnali di cedimento strutturale. Sebbene il limite di velocità sia stabilito in 8 km/h, tale prescrizione viene ampiamente disattesa, tanto da creare seri problemi di erosione delle sponde i cui argini vengono progressivamente indeboliti e predisposti a cedimenti strutturali. Come ulteriore conseguenza, la nidificazione di varie specie di uccelli viene compromessa, in quanto i nidi di folaga (Fulica atra) e di cigno reale (Cygnus olor) vengono letteralmente travolti dalle onde. Il moto ondoso risulta in contrasto con le normative di tutela. Il fenomeno del modo ondoso lungo il fiume Sile, soprattutto nel suo basso corso, è stato in precedenza segnalato e sottoposto all’attenzione della Commissione UNESCO in audizione del 24.10.2024 (https://share.google/eGULYuhC3vvuNJ80j), Delegazioni di Venezia e di Treviso poiché rappresenta un elemento di erosione del territorio contermine alla Laguna di Venezia. La situazione da allora è rimasta immutata, anzi è peggiorata, soprattutto nel tratto del basso corso tra Casale sul Sile (TV) e Portegrandi (VE). La maggior parte del moto ondoso è generata da natanti di ogni stazza ormeggiati nel porto turistico fluviale di Casier (TV). Tali unità si portano, soprattutto nei fine settimana, nella Laguna di Venezia attraverso le chiuse di Portegrandi per navigare nel Canale Lagunare Silone, che, anche a causa del fenomeno erosivo in atto nel Fiume Sile, è soggetto ad interramento 

Moto ondoso fiume Sile, natanti, con cigno presente, località Roncade (TV)

Sottrazione di pulli di germano reale (Anas platyrhynchos). Residenti hanno segnalato la reiterata sottrazione di pulli di germano reale da parte di ignoti. Una verifica da parte di volontari Lipu ha evidenziato un cospicuo calo della presenza degli stessi. Si chiede alle S.V. di disporre accertamenti in merito. 

Probabile sottrazione di uova di cigno reale (Cygnus olor), in località Casier (TV), Cimitero dei Burci, ad opera di ignoti, stante il rilievo fotografico che si allega alla pesente. Anche in questo caso serve una verifica, in quanto non è un fatto isolato. Da sottoporre ad esamina se le uova siano destinate ad allevamenti clandestini oppure distrutte, visto che era stata segnalata, anni or sono, una presunta criticità per la presenza di troppi cigni lungo il Sile. 

Cigno, uova sottratte, Casier (TV) aprile 2026

Sbancamenti per coltivazioni agricole ed ortofrutticole lungo le sponde del basso corso del Sile, in località Jesolo (VE), frazione Salsi, sottraendo habitat a canneto necessario alla riproduzione per le specie di palude come cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), cannaiola comune (Acrocephalus scirpaceus), cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris), tarabusino (Ixobrychus minutus), ecc., tutte specie inserite negli Allegati di Direttiva Uccelli (2009/147/CE), per cui è prevista una rigorosa protezione. Si richiede di eseguire un puntuale censimento di tali attività, al fine di verificare se siano regolarmente autorizzate, anche a riguardo dell’estensione della superficie occupata. Il corso del Fiume Sile rappresenta un corridoio ecologico importante, oltre che per la variabilità genetica delle specie presenti, anche per le specie di uccelli in migrazione per migliaia di chilometri: l’asta del fiume rappresenta un sito ove rifocillarsi per riprendere la rotta nei luoghi di svernamento o di riproduzione. 

Fiume Sile, basso corso, panoramico © G. Pamio

Sicuri di Vostro puntuale riscontro, si porgono 

Distinti saluti. 

Il delegato Lipu Venezia OdV 
Dr. Gianpaolo Pamio 

Il delegato di Lipu Treviso OdV 
Dr. Enrico Pavan 


Replica della Regione Veneto in data 04/06/2026

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Pubblica amministrazione

Cittadella (PD), restauro del Duomo: in seguito all’appello della LIPU la Regione Veneto chiede la tutela dell’avifauna

La risposta della Regione Veneto in seguito all’appello della LIPU:

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Mestre, Canale Osellino: la nidificazione dei Gruccioni compromessa dai lavori di rifacimento sponde

Venezia, lì 12 maggio  2026

Spett.le Direzione ADG . Fears – U.O. Bonifica ed Irrigazione
Dorsoduro 3901
30123 – Venezia
adgfeasr@pec.regione.veneto.it

                                                           Alla Polizia Provinciale di Venezia
Via Catene, 95
30100 – Venezia
protocollo@cittametropolitana.venezia.it

Al Genio Civile di Venezia
Via Longhena 6
30175 Venezia – Marghera
geniocivileve@regione.veneto.it

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
turismo@regione.veneto.it

Nucleo Carabinieri Forestali di Mestre VE
Via Altobello. 14
                                                               30172  Venezia – Mestre
PEC fve43681@pec.carabinieri.it

e, p.c.

Ministero Lavori Pubblici
Provveditorato alla OO.PP.
San Polo 19
30100 – Venezia
provveditore.ooppve@mit.gov.it

Comando Polizia Locale Comune di Venezia
Sezione Tutela Ambientale
San Marco 4137
30124 – Venezia
comando.pm@comune.venezia.it

Oggetto: Lipu Lega Italiana Protezione Uccelli, Coordinamento Veneto, Venezia – Mestre, Canale Osellino, rifacimento sponde, presenza esemplari di Gruccione Merops apister in nidificazione, criticità

Spett.li Enti in indirizzo,  per le rispettive competenze, 

è giunta a questa Associazione, poi verificata come fondata e veritiera, la segnalazione di lavori di manutenzione e ripristino degli argini del Canale Osellino, tratto finale del fiume Marzenego, in località Mestre – Venezia, parallello alla strada urbana Via Amerigo Vespucci. A dire del richiedente l’attività di cantiere per i lavori suddetti stavano danneggiando irrimediabilmente la nidificazione di  alcune coppie di Gruccione.

Canale Osellino Mestre Ve sponde in rifacimento © G. Pamio

In loco, volontari della Lipu hanno accertato nelle giornate del 8 e del 11 maggio, con una lunga permanenza in osservazione, censivano l’effettiva presenza di 7 coppie di Gruccione che volteggiavano e si introducevano nelle cavità – nido, in costruzione. 

I lavori cantiere sono giunti ad una paio di metri dal gruppo di cavità in costruzione e non hanno fatto desistere i Gruccioni al proseguo dell’attività di nidificazione: con probabilità sono gli stessi esemplari nati nel medesimo luogo negli anni precedenti, i tempi per la riproduzione sono ristretti, giunti dall’Africa Sub Sahariana, una volta recuperate le forze si operano per la formazione delle coppie e  costituzione della nidiata, poi i giovani a fine agosto / primo autunno, devono risultare pronti alla migrazione nei luoghi di svernamento. 

Inficiare l’attività di nidificazione può non consentire alle coppie di Gruccione esaminate di rientrare nei tempi per la ricerca di un sito riproduttivo alternativo, indi c’è la possibilità non si riproducano nell’anno in corso.

Canale Osellino, Gruccione su nido © G. Lucchetti

Una questione analoga sempre nel medesimo Canale Osellino per un tratto a valle, era  già stata trasmessa in data 31 maggio 2023 sempre a seguito di una segnalazione analoga da parte di un residente, trasmessa in allegato.

Per i fatti in argomento, si richiama che il Gruccione, è una specie tutelata,  inserita nell’Allegato I della Direttiva Uccelli nr. 79/409/CE, nonché la fase di nidificazione, è tutelata dalla Legge 157/1992 e la distruzione dei nidi rimane una fattispecie penalmente rilevante.

Con la preghiera di interrompere ogni fenomeno di perturbazione e compromissione dell’habitat del Gruccione si richiede tali attività siano posticipate al termine della nidificazione. 

Cordialmente

Il Coordinatore Regionale Lipu Veneto
Dr. Gianpaolo Pamio

Segnalazione rifacimento sponde in periodo di nidificazione presso il Canale Osellino – 31 maggio 2023.

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Notizie dal territorio

Impianto Agrivoltaico “Torre di Mosto”: parere LIPU – Italia Nostra

A richiesta degli interessati

Oggetto: Impianto Agrivoltaico “Torre di Mosto” – parere LIPU– Italia Nostra

Con la presente le Associazioni LIPU ed Italia Nostra, sezioni di Venezia, intendono esprimersi in merito al PAUR Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale, Regione Veneto n. 76 dell’anno 2025, relativo alla realizzazione dell’impianto in oggetto. 

Da quanto in esamina del progetto, l’impianto sarà ubicato in un’area a basso valore ecologico ma comunque caratterizzata da colture, pur intensive, e compresa nella perimetrazione di corridoi terrestri per la quale sono previsti opportuni passaggi sotto le recinzioni per l’attraversamento della piccola fauna locale. Per lo stesso motivo si appoggia la messa dei pannelli non a terra ma in modesta sopraelevazione, in modo tale da non frammentare ulteriormente la nicchia soprasuolo e da non essere di disturbo per le specie in volo.

Quanto sopra si ritiene insufficiente in quanto la fauna selvatica in generale mantiene andamenti non regolari soprattutto quando è in dispersione in periodo riproduttivo, il territorio già ampiamente oggetto di frazionamenti opporrebbe fattivi impedimenti alla circolazione degli animali.

L’impianto, infatti, pur essendo esterno ad aree SIC/ZSC e ZPS tutelate da Rete Natura 2000, è localizzato in prossimità (a meno di 10 km di distanza) dai siti seguenti:

IT3250013 “Laguna del Mort e Pinete di Eraclea”;

IT3240029 “Ambito fluviale del Livenza e corso inferiore del Monticano”

IT3240008 “Bosco di Cessalto”

IT3250006 “Bosco di Lison”;

IT3250030 “laguna superiore di Venezia”;

IT3250031 “laguna medio-inferiore di Venezia”.

Da/verso questi siti potrebbe verificarsi dispersione di specie comprese nelle direttive europee 92/43/CEE e 2009/2147/CE, tra cui si ritiene menzionare a titolo esemplificativo Emys orbicularis L. (testuggine palustre europea) in direttiva Habitat. 

Avocetta © Enrico Pavan

Potrebbe inoltre colpire in maniera indiretta specie predatrici in ambienti aperti, come l’insettivora Lanius collurio L. (averla piccola) in Direttiva Uccelli.

Per quanto riguarda l’ “effetto lago” che tipicamente gli impianti fotovoltaici causano sull’avifauna, ricreando dei riflessi assimilabili dalle specie come specchi d’acqua, il progetto prevede di risolvere raddoppiando la distanza “tipica” tra moduli fotovoltaici, anche per consentire l’attività agricola. 

Quanto si ritiene insufficiente soprattutto nelle ore notturne ove sono presenti fenomeni di rifrazione tali da portare in errore interi stormi di uccelli migratori, al punto da  indurli ad impatti altamente traumatici scambiando i campi di pannelli per distese d’acqua.

Si vuole sottolineare l’importanza di questo intervento, essendo l’area un rilevante corridoio ad alta densità di specie migratorie favorito dalla vicinanza al fiume Livenza e alle Lagune.

Cavaliere d’Italia © Enrico Pavan

Pur essendo a basso impatto ecologico, si ricorda quindi che in ogni caso l’impianto va a modificare gli equilibri della biodiversità nel Veneto Orientale influenzando in particolar modo gli spostamenti delle specie migratorie, in via di alterazione  da altre strutture analoghe come il f campo fotovoltaico in progetto di realizzazione all’aeroporto Marco Polo, reso estremamente repulsivo per le specie per motivi di sicurezza.  

Non vengono considerati i rilevanti effetti cumulativi  sull’ambiente, quali il Villaggio Turistico in Valle Ossi – Eraclea da 12.000 posti letto, Il progetto in Bibione di centinaia nuove unità  residenziali,  la progettazione dell’Autostrada Treviso – Mare, la crescente urbanizzazione del comprensorio di Jesolo – Cavallino VE, il Masterplan 2037 dell’Aeroporto di Venezia ove verrà aumentato del 150%, la nuova struttura Bosco dello Sport contermine all’Aeroporto in cui il Palazzetto dello Sport è in via di ultimazione e lo Stadio di Calcio è di prossima costruzione, il nodo ferroviario che collega la Linea ad Alta Velocità Venezia – Trieste con l’Aeroporto Marco – Polo, il completamento della 3° corsia dell’Autostrada Venezia – Trieste e la valutazione di una prossima 4° corsia, la progettazione per il raddoppio della strada regionale nr. 13 Mestre – Treviso, denominata “Terraglio Est”,  fenomeni di subsidenza di tutta l’area come espresso nel 2023 dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (che verrebbero contenuti con un adeguato impiego agricolo corroborato da filari di siepi, opere interamente finanziate dal PSR Piano Sviluppo Rurale, piani attuativi della PAC Politica Agricola Europea). 

Alla luce di quanto evidenziato, queste Associazioni rilevano diverse criticità legate alla sostenibilità ambientale dell’opera esprimendo una chiara contrarietà al progetto.

Cordialmente.

Venezia, li 14 aprile 2026

Il presidente Italia Nostra Sez. Venezia
Prof. Alvise Benedetti

Il delegato Lipu Sezione di Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio
Lipu ODV Sezione di Venezia                
Via Fornace 12  Marcon (VE) Cap 30020
C.F. 80032350482, www.lipuvenezia.it, venezia@lipu.it

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione Verde pubblico

Via Righi, Venezia – San Giuliano: criticità su potature in periodo di nidificazione

Spett.le Comune di Venezia
Ufficio Verde Pubblico 
verdepubblico.rifiuti@comune.venezia.it

Spett.le ANAS S.p.A. Veneto
Via Millosevich,49
30175 – Venezia  Mestre
segr.st.veneto-fvg@stradeanas.it

Venezia, li 8 aprile 2026

Oggetto: Verde urbano, segnalazioni per potature eseguite nel mese di marzo 2026 in località Venezia – Via Righi strada SR nr. 11 su filari di Pioppo bianco, criticità per il periodo di nidificazione.

Spett.li Uffici,

per le rispettive competenze,

sono giunte segnalazioni da parte di soci dell’Associazione di potature eseguite in un periodo non consono a tale attività, precedenti potature e capitozzature eseguite negli anni passati, viene segnalato, hanno prodotto delle morie e gravi danneggiamenti ai Pioppi bianchi in oggetto. All’uopo si rimette la lettera aperta al presidente dell’ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani, da parte del presidente della Lipu, ove vengono richiamati gli Enti pubblici al rispetto del periodo di riproduzione degli uccelli.

Stop ad abbattimenti e potature di alberi e siepi, o lo sfalcio della vegetazione lungo i corsi d’acqua, perché mettono a repentaglio la fase più delicata della vita degli uccelli: la riproduzione”. 
E’ l’appello che la Lipu rivolge sia agli enti pubblici che ai cittadini, e più in generale a tutti coloro che sono coinvolti con la gestione del verde: evitare il taglio delle piante nel periodo tra marzo e luglio-agosto – mesi in cui si concentra la nidificazione degli uccelli – se non per motivi circoscritti e di forza maggiore, quale può essere la rimozione di un ramo pericolante o che intralcia il traffico. I dati degli atlanti ornitologici, a conferma della presenza importante di uccelli nelle aree urbane, riportano da una cinquantina fino a un centinaio di specie diverse che nidificano in ciascuna delle nostre città.

Con l’arrivo anticipato della primavera, gli uccelli stanno già iniziando a costruire i nidi: si vedono colombacci e gazze con i rametti nel becco, cinciallegre che esplorano le cavità negli alberi dove deporranno le uova, merli e capinere in canto nuziale, e tante altre specie che abitano nei giardini e parchi delle aree urbane. 

Rigogolo © Raffaello Pellizzon

La Lipu ricorda che i nidi degli uccelli sono protetti in tutto il territorio, aree urbane incluse, dalla legge nazionale 157/92 oltre che dal Decreto ministeriale sui criteri ambientali minimi del verde pubblico (Cam) che peraltro è in fase di aggiornamento da parte del ministero dell’Ambiente. La distruzione di un nido si configura come reato penale, ed è ancor più grave se vi sono presenti dei nidiacei.

In merito, la Corte di giustizia europea, con la sentenza del 1° agosto 2025, ha dichiarato che la distruzione o il danneggiamento di nidi e uova è vietata, anche qualora l’oggetto dell’attività umana abbia finalità diverse, quali possono essere i lavori riguardanti il verde. Pertanto l’accettazione che la propria attività possa comportare un danno agli uccelli viene equiparata a un atto doloso e deliberato.

Rispettare infine l’indicazione di non effettuare interventi tra marzo e agosto è fondamentale, così come da evitare sono gli interventi dopo aver effettuato un’ispezione alla ricerca di nidi e, se negativa, procedere coi tagli: l’eliminazione della vegetazione compromette comunque l’habitat, che è la dimora degli uccelli, a prescindere che il nido sia presente proprio sulla pianta in oggetto.
“Come riportato da due pareri dell’Ispra – spiega Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana della Lipu – molti nidi sono piccoli e abilmente nascosti, inclusi quelli posizionati nei buchi del tronco e dei rami, anche un ornitologo esperto ha difficoltà  nell’individuarli, o comunque necessita di un’indagine laboriosa che diventa quasi insostenibile dal punto di vista operativo. 
“A maggior ragione – aggiunge Dinetti – affidare un compito del genere a chi non sia in possesso di adeguata preparazione appare del tutto scorretto e privo di valore scientifico”.

“La primavera anticipata – dichiara Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia – rende il rispetto delle norme non più solo un dovere etico, ma un obbligo legale immediato. Distruggere un nido non è una fatalità, ma un reato penale che la giurisprudenza europea equipara ormai a un atto deliberato. Chiedo a enti pubblici e privati il blocco immediato di ogni intervento non urgente: il rispetto dei regolamenti e dei tempi della natura non è una scelta, ma un preciso obbligo di Legge. Fermiamo le motoseghe, rispettiamo la biodiversità che ci circonda”.

Cordialmente

Il delegato della Lipu Sezione di Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione Verde pubblico

Strada Terraglio: potature irregolari e mancato ripristino delle alberature, richiesti accertamenti

Venezia, li 7 aprile 2026

Spett.le Regione Veneto Direzione Ambiente
Cannaregio 99 – Venezia
PEC  ambiente@pec.regione.veneto.it

Spett. ANAS Veneto
Via Millosevich  49
Venezia – Mestre
PEC anas.veneto@postcert.stradeanas.it

Al Comune di Venezia
Ufficio Verde Pubblico
verdepubblico.rifiuti@comune.venezia.it

Al Comune di Mogliano Veneto TV
Ufficio Verde Pubblico
protocollo@comunemoglianoveneto.it

Al Comune di Preganziol TV
Ufficio Verde Pubblico
ambiente@comune.preganziol.tv.it

Al Comune di Treviso
Ufficio Verde Pubblico
urp@comune.treviso.it
Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto
Soprintendenza per i Beni Architettonici E Paesaggistici per le provincie di Venezia Belluno, Padova e Treviso
mbac-sbap-vebpt@mailcert.beniculturali.it

Oggetto: Lipu, Lega Italiana Protezione Uccelli, Coordinamento Regione Veneto,  potature irregolari, ricomposizione filare di alberi nella strada regionale nr. 13 Pontebbana, nel tratto compreso tra Mestre e Treviso, richiesta sopralluogo per accertare opere non conformi al vincolo ambientale entro i 100 metri dal sedime come da dettame del Decreto Ministeriale.

La scrivente Associazione, a seguito la reiterata segnalazione da parte di alcuni iscritti residenti nelle aree in oggetto,  ha accertato  che nella Strada  Regionale Terraglio nr. 13 nel tratto tra Mestre (Ve) e Treviso non è stato effettuato il ripristino come da prescrizione  delle alberature, soppresse, per molteplici cause, negli anni scorsi. La Sezione Lipu di Venezia, sollecitata da alcuni soci, era intervenuta dal 2009 al 2012 per segnalazione delle potature eseguite in maniera impropria cui hanno  probabilmente contribuito dall’esamina, e dall’istruttoria eseguita, in progressione,  alla moria di interi filari. 

Strada Terraglio mancati ripristini alberi abbattuti, foto archivio Lipu Venezia

 Gia’ nel 2011 con lettera datata 24 ottobre la Sopritendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Padova all’indirizzo del Consiglio Regionale Veneto ed all’Ufficio del Difensore Civico Regionale, interessato all’uopo, recitava : “ (…)  La scrivente (Soprintendente ndr) ritiene comunque ragionevole ed apprezzabile la proposta di impianto delle alberature mancanti, infatti i filari di platano rappresentano uno degli elementi di maggior importanza paesaggistica dell’antico percorso stradale. Va tuttavia rilevato che molte sono le cause dell’impoverimento del Terraglio. Tra queste si segnalano fra tutte il tombamento dei fossati e le rilevantissime trasformazioni antropiche del territorio rilevabili soprattutto verso le due estremità del percorso (a Mestre e Treviso). Per quanto riguarda le alberature va segnalato che la loro scomparsa è spesso rilevabile in corrispondenza di attività commerciali. Per quanto di competenza questa Soprintendenza ha già avviato incontri a carattere tecnico con gli Assessorati e i servizi Tecnici competenti del Comune di Venezia per promuovere le ricomposizione paesaggistica dell’importante strada, richiedendo tra l’altro la piantumazione di platani resistenti agli agenti patogeni e il controllo delle potature. (…)

Strada Terraglio TV Platani morti da abbattere, archivio Lipu Venezia

Come da nota della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Provincie di Venezia, Belluno, Padova e Treviso con data 3.12.2012 prot. 33660  si legge: “A seguito della segnalazione della LIPU di cui alla nota in oggetto, acquisita in data 20/11/2012 con prot. 32802, questa Sopritendenza rammenta a tutti  gli enti in indirizzo, (Regione, Comuni, Anas ndr) che le potature degli alberi sono un operazione estremamente delicata che deve essere effettuata da personale specializzato. Dalla documentazione fotografica trasmessa invece, si evince che la potatura che si configura come capitozzatura che annulla completamente il valore estetico dell’albero, elemento paesaggistico richiamato nel provvedimento di tutela emesso ai sensi del D.M. 24/1/1967. – Strada del Terraglio – (…)”.  Nello stesso documento si legge: “(…) Come più volte ribadito da questo ufficio inoltre, si invita l’ANAS a provvedere alla sostituzione degli esemplari abbattuti, (D.M. 412 del 03/09/1987 e D.G.R. nr. 291  del 26/1/.1988 inerenti la lotta obbligatoria contro il cancro colorato del platano) mediante la messa a dimora di altri esemplari di platano secondo  le indicazioni formulate al riguardo contenute nella nota prot. 33355 del 2/2/2011 (…)”. 

Strada Terraglio TV Platani potati in maniera non conforme, archivio Lipu Venezia

Da un primo esame da parte dei volontari della Lipu, emerge lo stato di potature eseguite in maniera non consona all’estetica ed all’equilibrio degli alberi, sono stati asportati senza motivo tutti i piccoli tralci nella parte bassa e mediana, che non intralciavano la circolazione stradale, fornendo agli alberi una connotazione innaturale ed alquanto esposta a turbolenze d’aria, al punto da renderli probabilmente instabili. All’uopo si richiama il documento redatto dal Ministero dell’Ambiente  e della Tutela del Territorio e del Mare, Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, “Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” a pag. 40 paragrafo 4.2.2 – “La potatura”. “Un approfondimento meritano gli interventi di potatura che rappresentano la pratica colturale che maggiormente impatta le condizioni di vegetazione degli alberi. Una potatura male eseguita, che nei migliori dei casi è inutile, può danneggiare irrepabilmente un albero, accorciandone il ciclo vitale, indebolendolo, anche al punto di renderlo instabile e quindi pericoloso. Ad ogni stagione l’esecuzione di potature scorrette provoca danni economici enormi, oltre al danno paesaggistico ed all’erosione del nostro patrimonio arboreo. Essendo la potatura un intervento che influisce sulle condizioni energetiche dell’albero e può anche essere fonte di diffusione di patologie, è necessario che venga svolto solo da personale qualificato (…)

Alla luce di quanto riferito, si richiede venga ottemperato alla prescrizione del reimpianto, con adeguate dimensioni, al fine di ricomporre  i filari dei Platani  mancanti. In allegato si trasmette copia della nota della Soprintendenza ai BB.AA.AA. del 24.10.2011.

Cardellino © Antonio Zanforlin

Per quanto riguarda le opere non conformi alle prescrizioni di vincolo per una distanza di 100 mt. dal sedime stradale, come da Decreto Ministeriale, si richiede, una ricognizione completa per tutta la lunghezza della strada, da Mestre  VE a Treviso. Vengono documentate ed accertata la regolarità delle opere di chiusura dei fossati, tombamenti, passi carrai, marciapiedi, asfaltature, fermate di bus in carreggiata,  edifici a destinazione residenziale, commerciale, direzionale, a ridosso della strada, ecc. tutti manufatti che portano ad una soppressione dello spazio dedicato ai filari di Platano che viene interrotto e non ripristinato anche per lunghi tratti. Si demanda indi al ripristino in toto del filari di Platani da Mestre VE a Treviso, come dettame del Decreto Ministeriale

Cordialmente                                                               

Il Coordinatore Lipu Regione Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

Nota originale della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna al Consiglio Regionale del Veneto e alla LIPU Sezione di Venezia, 24 Ottobre 2011.

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Castelfranco Veneto (TV): lavori di restauro presso le mura cittadine, criticità per l’avifauna  in nidificazione

Prot. nr.                                                                                                         

Venezia, lì 2 marzo 2026

Sig. sindaco del Comune di Castelfranco Veneto
Via Francesco Maria Preti, nr. 36
31033 – Castelfranco Veneto TV
PEC comune.castelfrancoveneto.tv@pecveneto.it

Spett.le comando Carabineri Forestali di Treviso
Via L. Sartori, 7
31100  – Treviso TV
PEC ttv24530@pec.carabineri.it

Oggetto: Castelfranco Veneto TV, lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso le mura cittadine, porticato storico della Città, criticità per la presenza di avifauna  in nidificazione.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione da parte di cittadini ed iscritti, la notizia di imminenti lavori di manutenzione e restauro presso le mura di cinta della Città di Castelfranco nonché del porticato del Centro Storico, ove è anche programmata la sostituzione dell’impianto di illuminazione con uno di neo concezione a luci LED. 

All’uopo, in premessa, si riportano i suddetti dati del censimento eseguito dai volontari Lipu e caricato nella piattaforma Ornitho nel mese di agosto 2024:

Rondone comune (Apus apus):


-colonia con  15 nidi in via Francesco Maria Pretto n.33.
-colonia con 38 nidi  lungo le  Mura .

Rondine (Hirundo rustica)

– colonia con 10 nidi 

Si precisa che da Piazza Giorgione civico 23 al civico 51, sono presenti i suddetti 10 nidi tra gli aghi antintrusione che mettono in pericolo le rondini ed i piccoli che si involano. Si segnalano tavolette di legno posizionate sotto i nidi troppo a ridosso degli stessi, tanto da ridurre il già ridotto spazio esistente tra gli aghi antintrusione e il nido (la raccomandazione per il posizionamento delle tavolette ,con esperienze collaudate, è di mantenere la distanza di circa 30 cm dal nido stesso).

Le  specie suddette  si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino, oltre alla sottrazione di habitat, all’uso intensivo dei pesticidi in agricoltura,    gli interventi edilizi che non tengono conto del loro stato di adattamento.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla  Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna) 

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità    – esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale  –    e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

Al fine di una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre


La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica le specie in argomento come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). 

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:
tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila
evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Da quanto trasmesso, si richiede che ogni attività che produca una perturbazione o distruzione dei siti di nidificazione venga posticipata al  termine del periodo di nidificazione

Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità, anche di consulto.  

Cordialmente.

Coord. regionale Lipu per il Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

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Castelnuovo Sul Garda (VR): criticità per compromissione sito di nidificazione di esemplari di  Rondine, richiesta accertamenti

Prot. nr.                                                                                                         

Venezia, lì  2 aprile 2026

Spett.le Comune di Castelnuovo sul Garda
Ufficio Ecologia ed Ambiente
Servizi di Polizia Locale
Settore Edilizia Privata ed Urbanistica
Al medesimo indirizzo: protocollo@castelnuovodg.it

Spett.le Comando Polizia Provinciale di Verona
centrale.operativa@provincia.vr.it    

Spett.le comando Carabineri Forestali di Verona
Via Carlo Ederle, 16
37126  –  Verona VR
PEC fvr43684@pec.carabineri.it

Oggetto: Comune di Castelnuovo Sul Garda VR, criticità emerse per compromissione sito di nidificazione di esemplari di  Rondine Hirundo rustica, richiesta accertamenti.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

a seguito segnalazione di un socio dell’Associazione nonché di un condomino, questa Associazione è a conoscenza di una criticità sorta in un complesso residenziale, quale [Omissis], Castelnuovo sul Garda (VR).

Tale criticità consiste nell’aver ripristinato un cancello carraio con porta pedonale per accesso all’area garage dello stabile ove viene segnalata la presenza di n.28 nidi di Rondine Hirundo rustica. Viene riferito che detto cancello montato ex novo  per motivi di sicurezza è munito di una fitta griglia che impedisce l’accesso delle Rondini al luogo dove sono consuete nidificare da circa 30 anni.

Viene riportato che, oltre alle finalità di mantenere un sufficiente grado di sicurezza nei garage, rimane che detto portone impedisca  alle Rondini di raggiungere i nidi, in quanto l’attività di nidificazione porta delle problematiche quale la presenza di escrementi e piume a terra. 

Si pone l’ attenzione  che le Rondini oltre ad avere un elevato livello di tutela normativo, compresi i siti di riproduzione, mantenimento, approvvigionamento, rappresentano un notevole valore aggiunto nell’area interessata in quanto contribuiscono in modo naturale al contenimento delle zanzare e degli insetti in generale, alquanto fastidiosi soprattutto nei climi umidi quale la Val Padana.

La problematica derivata dagli escrementi si può facilmente ovviare con l’apposizione di una tavoletta di legno dalla larghezza di 20 cm. lunga 50 cm. posta a non meno di 50/60 cm dal nido stesso, stessa cosa per eventuali posatoi da installare nei pressi dei nidi, al fine di inibire alle stesse Rondini il loro posizionamento in altri parti del garage.

Si richiede altresì che nel periodo primaverile – estivo vengano tolte le griglie di metallo nella parte superiore del portone carraio al fine di consentire il passaggio delle Rondini.

Tale specie è in forte regressione numerica per i cambiamenti climatici ed attività antropiche nocive.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. 

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità    – esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale  –   e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

Al fine di una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre


La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica le specie in argomento come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). 

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:

tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila

evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione

i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale

la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Da quanto trasmesso, si richiede che venga interrotta ogni attività che produca una perturbazione o distruzione del sito di nidificazione.

Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità, anche di consulto, direttamente, per vie brevi al numero di telefono dello scrivente 3477173143  

Cordialmente.

Coord. regionale Lipu per il Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione Verde pubblico

Bosco di Mestre località Favaro Veneto: attività forestale svolta in periodo di nidificazione

Spett.le Comune di Venezia
verdepubblico.rifiuti@comune.venezia.it

Spett.le Polizia Metropolitana della Provincia di Venezia
protocollo@cittametropolitana.venezia.it

Venezia, li 16 marzo 2026

Oggetto: Bosco di Mestre, Venezia – Favaro Veneto, attività di gestione  e rigenerazione forestale svolta in periodo di nidificazione, impatto sulla fauna selvatica.

Spett.li Uffici,

per le rispettive competenze,

sono giunte alla nostra Associazione, più segnalazioni da parte di iscritti,  poi accertate come fondate, di un’estesa attività di rigenerazione boschiva – gestione forestale nel Bosco di Mestre, nell’area in prossimità di Favaro Veneto – Venezia. Il sito in oggetto si configura come un’area  “rifugio” per buona parte degli uccelli, anche piccoli migratori,  essendo la zona contigua,  fortemente antropizzata e con coltivazioni agricole a carattere intensivo.

All’uopo si inoltra il comunicato stampa della Lipu/BirdLife Italia edito il 12 marzo u.s.

“FERMATE LE POTATURE DEGLI ALBERI 
DA MARZO FINO AD AGOSTO”.
L’APPELLO DELLA LIPU PER SALVARE LA NIDIFICAZIONE DEGLI UCCELLI RIVOLTA A ENTI PUBBLICI, CITTADINI E OPERATORI COINVOLTINELLA GESTIONE DEL VERDE “ Evitare il taglio delle piante se non per motivi circoscritti e di forza maggiore”“Stop ad abbattimenti e potature di alberi e siepi, o lo sfalcio della vegetazione lungo i corsi d’acqua, perché mettono a repentaglio la fase più delicata della vita degli uccelli: la riproduzione”. 
E’ l’appello che la Lipu rivolge sia agli enti pubblici che ai cittadini, e più in generale a tutti coloro che sono coinvolti con la gestione del verde: evitare il taglio delle piante nel periodo tra marzo e luglio-agosto – mesi in cui si concentra la nidificazione degli uccelli – se non per motivi circoscritti e di forza maggiore, quale può essere la rimozione di un ramo pericolante o che intralcia il traffico. I dati degli atlanti ornitologici, a conferma della presenza importante di uccelli nelle aree urbane, riportano da una cinquantina fino a un centinaio di specie diverse che nidificano in ciascuna delle nostre città.
Con l’arrivo anticipato della primavera, gli uccelli stanno già iniziando a costruire i nidi: si vedono colombacci e gazze con i rametti nel becco, cinciallegre che esplorano le cavità negli alberi dove deporranno le uova, merli e capinere in canto nuziale, e tante altre specie che abitano nei giardini e parchi delle aree urbane.La Lipu ricorda che i nidi degli uccelli sono protetti in tutto il territorio, aree urbane incluse, dalla legge nazionale 157/92 oltre che dal Decreto ministeriale sui criteri ambientali minimi del verde pubblico (Cam) che peraltro è in fase di aggiornamento da parte del ministero dell’Ambiente. La distruzione di un nido si configura come reato penale, ed è ancor più grave se vi sono presenti dei nidiacei.In merito, la Corte di giustizia europea, con la sentenza del 1° agosto 2025, ha dichiarato che la distruzione o il danneggiamento di nidi e uova è vietata, anche qualora l’oggetto dell’attività umana abbia finalità diverse, quali possono essere i lavori riguardanti il verde. Pertanto l’accettazione che la propria attività possa comportare un danno agli uccelli viene equiparata a un atto doloso e deliberato.Rispettare infine l’indicazione di non effettuare interventi tra marzo e agosto è fondamentale, così come da evitare sono gli interventi dopo aver effettuato un’ispezione alla ricerca di nidi e, se negativa, procedere coi tagli: l’eliminazione della vegetazione compromette comunque l’habitat, che è la dimora degli uccelli, a prescindere che il nido sia presente proprio sulla pianta in oggetto.“Come riportato da due pareri dell’Ispra – spiega Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana della Lipu – molti nidi sono piccoli e abilmente nascosti, inclusi quelli posizionati nei buchi del tronco e dei rami, anche un ornitologo esperto ha difficoltà  nell’individuarli, o comunque necessita di un’indagine laboriosa che diventa quasi insostenibile dal punto di vista operativo. 
“A maggior ragione – aggiunge Dinetti – affidare un compito del genere a chi non sia in possesso di adeguata preparazione appare del tutto scorretto e privo di valore scientifico”.
La primavera anticipata– dichiara Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia – rende il rispetto delle norme non più solo un dovere etico, ma un obbligo legale immediato. Distruggere un nido non è una fatalità, ma un reato penale che la giurisprudenza europea equipara ormai a un atto deliberato. Chiedo a enti pubblici e privati il blocco immediato di ogni intervento non urgente: il rispetto dei regolamenti e dei tempi della natura non è una scelta, ma un preciso obbligo di Legge. Fermiamo le motoseghe, rispettiamo la biodiversità che ci circonda”. 12 marzo 2026Ufficio stampa Lipu-BirdLife Italia Si inoltra altresì il report Farmland bird index relativo ai censimenti dei piccoli uccelli in ambito agricolo nel territorio nazionale.

Farmland bird index: in 26 anni -33% di uccelli nelle campagne. “Urgente Piano di ripristino anche in ambito agricolo”

Regolo © Bruno Zattavin

Pubblicato il 11/02/2026

Il drammatico calo di torcicollo (-76%), calandro (-73%) e saltimpalo (-71%), sempre piu’ rari. Lipu: “Agire subito per salvare la biodiversità. L’Fbi relativo agli ambienti agricoli e l’Fbipm, praterie montane, sono indicatori chiave per monitorare lo stato di salute delle nostre campagne”
 Meno 33% sul territorio nazionale, ma con punte di -50% nelle pianure alluvionali. Prosegue il drammatico calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani, un trend fortemente negativo certificato dall’ultimo monitoraggio condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto del Farmland Bird Index, ossia l’indicatore che descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli delle aree agricole italiane, finanziato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito della Rete nazionale della Pac.

Secondo i dati 2025, delle 28 specie tipiche degli agroecositemi, utilizzate per il calcolo dell’indicatore, il 71% presenta un declino significativo; in particolare il torcicollo, nell’arco di soli 26 anni ha perso oltre tre quarti della sua popolazione (-76%).  Non da meno è il calo del calandro (-73%) e del saltimpalo (-71%), così come di altre specie tra cui l’allodola, l’averla piccola, la passera mattugia e la passera d’Italia (vedi scheda).
L’analisi conferma il declino più marcato degli uccelli selvatici nelle pianure (-50%), a dimostrazione di un ambiente che ha fortemente necessità di diffuse azioni di ripristino ambientale.

I dati descrivono un ambiente agricolo dove le pressioni sia sulle specie più rare che su quelle un tempo comuni, così come la scomparsa degli elementi naturali, come siepi e filari, e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, non accennano a diminuire. L’intensificazione, con la conseguente banalizzazione del paesaggio, sta progressivamente colpendo anche nelle zone collinari e pedemontane dove, negli ultimi anni, gli indici risultano in discesa più rapida.
Il campanello di allarme che ci lancia la diminuzione di queste specie non può essere ignorato, poiché esse sono lo specchio del negativo stato di salute dell’intero ambiente che ha conseguenze dirette anche su di noi.

Insieme all’indice delle specie “agricole” (Fbi) la Lipu ha inoltre calcolato quello per le specie delle praterie montane (Fbipm), risultato anch’esso in calo, con punte negative per l’organetto (-69%), il beccafico (-68%), e lo zigolo giallo (-40%). Queste specie sono spesso vittime dell’abbandono colturale delle nostre aree montane che porta alla scomparsa dei prati-pascoli contornati da cespugli radi, loro habitat di elezione.

“Di fronte ai dati drammatici del nuovo Farmland bird index, che peraltro confermano il trend negativo in atto da molti anni – dichiara Roberta Righini, coordinatrice Fbi per la Lipu – il nuovo Regolamento europeo per il Ripristino della natura rappresenta un’importante opportunità per invertire la tendenza al declino degli uccelli degli ambienti agricoli: in particolare gli articoli 10 e 11 prevedono misure per migliorare la diversità degli impollinatori e la messa in campo di pratiche ‘agroecologiche’ per rafforzare la biodiversità degli ecosistemi agricoli. 
“Auspichiamo dunque che nel Piano nazionale in corso di elaborazione vi sia una particolare attenzione a questi articoli, nonché una loro piena attuazione negli anni a venire, pena un ulteriore e definitivo impoverimento dell’habitat e scomparsa della biodiversità che viene ospitata.
“Ma il ruolo dell’Fbi – prosegue Roberta Righini – riveste un ruolo chiave anche per Politica agricola comune, essendo l’indicatore fondamentale per misurare l’efficacia degli interventi previsti nel Piano Strategico Nazionale della Pac. Siamo ora, nel pieno dei negoziati per il rinnovo di questa politica post 2027  ed è dunque di primaria importanza, sia scientifica che culturale – conclude – che tutti gli indicatori ambientali, Fbi in testa, vengano mantenuti anche nella futura programmazione”.

Alla luce di quanto dettagliato, al fine della salvaguardia, in primis degli uccelli,  si richiede una sospensione delle attività in oggetto.

Cordialmente

Il delegato Lipu Sezione di Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio